Depositato il testo base

Camera, la proposta dei relatori: chi cambia casacca perde gli incarichi

Secondo gli ultimi dati di Openpolis complessivamente i cambi di gruppo avvenuti dal 2018 al gennaio 2022 sono stati 302, con una media di circa 6 al mese

di N.Co.

L’Aula di Montecitorio (Ansa/Ettore Ferrari)

3' di lettura

Chi cambia la casacca perde gli incarichi. I membri dell’Ufficio di presidenza - vicepresidenti e segretari - che entrano a far parte di un Gruppo parlamentare diverso da quello al quale appartenevano al momento dell’elezione decadono dall’incarico, tranne in caso ciò accada in caso di scioglimento o fusione con altri Gruppi parlamentari. Lo prevede l’ipotesi di modifica dei regolamenti di Montecitorio, presentata dai relatori Emanuele Fiano (Pd) e Simone Baldelli (FI).

Un disincentivo ai cambi di casacca

Si tratta di un disincentivo al cambio di casacca. I componenti dell’Ufficio di presidenza chiamati a far parte del Governo cessano dalle cariche dell’Ufficio di presidenza; questa eventualità non era finora espressamente prevista nel regolamento in vigore.

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Trecentodue i cambi di casacca dall’inizio della legislatura

Secondo gli ultimi dati di Openpolis complessivamente i cambi di gruppo avvenuti dal 2018 al gennaio 2022 sono stati 302, con una media di circa 6 al mese. Alla Camera coinvolti 143 deputati per un totale di 185 cambi di gruppo. A palazzo Madama invece i riposizionamenti totali sono stati 117, protagonisti 70 senatori. «La disparità tra il numero di cambi di gruppo complessivi e quello dei parlamentari coinvolti - sottolinea Openpolis - è dovuta al fatto che un esponente politico può anche cambiare più di un gruppo all'interno della legislatura». Sono stati 31 i cambi di gruppo avvenuti solo tra dicembre 2021 e gennaio 2022.

M5S, Fi e Pd i più danneggiati

Movimento 5 stelle, Forza Italia e Partito democratico le forze politiche più danneggiate dal fenomeno. Escludendo il caso del gruppo misto, i gruppi che hanno beneficiato del fenomeno sono stati Italia viva di Matteo Renzi (+44) e Coraggio Italia (Ci) di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro (+21). Lega e Fratelli d’Italia hanno beneficiato del fenomeno: Salvini ha conquistato sei deputati e cinque senatori. Il partito di Giorgia Meloni ha avuto 9 parlamentari: sei alla Camera e tre al Senato.

Depositato il testo base

Nel corso della riunione della Giunta per il regolamento della Camera è stato formalmente depositato un testo base di riforma del regolamento di Montecitorio. La discussione del testo dovrebbe prendere il via dalla prima settimana di marzo. Su sollecitazione di alcuni gruppi parlamentari, a partire da quello del Pd, il presidente della Camera Roberto Fico ha anche ribadito l’impegno a mantenere i contatti e sollecitare la presidenza del Senato per avviare un confronto tra le rispettive Giunte sulla riforma dei regolamenti interni delle Camere. Il testo depositato oggi a Montecitorio, che accoglie parti significative della proposta del Pd a prima firma Andrea Giorgis, tra le altre cose prevede le misure anti transfughi per arginare i ’cambi di casacca’, rivede la disciplina e la composizione dei gruppi e le regole sui quorum in vista dell’entrata in vigore del taglio dei parlamentari dalla prossima legislatura.

Scende da 10 a 7 il numero minimo dei componenti Misto

Nella proposta scende da dieci a sette il numero minimo di deputati per costituire una componente politica nel Gruppo Misto di Montecitorio. La proposta prevede che possano essere formate componenti di consistenza inferiore, purché vi aderiscano deputati, in numero non minore di tre, i quali rappresentino un partito o movimento politico che abbia presentato alle ultime elezioni della Camera con lo stesso contrassegno proprie liste di candidati o candidati, anche congiuntamente o in coalizione con altri partiti o movimenti politici, conseguendovi l’elezione di almeno un deputato. Nessun limite si applica per la costituzione di componenti politiche che risultino composte esclusivamente da deputati provenienti da un unico Gruppo parlamentare o da una unica componente politica del Gruppo misto, purché in numero non inferiore a sette, e che rappresentino, in forza di elementi certi ed inequivoci, un partito o un movimento politico organizzato nel Paese anche formatosi successivamente alle elezioni. Infine, un’unica componente politica all’interno del Gruppo misto può essere costituita da almeno due deputati appartenenti a minoranze linguistiche tutelate dalla Costituzione.


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