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Camper, ordini per 3,5 miliardi ma fabbriche ferme senza telai

I ritardi nelle consegne di diversi componenti - a cominciare dagli châssis -penalizzano un settore che invece vede una domanda particolarmente alta

di Silvia Pieraccini

Il boom della vacanza open air fra case mobili e tende glamp

4' di lettura

Il paradosso è servito. Nell’estate della domanda-record di camper e van (i furgonati più piccoli e maneggevoli), ricercati per soddisfare la voglia (aumentata) di vacanze all’aria aperta, la produzione made in Italy si è inceppata per la carenza di un componente fondamentale, il telaio châssis su cui viene montata la «casa viaggiante».

I fornitori – prima di tutto Stellantis e Ford – consegnano a rilento per mancanza dei microchip che azionano la parte elettronica. E così i produttori di camper, da Laika a Mobilvetta, da Giottiline a Elnagh, da Rimor a Mc Louis - concentrati al 90% in Toscana tra Firenze e Siena – in questo agosto assolato sono stati costretti a chiudere le aziende per almeno tre settimane, nonostante abbiano il portafoglio gonfio di ordini. Senza châssis, è impossibile mandare avanti la produzione. Alla riapertura dopo le ferie, la speranza è che le consegne riprendano il ritmo normale. Anche se per adesso regna la prudenza.

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Una filiera assai complessa

«In molte realtà è aperta la richiesta di cassa integrazione per l’ultima settimana di agosto e la prima settimana di settembre - annuncia Iuri Campofiloni, responsabile Camperistica toscana di Fiom-Cgil -. È una fase davvero complicata da gestire, sia sul fronte sindacale che imprenditoriale. Se consideriamo che un camper è fatto da 3.500-4.000 componenti realizzati da fornitori esterni, dalla domotica alle luci, dagli elettrodomestici alle finestre, diventa difficile organizzare una filiera come questa».

Alla Laika di San Casciano Val di Pesa la terza linea produttiva, quella dei van inaugurata meno di un anno fa, starà ferma fino alla fine di settembre per mancanza di telai: «Attiveremo la cassa integrazione – spiega l’amministratore delegato André Miethe – il portafoglio ordini è buono ma le forniture di telai no. Speriamo che in ottobre si possa riprendere a lavorare, e speriamo che al massimo nel gennaio 2023 si torni alla normalità». Laika nell’ultimo anno fiscale ha prodotto 4.300 veicoli, con un calo produttivo di circa il 10% e un fatturato in crescita per l’aumento dei prezzi e lo spostamento su target più alti.

Associazione produttori: «Stiamo perdendo un’occasione»

Ma l’impossibilità di far fronte agli ordini è una ferita che brucia. «Stiamo perdendo un’occasione incredibile – spiega Simone Niccolai, presidente dell’Associazione produttori camper (Apc) e amministratore delegato della Luano Camp di Poggibonsi (130 milioni di fatturato 2022, +14%) – perché col Covid tante persone si sono avvicinate al mondo del camper e tutte le aziende hanno un portafoglio ordini ben nutrito che purtroppo non riescono a evadere per carenza di materiali». Rispetto ai mesi scorsi (si veda Il Sole 24 Ore del 7 settembre 2021) le criticità si sono attenuate su legno, vetri, elettrodomestici e restano pesanti soprattutto sugli châssis.

Il sindacato stima ordini di camper per 3,5 miliardi di euro nei prossimi 24 mesi in Toscana. Nel primo trimestre di quest’anno la produzione si è contratta del 20-25%. L’export (che vale l’80% del business) ha fatto lo stesso: secondo i dati del Monitor distretti di Intesa Sanpaolo, il camper della Val d’Elsa ha segnato -23% nel periodo gennaio-marzo rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (e -4,5% sul 2019). La flessione segue un 2021 brillante: le esportazioni l’anno scorso hanno sfiorato 1 miliardo di euro (987,4 milioni), segnando +32% sul 2020 e +40% sul 2019.

Immatricolazioni in flessione

Le attuali difficoltà produttive hanno avuto riflessi, inevitabilmente, sulle immatricolazioni di nuovi camper. Da settembre 2021 a giugno 2022 la flessione è del 15,5%, con i nuovi mezzi scesi da 6.258 a 5.291. Allo stesso tempo è decollato l’usato (si veda articolo in pagina), ’salvagente’ per chi voleva andare in vacanza quest’estate. In mancanza di camper, hanno ripreso quota anche le vendite di roulotte (caravan), che non hanno necessità del telaio chassy ma che in Italia non si producono più (le fanno in Germania, Francia, Spagna e Regno Unito): +28% le immatricolazioni nel primo semestre dell’anno, arrivate a quota 447.

Lo stop al comparto del camper, che solo in Toscana coinvolge ottomila lavoratori tra diretti e impiegati nella catena di fornitura, comincia a preoccupare. Anche negli ultimi mesi i tre grandi gruppi internazionali – Trigano, Rapido e Thor – che controllano la manciata di aziende italiane del camper hanno fatto ricorso, a macchia di leopardo, alla cassa integrazione.

Piani di sviluppo in standby

Non solo si sono fermate le assunzioni, ma anche i piani di sviluppo di alcuni marchi - tra cui Rimor che intende ampliare la produzione assumendo 150 addetti nello stabilimento di Poggibonsi - sono stati congelati in attesa che finisca la crisi dei telai. «I vertici delle aziende produttrici di châssis ci hanno garantito che in autunno si dovrebbe tornare alla normalità – sottolinea il presidente Apc – cominciamo a vedere la luce in fondo al tunnel, c’è fame di prodotto e voglia di mettere in opera i piani di sviluppo. Sicuramente alle fiere di settore ci sarà la disponibilità di veicoli». L’appuntamento italiano è al Salone del camper di Parma dal 10 al 18 settembre.

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