Carabinieri/Dda Napoli

Camorra, poker online illegale nelle mani degli Schiavone

di Roberto Galullo

(Olycom)

2' di lettura

C'e anche Walter, il figlio del boss di camorra Francesco Schiavone, detto Sandokan, tra gli arrestati dai Carabinieri di Casal di Principe (Caserta). Le misure cautelari sono state emesse nei confronti di 46 indagati ritenuti appartenenti a clan dei Casalesi. I provvedimenti sono stati eseguiti nelle province di Caserta, Napoli, Benevento, Viterbo, Parma, Cosenza e Catanzaro.

Le indagini hanno coperto un gruppo, riconducibile alla fazione Venosa-Schiavone del clan, che si occupava di racket di una piattaforma per il gioco online che imponeva agli esercenti. Il clan manteneva per sé circa il 60% dei guadagni. I militari hanno scoperto, anche grazie alle rivelazioni del collaboratore di giustizia Raffaele Venosa, ex reggente del clan, tutte le attività illecite, che andavano dalle estorsioni allo spaccio di droga, dal riciclaggio al poker on-line.

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Il presunto gruppo criminale agiva prevalentemente nei comuni casertani dell'Agro Aversano. Le misure cautelari sono state emesse dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea. Le accuse contestate dagli inquirenti sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, ricettazione, estorsione, illecita concorrenza con minacce e violenza, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio e detenzione illegale di armi.

«La gestione criminale del gioco online – scrive il gruppo di lavoro sulla camorra nella Relazione della Dnaa consegnata un anno fa al Parlamento – si muove in un certo senso nel solco tracciato dall'analoga gestione della distribuzione delle macchine utilizzate per il video-poker; l'interesse manifestato dalla camorra verso questo settore è stato ampiamente esplorato, specie con riferimento al coinvolgimento della maggior parte dei clan napoletani e campani nelle attività delle medesime famiglie di imprenditori».
Se la camorra (meglio: i Casalesi) sono attratti da questo business, figuriamoci la ‘ndrangheta. «Il primo dato d'interesse è rappresentato della forte ed attuale operatività delle cosche calabresi della ’ndrangheta in tutti gli ambiti, sia quelli più specificamente criminali – scrive il gruppo di lavoro della Dna sulla ‘ndrangheta, nella stessa relazione – dal traffico internazionale di stupefacenti e delle armi all'attività estorsiva, praticata con modalità diverse e sempre più sofisticate, che quelli apparentemente relativi alla cosiddetta economia legale, dagli appalti pubblici alle attività imprenditoriali, nel settori del commercio, dei trasporti, dell'edilizia ed in quello di giochi e scommesse, soprattutto online».

r.galullo@ilsole24ore.com

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