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Camorra, 37 arresti contro i clan casalesi Schiavone e Bidognetti

Blitz dei carabinieri della Dda di Caserta per reato associativo. «Cicciotto ’e Mezzanotte» avrebbe ordinato un omicidio dal carcere

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2' di lettura

Sono 37 le persone arrestate all’alba nel corso del blitz dei carabinieri di Caserta contro le fazioni degli Schiavone e dei Bidognetti del clan dei casalesi. Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, a conclusione di una complessa e articolata attività investigativa coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare (in carcere e agli arresti domiciliari) emessa dal Tribunale di Napoli - Sezione del Gip - nei confronti di 37 soggetti, tra cui elementi di spicco del Clan dei Casalesi.

Oltre al reato associativo, a carico di esponenti delle due fazioni sono stati contestati reati quali estorsioni in danno di numerosi operatori commerciali (al fine di piegare la volontà, un imprenditore sarebbe stato attinto alle gambe da colpi d’arma da fuoco), traffico di sostanze stupefacenti e contestuale controllo dell’attività di cessione di droga realizzato da terzi soggetti che sarebbero stati costretti a versare denaro a esponenti del clan per garantirsi la gestione delle piazze di spaccio.

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Nell’arco di oltre tre anni di indagini, è stata accertata l’operatività delle due fazioni documentando una pluralità di reati che sarebbe stata posta in essere da soggetti riferibili al consesso criminale casalese, che, a oggi, conserverebbe una struttura piramidale ben definita. In particolare Francesco Bidognetti detto «Cicciotto ’e mezzanotte», dal carcere avrebbe ordinato un omicidio contro un affiliato del clan, nel tentativo di ridimensionare la sua ascesa criminale. Telefoni cellulari sono stati rinvenuti, all’interno del carcere, con l’ausilio di personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria.

Altre due figlie dello storico capoclan, in ragione della loro appartenenza alla famiglia, avrebbero invece continuato a percepire stabilmente somme di denaro provento delle diverse attività delittuose. Dalle indagini sono emerse le mani del clan sugli affari delle pompe funebri nell’Agro-aversano, in virtù di un accordo criminale che risale agli anni Ottanta e che ha visto finire sotto sequestro di agenzie funebri compiacenti. I componenti della fazione criminale avrebbero avuto la disponibilità di armi attraverso le quali avrebbero espresso la propria forza intimidatrice per assicurarsi il controllo del territorio.

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