Oltre il Covid

Camomilla Italia rafforza la distribuzione diretta e investe nel servizio post vendita

Il marchio di pret-à-porter amplierà la rete di negozi in franchising, distinguendo i format dei centri commerciali da quelli per le città – Dalla pandemia forte impulso alla fidelizzazione

di Giulia Crivelli

4' di lettura

Il 2020 è stato un anno difficile per Camomilla Italia , come per l’intero settore del tessile-moda-accessori (Tma). Lo stesso vale per i primi mesi del 2021, ma ora che tutto il nostro Paese – e non solo – vede, davvero, la fine del tunnel, molti progetti perfezionati durante i mesi di lockdown e comunque nel periodo di massima emergenza sanitaria e poi economica e sociale possono prendere concretamente forma. E tante delle riflessioni fatte nei mesi in cui le attività ordinarie erano, in un certo senso, sospese, possono tornare utili. Così la pensa Mario Pierro, direttore commerciale di Camomilla Italia (nella foto in alto), che racconta le strategie a breve e medio termine del marchio e dell’azienda con sede a Napoli e che si rivolge, per ora, soprattutto al mercato interno, contando però di investire anche sul mercato cinese a breve, utilizzando le piattaforme digitali come Alibaba (qui sopra, tre look Camomilla per la primavera-estate 2021).

Un network radicato sul territorio

Camomilla Italia ha chiuso il 2020 con un giro d’affari di 53 milioni: sono 240 i negozi monomarca e 2,5 milioni i capi venduti. Per il futuro, «anche capitalizzando su tutto ciò che si è sperimentato e imparato durante la pandemia, le vendite online si integreranno sempre di più con il canale fisico», spiega Pierro, aggiungendo che in un anno le visite al sito sono state 2,2 milioni e 1,4 milioni sono le cliente fidelizzate.

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Il peso delle chiusure del weekend

Per Camomilla è stata fondamentale la riapertura dei centri commerciali nei weekend: «Il giro d’affari dei negozi all’interno di queste grandi strutture si fa in larghissima parte con le visite del sabato e della domenica – sottolinea Pierro –. Il rimbalzo con il cambio delle regole è stato immediato e generalizzato, ma legato, nel nostro caso, anche alle attività di fidelizzazione che abbiamo fatto durante il lockdown, ai servizi che ci siamo inventati o che abbiamo perfezionato, dal click and collect alla possibilità di ordinare online e avere i prodotti consegnati a casa grazie a una rete di nostri giovani fattorini, più veloci e a volte sicuri dei corrieri, specie nelle città più piccole». Per il futuro, sarà importante avere format diversi a seconda della superficie e della location, per ridurre i costi (che nelle città sono altissimi) ma anche per essere più in sintonia con le esigenze dei diversi tipi di clienti.

Lo sviluppo del franchising

Il progetto franchising di Camomilla Italia è iniziato vent’anni fa e oggi sono quasi 100 i punti vendita gestiti da franchisee. «La proposta franchising Camomilla Italia è una vera e propria collaborazione tra l’azienda e il partner con l’obiettivo comune del successo – aggiunge il direttore commerciale –. Non sono solo parole, come dimostrano le molte richieste che abbiamo per nuovi negozi. Aprire un monomarca in franchising nel campo dell’abbigliamento donna con Camomilla Italia dà la possibilità di entrare a far parte di un team che ha maturato negli anni know how e competenze e tutti i partner hanno a disposizione questi strumenti. In un mercato che cambia così velocemente e dove la multicanalità è sempre più importante, per piccoli imprenditori che scelgono la strada del franchising è fondamentale contare su conoscenze e competenze digitali che da soli non avrebbero o non potrebbero sviluppare».

La sostenibilità sociale

Sempre più importante, per le consumatrici ma anche per le aziende, indipendentemente dalle richieste dei clienti finali, è la corporate social responsibilty, che significa sia impegno per l’ambiente sia per le persone, fuori e dentro l’azienda. «Camomilla Italia finanzia ad esempio la ricerca contro il tumore al seno, grazie alla collaborazione con l’iniziativa Pink is good, a sostegno della Fondazione Umberto Veronesi – spiega Pierro –. Inoltre, visto che la nostra sede è a Napoli e qui siamo cresciuti, abbiamo realizzato un progetto ad hoc per aiutare i bambini dell’ospedale Santobono di Napoli. Non meno importante della salute e del contributo alla ricerca sul cancro è il sostegno alle donne meno fortunate in altri sensi. Abbiamo aderito all’iniziativa “Golden Links: i legami sono oro”, che nasce dalla collaborazione tra grandi aziende clienti di Intesa SanPaolo, Caritas Italiana e il Comitato Promotore S-Nodi Gabriele Nigro. Grazie alla mediazione di realtà non profit territoriali persone fragili come possono essere le donne emarginate o le detenute confezionano e assemblano gli indumenti e le calzature recuperati in kit destinati a persone altrettanto fragili».

La sostenibilità ambientale

Camomilla Italia ha avviato da tempo alcune attività per limitare l’impatto sull’ambiente. «Cambiamo 700-800 vetrine all’anno, perché cerchiamo di rinnovare l’offerta interna ed esterna di ogni punto vendita – conclude Pierro –. Per farlo usiamo materiali riciclati e stiamo riducendo gli imballaggi in plastica e in generale l’uso della plastica. Sono obiettivi aziendali, certo, ma condivisi da tutta la rete commerciale, dai punti vendita diretti e da quelli in franchising. E, forse ancora più importante, dalle clienti finali». Strategico è stato il reshoring delle produzioni e la trasparenza sull’utilizzo di tessuti naturali per i capi Camomilla: «Parte del successo delle nostre collezioni e dell’aumento dello scontrino medio è proprio il mix tra qualità e prezzo».

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