Formazione

Camera della moda e ministero del Lavoro insieme per promuovere formazione e competenze

Il presidente dell’associazione Carlo Capasa e il ministro Andrea Orlando hanno firmato a Milano un protocollo che guarda ai giovani e al futuro del settore

di Giulia Crivelli

2' di lettura

Si chiama «Il lavoro buono», che è un bellissimo nome per un protocollo d’intesa, checché magari ne potrebbero dire i “nemici” del buonismo. Il documento è stato appena firmato a Milano dal presidente della Camera nazionale della moda Carlo Capasa (in alto, a destra) e dal ministro per il Lavoro e le politiche sociali Andrea Orlando. A presentare e commentare l’intesa è stata Cristina Tajani, assessore alla Moda nelle giunte comunali guidate da Giuliano Pisapia e durante il primo mandato di Beppe Sala e oggi consigliere del ministero del Lavoro. Un trait d’union importante, perché Milano è la capitale italiana (potremmo dire europea) della moda e perché Cristina Tajani è stata, insieme e con il supporto dei sindaci Pisapia e Sala, un architetto delle collaborazioni e partnership tra Comune di Milano e Camera della moda per molti anni.

Cosa prevede il protocollo

Nei prossimi cinque anni il settore del tessile-moda-accessorio (Tma) avrà bisogno di 40mila professionisti formati su nuove competenze digitali. Per questo l’accordo prevede l’avvio di programmi regionali, anche attingendo agli strumenti e alle risorse previste dal Pnrr, per favorire percorsi virtuosi di trasferimento delle competenze e di riqualificazione degli addetti, volti al mantenimento dei livelli occupazionali nelle aziende. Verranno inoltre promossi programmi di formazione professionale nelle aziende tutelando il diritto del lavoratore a una formazione continua. Al fine di monitorare e indirizzare l’esecuzione del protocollo il ministero del Lavoro e delle politiche sociali e la Camera della moda hanno costituito un gruppo di lavoro stabile che con cadenza annuale rendiconterà i risultati prodotti dagli interventi realizzati.

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Il ruolo di rappresentanza della Camera della moda

Carlo Capasa ha ricordato che i grandi brand «sono i driver che, attraverso la produzione, la comunicazione e il marketing consentono ai prodotti, realizzati con la partecipazione essenziale di tante Pmi italiane, di raggiungere clienti in ogni parte del mondo». Solo i primi 16 brand dell’associazione – che organizza, tra le molte cose, le quattro settimana della moda di Milano – rappresentano il 32% del fatturato totale dell’industria della moda italiana. «Il protocollo firmato oggi segna un importante riconoscimento del nostro comparto come filiera strategica per il rilancio del Paese – ha aggiunto Capasa –. Le competenze e la loro valorizzazione sono da sempre il motore del nostro made in Italy. E proprio in questo senso il protocollo promuove politiche che supportino il trasferimento del know how e prevede incentivi per supportare programmi di formazione per upskilling e reskilling dei lavoratori. Con il massimo impegno in questa direzione degli associati della Camera della moda».

Il tema del ricambio generazionale

Il protocollo è importante anche perché affronta un tema cruciale per il Tma e per molte altri settori dell’economia, manifatturiera e non solo, italiana, quello del ricambio generazione e della trasmissione del know how. «Anche la nostra industria – ha ricordato Capasa – soffre della mancanza di un ricambio generazionale, ma più che in altri settori temiamo che ciò possa facilitare la dispersione di competenze essenziali lungo tutta la filiera produttiva. Per questa ragione l’accordo predispone un programma di supporto per favorire il trasferimento di conoscenza e di competenze fra chi esce dall’azienda per raggiunti limiti di età e i giovani nuovi assunti».

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