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Camere, gruppi, commissioni e governo: ecco la fitta tabella di marcia della XIX legislatura

La prima seduta è fissata il 13 ottobre per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. A palazzo Madama, per effetto della significativa maggioranza del centrodestra, la partita si potrebbe chiudere già nella stessa giornata

di Marco Rogari

Camere, al via le procedure di accoglienza dei nuovi parlamentari

5' di lettura

La XIX legislatura, la prima con le Camere a ranghi ridotti per la riduzione da 945 a 600 dei parlamentari al netto dei senatori a vita, prenderà il via il 13 ottobre con la prima seduta per la scelta dei due presidenti. Che, alla luce della significativa maggioranza con cui è uscito il centrodestra dalle urne del 25 settembre, dovrebbero essere eletti non oltre il giorno 14. E da quel momento dovrebbe scattare una fitta tabella di marcia per giungere alla nascita del nuovo governo. Tra domenica 16 e lunedì 17 ottobre dovrebbero essere operativi tutti i capigruppo. E a quel punto il capo dello Stato potrà formalmente avviare le consultazioni per la nascita del nuovo governo, al termine delle quali affiderà l'incarico per la formazione dell'esecutivo. Che, a meno di sorprese, dovrebbe presentarsi in Parlamento per ricevere la fiducia entro il 25 o 26 ottobre. A questo proposito la Costituzione prevede che «entro dieci giorni dalla sua formazione» il governo si deve presentare alle Camere per ottenere la fiducia.

La prima volta del Parlamento in versione “light”

Per effetto della recente riforma costituzionale, le Camere si presentano in versione light con 400 deputati a Montecitorio anziché 630 e 200 senatori a palazzo Madama (al netto di quelli a vita) invece dei tradizionali 315. Una cura dimagrante che avrà significative ricadute sullo svolgimento dei lavori. Con il Senato che ha provveduto ad adattare la sua organizzazione alle nuove esigenze con la riforma del regolamento, facendo ad esempio scendere da 14 a 10 il numero delle Commissioni permanenti, a differenza della Camera che, per il momento, ha rinunciato a modificare le sue regole di funzionamento.

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La riduzione dei parlamentari ha imposto un restyling dei due emicicli, dove sono state eliminati i banchi sulle “ali estreme” e sulle file più in alto. In particolare, sono circa un'ottantina le postazioni soppresse a Montecitorio dove è stato attivato un nuovo display elettronico, posto alle spalle dello scranno più alto riservato alla presidenza, che non servirà solo per i risultati delle votazioni, ma darà conto anche di ogni singolo documento al voto e, soprattutto, proietterà l’immagine video del deputato che sta intervenendo in Aula.

Cambiamenti per Camera e Senato in vista delle prossime sedute di Aula. La XIX legislatura prende l'avvio con la riduzione di un terzo dei parlamentari. Palazzo Madama vedrà al lavoro solo 200 senatori elettivi al posto di 315, mentre a Montecitorio si passa da 630 deputati a 400 (ANSA/ UFFICIO STAMPA CAMERA)

Elezione dei presidenti delle Camere: forse già il 13 al Senato

Almeno nella fase iniziale, per l’elezione dei due presidenti delle Camere sono previsti due scrutini al giorno. A meno di eventi al momento imprevedibili venerdì 14 si dovrebbero conoscere i nomi dei successori di Elisabetta Casellati e di Roberto Fico alle presidenze di Senato e Camera. Con non poche possibilità che l’elezione a Palazzo Madama, per effetto dell’ampia maggioranza ottenuta dal centrodestra, possa avvenire già nei primi due scrutini e, quindi, nella stessa giornata di giovedì 13 ottobre. Per l’elezione del presidente della Camera si procede a scrutinio segreto a maggioranza dei due terzi dei componenti. Dal secondo scrutinio è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti calcolando anche le schede bianche. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti. La maggioranza richiesta dovrebbe essere pari a 201, ed è pertanto presumibile che il successore di Fico venga eletto al quarto scrutinio (venerdì 14 ottobre).

Per l'elezione del presidente del Senato, invece, alla prima e alla seconda votazione è richiesta la maggioranza assoluta dei voti dei componenti. Se le due votazioni si concludono senza un esito positivo, il giorno successivo si procede ad una terza votazione nella quale è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, includendo anche le schede bianche. Nel caso in cui anche alla terza votazione nessuno risulti eletto, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti è eletto, o accede al ballottaggio, il senatore più anziano d’età. Considerando anche i sei senatori a vita, la maggioranza assoluta a palazzo Madama dovrebbe essere pari a 104 e (visto che la maggioranza del centrodestra è numericamente più elevata) non è pertanto da escludere che il nuovo presidente del Senato possa essere eletto già giovedì 13 ottobre.

