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Campari, il 4% sceglie il recesso e blocca il trasferimento in Olanda

L’esborso potenziale supera i 150 milioni di soglia previsti - Il cda conferma l’operazione: «sarà riproposta quando il prezzo delle azioni si sarà stabilizzato»

di Matteo Meneghello

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L’esborso potenziale supera i 150 milioni di soglia previsti - Il cda conferma l’operazione: «sarà riproposta quando il prezzo delle azioni si sarà stabilizzato»


2' di lettura

Si allontana, almeno per il momento, la prospettiva di trasferimento della sede legale di Campari all’estero. La società comunica che il diritto di recesso (concesso agli azionisti contrati all’operazione) è stato validamente esercitato per circa 46 milioni di azioni (46.007.717), pari a circa il 4% del capitale sociale. Il controvalore complessivo dei recessi è di 385,361 milioni di euro, somma che eccede la soglia massima di 150 milioni di euro di esborso prevista. Per questo è molto probabile che l’operazione venga al momento accantonata, ma è intenzione del gruppo riproporla quando le condizioni saranno più favorevoli.

L’operazione

Il 4% degli azionisti di Campari rifiuta la prospetiva di trasferimento o in ogni caso preferisce una visione di breve periodo e passa all’incasso, considerando che il gruppo aveva fissato in 8,376 euro il prezzo di recesso, mentre il corso azionario degli ultimi giorni non ha mai superato i sette euro. Si tratta di un esito prevedibile, vista la difficile situazione dei mercati finanziari conseguente alla pandemia. Ora, dal 22 maggio (e fino al 21 giugno) scatta l’operazione di offerta delle azioni recedute in prelazione agli azionisti che non hanno esercitato il diritto di recesso. Ma è improbabile che, nonostante la disponibilità del socio di maggioranza Lagfin di acquistare le azioni recedute fino a un ammontare di 76,5 milioni, il controvalore finale resti sotto la soglia prevista. In questo caso, il cda potrà evitare il perfezionamento dell’operazione, che, spiega la società «genererebbe un costo ritenuto irragionevole», in virtù del mancato avveramento della condizione sospensiva.

La nuova assemblea

Esiste anche un’altra possibilità, vale a dire che il controvalore resti sotto la soglia, ma comunque a un livello tale da comportare un esborso elevato. Il cda ha deciso quindi di convocare comunque una nuova assemblea straordinaria, per revocare ex post l’operazione, come già previsto; se invece la soglia venisse superata, la riunione sarebbe inutile e non sarà tenuta. Per il cda il perfezionamento non «sarebbe nell’interesse della società qualora il costo risultante a carico della società per la liquidazione dovesse risultare superiore a 7-8 milioni». Una soglia che corrisponde a 3 milioni di azioni recedute, già indicato in passato come «livello accettabile».

Il futuro

Se non dovesse, come probabile, rendersi necessaria l’assemblea, il cda «proverà a completare l’operazione entro la scadenza del termine per le liquidazioni», ma comunque «entro il limite stabilito del costo tollerabile». Campari conferma che l’operazione, che rischia di essere condizionata anche dalle recenti decisioni del Governo che introducono il voto plurimo per le società quotate, costituisce «uno dei pilstri della strategia di lungo termine» del gruppo e sottolinea che «il 96% degli azionisti non ha esercitato il diritto di recesso, nonostante il generale contesto macroeconomico sfavorevole e sebbene il prezzo delle azioni durante il periodo di recesso fosse inferiore in misura rilevante rispetto al prezzo di recesso».

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