Polizia/Dda di Napoli

Camorra: 48 misure cautelari a Napoli per le gare d’appalto negli ospedali

Il prefetto Messina: «Inferto un duro colpo a un’agguerrita associazione mafiosa»

(ANSA)

3' di lettura

Dalle prime ore dell'alba la Polizia di Stato, su delega della Procura della Repubblica di Napoli - Direzione distrettuale antimafia - sta eseguendo un'ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di oltre 40 persone.

Nel mirino gli appalti ospedalieri

Si tratta di appartenenti all'Alleanza di Secondigliano, ma anche di pubblici ufficiali e imprenditori, coinvolti nell'alterazione di gare di appalto ospedaliere, estorsioni alle ditte operanti presso alcune strutture: nel servizio di trasporto ammalati, nelle onoranze funebri, in imprese di costruzione, in imprese di pulizie.

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Messina: «Inferto un duro colpo a un clan agguerrito»

«Un’indagine complessa che ha permesso di disvelare un sistema di controllo del territorio da parte di una potente organizzazione camorristica caratterizzata da un’attività massiva e capillare di estorsioni in una zona della città di Napoli», ha detto il prefetto Francesco Messina, direttore della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, sull’esecuzione di 48 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Squadra mobile di Napoli e coordinata dalla Procura di Napoli sul clan camorristico Cimmino-Caiazzo. «Il clan - ha spiegato Messina - ha controllato ogni tipo di attività economica svolta nella zona Vomero Arenella. Le nostre indagini hanno disvelato un sistema di condizionamento di ogni tipo di appalto che riguardasse le attività pertinenti alla cosiddetta zona ospedaliera di Napoli caratterizzata dalla presenza dei più grandi plessi ospedalieri del Sud Italia. Con gli arresti di oggi la Polizia di Stato e la Procura di Napoli hanno inferto un duro colpo a un’agguerrita associazione mafiosa disvelandone gli interessi criminali condivisi con il potentissimo clan Licciardi egemone nell'alleanza di Secondigliano».

C’è anche una tangente da 400mila euro

C’è anche una tangente da 400mila euro per un appalto nell’ospedale Cardarelli di Napoli da 47 milioni, tra le estorsioni “di sistema” che sarebbero state messe a segno dal clan Cimmino del Vomero: emerge dall’inchiesta sugli appalti condizionati dalla camorra in ambito ospedaliero e sulle estorsioni alle ditte che forniscono servizi in quel settore (trasporto ammalati, onoranze funebri, imprese di costruzione e di pulizie) della Squadra Mobile e della Procura distrettuale antimafia di Napoli. Una tangente, però, che evidenzia anche una “fibrillazione” tra il boss Luigi Cimmino, suo figlio Franco Diego (oggi entrambi destinatari di una misura cautelare in carcere) e alcuni presunti esponenti del gruppo malavitoso. L’estorsione vedrebbe vittima l’associazione temporanea di imprese composta dalla Cosap e dalla Co.Ge.Pa. aggiudicataria di un cospicuo appalto per la manutenzione straordinaria per l’adeguamento tecnologico di sei padiglioni del Cardarelli.

L’episodio risale al 2017

L’episodio agli atti risale al settembre del 2017 ed è dedotto dall’intercettazione di una conversazione tra indagati “di caratura”: Andrea Basile, Giovanni Caruson e Alessandro Desio (tutti in carcere). Proprio quest’ultimo, parlando con Caruson, si lamenta del fatto che i soldi se li era presi il boss Luigi Cimmino. Desio parla con Caruson di un incontro con il figlio del capoclan: «...ha detto che il padre si sta facendo la galera e gli ho detto che pure noi ci siamo fatti la galera per il Vomero (inteso come il gruppo malavitoso, ndr) e che il padre non si deve rubare niente... sono andato a fare pure io il reato e pretendo i soldi miei... sono andato pure io là quando si è chiuso questo lavoro...” e ancora “...i soldi già se li sono presi , se li è presi Gigino (Luigi Cimmino, ndr) ... circa 400mila euro... hai capito?».

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