criminalitÀ organizzata

Camorra, 69 arresti. Il sistema «La Regina» e il consigliere regionale

di Roberto Galullo

(Ansa)

3' di lettura

Ancora una rete criminale - che coinvolge politici, camorristi, professionisti e funzionari della pubblica amministrazione - scuote la Campania.
La Guardia di Finanza di Napoli sta eseguendo 69 ordinanze di custodia cautelare nell'ambito di un'inchiesta sul clan Zagaria, fazione dei Casalesi. Tra i destinatari dei provvedimenti, anche politici ed imprenditori. I reati contestati a vario titolo sono di corruzione, turbativa d'asta e concorso esterno in associazione mafiosa. L'indagine è condotta da un pool di cinque pm della Dda (Maresca, Giordano, Landolfi, Sanseverino, e D'Alessio) e coordinata dal procuratore aggiunto Borrelli.

Nell'operazione del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, sono coinvolti amministratori locali, funzionari pubblici, imprenditori, professori universitari, commercialisti, ingegneri e “faccendieri”, i quali sono accusati, a differente titolo, di corruzione ed altre gravi irregolarità nelle gare di appalto pubblico realizzate in varie province campane, talvolta anche al fine di agevolare organizzazioni criminali di tipo camorristico.

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Oltre che a Santa Maria Capua Vetere, gli appalti finiti nel mirino della Dda sono stati banditi per i comuni di Aversa, Piedimonte Matese, Riardo, Casoria, Cicciano ed Alife e riguardano molti beni di interesse storico e archeologico.
In carcere Pasquale Sommese, consigliere regionale della Campania in quota Ncd (ex demitiano ai tempi della Dc) ed ex assessore al Turismo, già indagato nel passato per la gestione di appalti sospetti. Nel momento in cui gli è stato notificato l'avviso sarebbe stato colto da un malore. Secondo quanto filtra al momento, l'ipotesi accusatoria è che Sommese si sarebbe prodigato per garantire il finanziamento per un appalto nel comune di Cicciano con fondi regionali di opere pubbliche progettate da una persona a sua volta indagata. Indagato anche uno dei più stretti collaboratori di Sommese.

La natura dell'indagine
Le indagini rappresentano lo sviluppo di quelle che condussero in carcere Alessandro Zagaria, Guglielmo La Regina (non a caso l'operazione è stata ribattezzata The Queen) Loredana Di Giovanni, Marco Cascella e Vincenzo Mannocchio.

Tutti furono raggiunti a vario titolo da gravi indizi di associazione mafiosa (il solo Zagaria), corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e falsità ideologica in atto pubblico, aggravati dalla finalità di agevolare il clan dei Casalesi (fazione Zagaria).
Le condotte contestate agli indagati muovevano dal fatto che, secondo l'accusa, il sindaco del Comune di Santa Maria Capua Vetere era stato corrotto (previo versamento di una tangente da 10mila euro, considerata come acconto di 70mila) affinché intervenisse sull'ufficio tecnico (lavori pubblici dunque) di quel Comune, per assicurare l'aggiudicazione dell'appalto per la ristrutturazione di Palazzo Teti Maffuccini.
L'ordinanza di custodia cautelare venne confermata dal Tribunale del Riesame e trovò conferma da parte della Corte di Cassazione, la quale ritenne definitivamente che Alessandro Zagaria fosse effettivamente stato raggiunto da gravi indizi di partecipazione al clan dei Casalesi e che in tale veste avesse poi realizzato, insieme ai coindagati, la corruzione nei confronti del sindaco di Santa Maria Capua Vetere.

Gli sviluppi dell'indagine - secondo quanto si legge a pagina 29 dell'ordinanza odierna - dimostrano come la vicenda dell'appalto di Palazzo Teti Maffuccini si inserisca in un vero e proprio sistema di potere che, grazie a condotte corruttive sistematiche, condiziona l'aggiudicazione di appalti pubblici, indirizzandole verso professionisti ed imprenditori che di quel sistema si avvalgono.
Poiché Guglielmo La Regina, per la Procura, è l'artefice del meccanismo delittuoso, il sistema viene chiamato “La Regina”.
In molti degli appalti esaminati dalla Gdf, si legge ancora nell'ordinanza, il confronto tra le date degli atti formalmente adottati dalle stazioni appaltanti (presentazione del progetto di massima per l'ammissione ai finanziamenti ed adozione del bando di gara per l'affidamento della progettazione definitiva e/o esecutiva e dei lavori) ed i files rinvenuti nel computer dello studio La Regina comprova, in maniera documentale e dunque incontrovertibile, che tali documenti sono stati preventivamente formati nello studio La Regina e trasmessi alla stazione appaltante che li ha presentati come propri. Il tutto in assenza di un incarico formale che giustificasse lo svolgimento degli incarichi di progettazione.
«Delle due l'una - scrive il gip nell'ordinanza - La Regina è un benefattore che lavora gratis per gli enti pubblici (e le intercettazioni in atti escludono tale interpretazione della vicenda) o ha redatto tali progetti per consentire agli enti di accedere ai finanziamenti, bandire le gare, ottenere l'aggiudicazione dell'appalto in capo a ditte compiacenti e ricavarne un'utilità personale».

r.galullo@ilsole24ore.com

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