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Chi presiederà la prima seduta

Con tutta probabilità spetterà alla senatrice a vita Liliana Segre presiedere la prima seduta a palazzo Madama, mentre a Montecitorio toccherà al “renziano” Ettore Rosato, uno dei vicepresidenti uscenti della Camera. A stabilire a chi spetta il compito di presiedere la prima seduta sono i regolamenti dei due rami del Parlamento. A Montecitorio questo ruolo è assegnato al più anziano per elezione tra i vicepresidenti della legislatura precedente (appunto Rosato). Al Senato il ruolo è attribuito provvisoriamente al più anziano di età, che sarebbe il presidente emerito Giorgio Napolitano. Una funzione che lo stesso Napolitano ha già esercitato all’avvio della XVIII legislatura. Ma le condizioni di salute dell’ex presidente della Repubblica rendono molto probabile il passaggio del testimone alla senatrice a vita Segre. I due presidenti provvisori proclameranno gli eletti.

I vicepresidenti di Camera e Senato

Subito dopo l’elezione dei due presidenti delle Camere, si procede all’elezione di quattro vicepresidenti, di tre Questori e di otto segretari che formano l’ufficio di Presidenza. Se, come è probabile, i presidenti saranno in carica entro il 14 ottobre, questa “operazione” si dovrebbe concludere, al più tardi, tra sabato 17 e domenica 18 ottobre.

Tra il 16 e il 17 ottobre i nuovi capigruppo

Entro due giorni dalla prima seduta i deputati sono chiamati a dichiarare al segretario generale della Camera il Gruppo parlamentare di appartenenza, mentre per i senatori l'arco temporale a disposizione è di 72 ore (tre giorni). A Montecitorio, come detto, il regolamento è rimasto invariato e pertanto, malgrado la riduzione dei parlamentari, per formare un Gruppo continua ad essere necessario un numero minimo di 20 deputati. Al Senato invece, dove il “target” era 10, per effetto della riforma del regolamento la soglia è scesa a sei senatori. Non oltre il quarto giorno dalla prima seduta (entro lunedì 17 ottobre), il presidente della Camera indice le convocazioni, simultanee ma separate, dei deputati appartenenti a ciascun Gruppo parlamentare e di quelli da iscrivere nel Gruppo Misto per procedere all’elezione dei rispettivi capigruppo.

A palazzo Madama il nuovo regolamento prevede che i Gruppi vengano convocati per l’elezione del proprio presidente «entro sette giorni dalla prima seduta» (entro giovedì 20 ottobre). La situazione di emergenza che vive il Paese, a causa della crisi energetica e del conflitto russo-ucraino, imporrebbe alle forze politiche di ridurre al minimo queste procedure. È presumibile, anche sulla base di quanto annunciato dalle stesse forze politiche, che i presidenti dei singoli Gruppi parlamentari siano tutti nominati tra domenica 16 e lunedì 17 ottobre.

Entro il 25-26 ottobre la fiducia al nuovo governo

Con la nomina dei capigruppo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, potrà subito avviare formalmente le consultazioni per la nascita del nuovo governo. Che dovrebbero essere abbastanza brevi. Come è noto, sarà il premier uscente Mario Draghi a rappresentare il nostro Paese al Consiglio europeo del 20-21 ottobre. L’incarico di formare l’esecutivo potrebbe essere affidato dal capo dello Stato al nuovo presidente del Consiglio (probabilmente Giorgia Meloni) negli stessi giorni o subito dopo. E da quel momento il nuovo governo si potrà presentare in Parlamento per ottenere la fiducia, con tutta probabilità entro il 25-26 ottobre.

Il nodo Commissioni

Nel frattempo i due rami del Parlamento dovranno provvedere a rendere operative le Commissioni permanenti e ad eleggerne i presidenti. Con una evidente “sfasatura” tra Senato, dove le commissioni si sono ridotte da 14 a 10 (anche attraverso alcuni accorpamenti), e Camera che presenta un assetto assolutamente invariato. Nelle commissioni dovranno essere rispettati i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione. E questi organismi non potranno essere operativi fino a quando non saranno nominati i presidenti e i “vicepresidenti”. Nell’eventualità in cui l'iter si rivelasse particolarmente lungo, i presidenti delle Camere, d'intesa con i Gruppi, potranno provvedere alla costituzione temporanea di una Commissione speciale per ogni ramo del Parlamento con il compito di esaminare i provvedimenti più urgenti assicurando così l'agibilità del Parlamento. Appena formati i Gruppi parlamentari, alla Camera potranno subito essere nominati i componenti della Giunta per il Regolamento, della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e della Commissione per la biblioteca e per l’archivio storico, dandone comunicazione al Senato.

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