ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùEmendamento inammissibile

Stop ai medici al lavoro fino a 72 anni: salta l’ipotesi bocciata dagli stessi camici bianchi

In Italia mancano almeno 20mila camici bianchi tra pronto soccorso, corsie ospedaliere e studi dei medici di famiglia

di Marzio Bartoloni

La Sanità in manovra: soldi solo per le bollette e ai pronto soccorso dal 2024

3' di lettura

In corsia o nello studio a fare visite fino a 72 anni. Non supera l’esame di ammissibilità della commissione Bilancio la proposta contenuta in un emendamento alla manovra con cui la maggioranza voleva provare ad arginare la cronica carenza di medici in Italia dove mancano almeno 20mila camici bianchi tra pronto soccorso, corsie ospedaliere e studi dei medici di famiglia. Tra l’altro gli stessi sindacati dei medici che il 15 dicembre saranno in piazza contro la manovra sono insorti contro la proposta parlando di una «toppa peggio del buco» che rischia di limitare l’accesso e la carriera dei giovani e di non bloccare il fenomeno delle cooperative con i medici “comprati” a gettone.

La carenza cronica dopo anni di imbuto formativo

Dopo un lungo periodo di imbuto formativo da alcuni anni sono aumentati i posti sia ai corsi di laurea in medicina - ora arrivati a circa 14mila - che le borse di specializzazione che si attestano sulle 15mila: il problema però è che i nuovi medici formati non si vedranno prima di 5-6 anni e quindi bisogna trovare una soluzione per tappare i buchi in ospedale e negli studi dei medici di famiglia per i quali si parla di 20mila carenze. Da qui la presentazione di diversi emendamenti dello stesso tenore a firma della maggioranza che vanno nella stessa direzione e cioè allungare, «su base volontaria», l’età pensionabile che oggi per i camici bianchi è fissata a 68 anni con possibilità di proroga a 70. Il testo della modifica parla infatti della necessità di evitare « ulteriori carenze nelle dotazioni organiche» ma anche «favorire l'esplicarsi a medio termine delle politiche di potenziamento della formazione universitaria con l'incremento dei laureati in medicina e chirurgia con le relative specializzazioni» fino a « sostenere adeguatamente le azioni di contrasto all'emergenza pandemica»

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La tagliola dell’inammissibilità blocca la modifica

Gli emendamenti alla manovra sull’età pensionabile dei medici da portare a 72 anni sono però finiti come detto nella tagliola dell’inammissibilità. In tutto sono circa mille gli emendamenti presentati in commissione Bilancio che sono stati considerati inammissibili perché di carattere ordinamentale, microsettoriali o per mancanza di copertura. Un terzo circa, dunque, di quelli presentati dai gruppi. Entro le 14 potranno comunque essere prentati i ricorsi.

La possibilità su base volontaria valida fino al 2026

In particolare la modifica prevedeva che « a decorrere dal 1° gennaio 2023 e sino al 31 dicembre 2026, il limite di età per il collocamento di ufficio a riposo è elevato su base volontaria alla data di compimento del settantaduesimo anno di età per il personale medico, dipendente o convenzionato, del Servizio sanitario nazionale». In pratica si allunga per chi lo vuole la possibilità di restare a lavoro sia per gli ospedalieri che per i medici di famiglia. Questa possibilità veniva «estesa anche al personale medico in servizio presso strutture private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, e ai docenti universitari di medicina e chirurgia. Per restare a lavoro fino a 72 anni d’età «l'istanza di prosecuzione di rapporto di lavoro» dovrà essere «presentata al datore di lavoro, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge da chi abbia, alla stessa data, compiuto il sessantanovesimo anno di età ed entro novanta giorni dalla data di compimento del ses-santanovesimo anno di età qualora questa sia antecedente al 31 dicembre 2025.

Critici i sindacati: «Una toppa peggio del buco»

«È una toppa peggiore del buco per il Servizio sanitario nazionale, oltre che un'offesa a tutta categoria e a quelle risorse su cui si dovrebbe investire». Queste le parole di Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, la principale sigla dei medici ospedalieri. Una proposta del genere, prosegue, «non solo non riduce il ricorso alle cooperative per il lavoro notturno e festivo, ma produce congelamento delle carriere e delle assunzioni con un danno consistente per le donne e i giovani». «Viviamo una crisi professionale senza precedenti, abbiamo già l'età media di medici dipendenti più alta in Europa, con il 56% che ha più di 55 anni, usciamo fuori da anni drammatici in cui ritmi e carichi di lavoro sono aumentati a livelli insopportabili e le liste di attesa diventate infinite. Non è accettabile - aggiunge - che l'unica risposta del Governo e del Parlamento sia un rattoppo». Per Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani (Smi) «si sta andando incontro, a grandi passi, verso la non erogabilità dei livelli essenziali d'assistenza e la ingovernabilità del Servizio sanitario nazionale, nel mentre sono iniziati i lavori per realizzare le opere previste dal Pnrr, ospedali di comunità e case della salute per il cui funzionamento saranno necessari nuovi medici».

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