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Inchiesta sul governatore Fontana, sequestrati 25mila camici dall’azienda del cognato

Al centro dei controlli il mancato invio di 25mila camici, come era previsto dal contratto di fornitura poi trasformato in donazione

di Ivan Cimmarusti

La difesa di Fontana in Aula: non tollero dubbi su mia integrità

Al centro dei controlli il mancato invio di 25mila camici, come era previsto dal contratto di fornitura poi trasformato in donazione


4' di lettura

I militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di finanza su delega della Procura di Milano, hanno sequestrato il lotto di 25mila camici bianchi (di una partita di complessivi 75mila, dei quali 49mila consegnati) alla Dama spa, l’azienda di cui è amministratore delegato Andrea Dini, cognato del governatore lombardo Attilio Fontana, e che è al centro del caso camici in Lombardia, in cui risultano entrambi tra gli indagati. Da quanto si è appreso, le Fiamme Gialle hanno cercato anche altri elementi probatori relativi alla mancata consegna dei 25 mila camici avvenuta dopo che la fornitura di 75 mila pezzi si è trasformata, nelle intenzioni dichiarate, in donazione.

La donazione

Documentazioni irregolari e prive di atti fondamentali per trasformare quella fornitura sanitaria da mezzo milione di euro in donazione. L’inchiesta sul caso dei camici bianchi della Lombardia si arricchisce di nuovi spunti investigativi, dopo le audizioni che stanno svolgendo in questi giorni i pubblici ministeri. Il ruolo del governatore Attilio Fontana acquisisce aspetti tutti da chiarire alla luce di quanto svelato dai dirigenti di Aria, la Centrale acquisti della Regione Lombardia.

Il parere negativo

Sono stati i legali di Aria, infatti, a dare parere negativo e quindi a non accettare la donazione di camici bianchi da parte della Dama spa, la società di cui il cognato di Fontana, Andrea Dini, è amministratore delegato e la moglie ha una quota del 10%. Il particolare è al centro dell’inchiesta sulla fornitura – nel cuore della pandemia – di 75mila camici e 7mila set sanitari, dei quali consegnati 49mila camici e 7mila set. Un’operazione che Dama s’era aggiudicata pur non avendo il «patto di integrità», atto fondamentale per poter sottoscrivere contratti con la Regione e in cui ci sarebbero dovuti essere i riferimenti di parentela tra Dini e il governatore Fontana. Emerso lo scandalo, a seguito di un servizio giornalistico della trasmissione Report, la fornitura s’è trasformata in donazione, come chiesto esplicitamente dallo stesso Fontana a Dini. Per questo il presidente della Giunta lombarda ha risarcito il cognato con un bonifico da 250mila euro perché «avevo – ha detto Fontana - spontaneamente considerato di alleviare in qualche modo l'onere dell’operazione, partecipando personalmente, proprio perché si trattava di mio cognato, alla copertura di una parte di quell'intervento economico».

La donazione bloccata

Ma torniamo ai legali di Aria, la Centrale acquisti della Regione, quella in sostanza che si occupa degli acquisti. Secondo quanto emerso, infatti, anche la donazione è stata bloccata, in quanto si tratterebbe di una operazione di «non modico valore» che, secondo il codice, necessità dell’atto pubblico notarile e della presenza di due testimoni. Per questo – è stato ritenuto – non era sufficiente l’ormai nota email del 20 maggio con cui Dini informava l’ex direttore generale di Aria Filippo Bongiovanni della volontà di revocare il contratto di fornitura trasformandolo in donazione.

Le audizioni in Procura

Tra gli indagati per frode in pubbliche forniture c’è pure Fontana, oltre a Dini, Bongiovanni (entrambi accusati anche di turbata libertà nella scelta del contraente) e a una funzionaria di Aria. Ieri i pm avrebbero concluso un primo giro di audizioni. Tra le persone ascoltate, da quanto si è saputo, c’è stato anche un fornitore di tessuti per camici.

Le operazioni finanziarie

Sono in corso da parte della magistratura milanese approfondimenti sul conto legato a un trust costituito nel 2005 alle Bahamas dalla madre anziana di Attilio Fontana e sul quale è confluito il patrimonio di un precedente trust, datato 1997 e sempre con sede a Nassau. Un tesoro di 5,3 miloni di euro che il presidente lombardo ha ereditato e nel 2015 ha scudato e depositato su un conto in Svizzera di cui, fino a quando non è emerso nell'inchiesta della Procura, non si sapeva nulla. I pm, attraverso la documentazione acquisita, stanno passando al setaccio le movimentazioni di quel conto collegato al trust Montmellon Valley Inc. sul quale, come ha pubblicato la newsletter del Domani, il quotidiano che uscirà in autunno, tra «il 2009 e il 2013, (...) c’è vita» e sul quale 11 anni fa figuravano «4.565.839 milioni di euro» mentre «cinque anni dopo (...) era più ricco di quasi 200 mila euro».

La voluntary disclosure

Dai dati della relazione allegata alla voluntary disclosure ora acquisita agli atti del fascicolo, e riportati dalla newsletter online, emerge come nel 2009 la cifra depositata era di 4.565.839 milioni e come l’anno dopo era cresciuta di 129mila euro mentre nel 2011 il saldo era di 4.162.911 milioni con un calo di oltre mezzo milione di euro. E ancora nel 2012 il capitale era tornato a crescere di 442 mila euro e nel 2013 l’estratto conto era di 4.734.478 milioni. Fontana ha dichiarato che il «conto non era operativo da decine di anni. Penso almeno dalla metà degli anni Ottanta». Nei giorni scorsi Jacopo Pensa, il difensore del governatore, ha affermato che quella proveniente dal trust è «una eredità, scudata, regolarizzata, tracciabile e assolutamente ufficiale».

La politica regionale

All’indomani dell’autodifesa in Consiglio regionale del governatore Attilio Fontana, la maggioranza si conferma compatta nel sostegno al presidente della Regione, «riconoscendone l’integrità morale» e «la grande onestà intellettuale e politica». E si allontana così l’eventualità di un rimpasto di Giunta, a Palazzo Pirelli previsto da molti dopo l’estate e da alcuni addirittura ipotizzato già a fine luglio. Tutto congelato dalla vicenda giudiziaria che ha colpito il governatore. Nella maggioranza l’umore prevalente sarebbe quello di stabilizzare la posizione di Fontana, dopo la richiesta di dimissioni da parte di Pd e 5 Stelle. Resta comunque una corrente che vorrebbe accelerare sul rimpasto, visto come l’occasione per rilanciare l’azione della Giunta. Il nuovo orizzonte potrebbero essere allora le elezioni regionali di settembre, che non riguardano la Lombardia ma che metteranno in luce gli eventuali nuovi rapporti di forza nel centrodestra.

Le bandiere di Bahamas e Svizzera

Le bandiere di Bahamas e Svizzera e, per qualche secondo, anche un naso da Pinocchio: così il consigliere lombardo del Pd, Pietro Bussolati, si è presentato in Aula ieri nella ripresa pomeridiana dei lavori in Consiglio Regionale. In aula sono quindi comparse le bandiere degli stati in cui aveva aperto conti correnti Maria Giovanna Brunella, madre del governatore Attilio Fontana che li ha ereditati.

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