Riforme infinite

Camere di commercio alla dieta finale: accorpamento entro il 14 ottobre

A cinque anni dalla riforma e dopo il recente via libera della Consulta, il Dl Agosto fissa al 14 ottobre il termine per chiudere i processi di riduzione da 105 a 60 enti

di Antonello Cherchi

Arrivano a 100 miliardi le risorse stanziate col dl Agosto

3' di lettura

Per la riforma delle Camere di commercio, in cantiere da cinque anni, c’è una data di chiusura lavori: è il 14 ottobre prossimo. L’ha fissata il decreto legge Agosto (Dl 104/2020) dando così un orizzonte certo a un intervento che, tra succedersi di norme e ricorsi alla Corte costituzionale, sembrava non avere termine. L’obiettivo principale - fissato dalla riforma Madia della pubblica amministrazione, la legge delega 124 del 2015 - è di portare le Camere di commercio da 105 a 60, attraverso, laddove possibile, processi di accorpamento.

La nuova geografia

L’operazione non è alle prime battute. In questi anni il nuovo volto del sistema camerale ha iniziato a prendere forma, ma tra tante difficoltà. Al momento le Cdc sono scese a 82: 44 hanno già portato a termine la riforma, mentre 38 devono ancora farlo. Dalla fusione di queste ultime dovranno scaturire 16 nuove Camere, che sommate alle 44 già di nuovo conio permetterà di centrare il fatidico numero di “60”. Ciò non significa che gli altri 45 enti spariranno, ma resteranno come sedi secondarie per garantire un presidio sul territorio. Aspetto, anche questo, su cui è intervenuto il Dl Agosto.

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Alcuni dei 38 enti ancora in pista sono a un passo dalla meta: per esempio, la nuova Camera di Prato e Pistoia il 30 settembre eleggerà il presidente e qualche giorno dopo lo farà Frosinone-Latina.

La nuova geografia camerale dovrebbe garantire, secondo alcune stime, 50 milioni di euro l’anno di risparmi grazie alle economie di scala: diminuzione degli uffici, dei costi di funzionamento, dei locali necessari, del personale, già passato dai 6.800 addetti del 2016 ai 5.800 di oggi. Minori spese indotte anche dagli altri effetti della riforma, come la riduzione delle aziende speciali, nel frattempo scese da 98 a 77, ma che dovranno diventare 58.

Il cantiere infinito

Obiettivi fissati cinque anni fa dalla riforma Madia e resi ancora più dettagliati dal decreto legislativo di attuazione 219 del 2016. Lo scopo era di razionalizzare la rete delle Camere di commercio - con esclusione dal processo di accorpamento di quelle con determinati requisiti, come la soglia minima di 75mila aziende e unità locali iscritte o annotate nel registro delle imprese - e delle aziende speciali.

Non si trattava, però, delle uniche finalità, perché la riforma prevedeva anche una rivisitazione dei compiti delle Cdc e una riorganizzazione degli organi di gestione, con riduzione del numero dei componenti. Per quanto riguarda la ridefinizione della mappa delle circoscrizioni territoriali delle Camere, il Dlgs 219 ne fissava i criteri e assegnava il compito a un decreto dello Sviluppo economico.

Nel frattempo, alcune Camere avevano già iniziato spontaneamente gli accorpamenti, facendo scendere il numero delle Cdc da 105 a 95.

La parola della Consulta

La strada sembrava, dunque, tracciata, ma la riforma registrava anche malumori, che alla comparsa del Dlgs 219 si sono trasformati in un ricorso alla Corte costituzionale. Si contestava alle nuove norme la violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni: era stato, infatti, previsto che il decreto del Mise che avrebbe dovuto riorganizzare le Camere venisse approvato «previo parere» della Conferenza Stato-Regioni anziché «previa intesa». A novembre 2017 la Consulta ha riconosciuto la fondatezza di quei rilievi.

Nel frattempo, ad agosto di quell’anno era arrivato il decreto del Mise, il quale - alla luce delle parole dei giudici costituzionali - dovette rifare la procedura di approvazione. Il nuovo decreto porta la data del 16 febbraio 2018. Anche questo è stato sottoposto al vaglio della Consulta, che però lo scorso luglio ha dato il via libera: la riforma poteva proseguire. Anche alla luce di ciò, la Regione Piemonte ha ritirato il ricorso al Tar e dato il via all’accorpamento di Asti e Alessandria, nonché di Biella-Vercelli con Novara e Verbania. Dalla Regione Campania, inoltre, disco verde all’unione di Benevento e Avellino.

Il decreto Agosto

Ad accelerare la riorganizzazione delle Cdc ci ha pensato il decreto legge Agosto, che con l’articolo 61 ha imposto alle Camere di chiudere la pratica di accorpamento entro il 14 ottobre prossimo, pena la decadenza degli organi di gestione e la nomina da parte del Mise di un commissario straordinario.

Altra novità contenuta nel Dl Agosto è la possibilità per le Cdc di nominare più vicepresidenti, così da assicurare una maggiore rappresentatività dei territori.

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