L’intervista ad Alberto Granzotto

Camping e villaggi, la pandemia spinge il turismo all’aria aperta

È stato eletto nuovo presidente nazionale di Faita-Federcamping, che aderisce a Confturismo-Confcommercio «Le prenotazioni vanno bene, dovremmo riallinearci al periodo pre-Covid»

di Valeria Zanetti

Il futuro. Occorre destagionalizzare il settore anche per dare stabilità ai lavoratori

3' di lettura

Il Covid ha lasciato il segno sul modo di progettare le vacanze. Se tra gli stranieri il turismo all’aria aperta è considerato un must da tempo, negli ultimi due anni anche i connazionali si sono avvicinati a villaggi e campeggi. Della possibilità di un ulteriore sviluppo del turismo open air è convinto Alberto Granzotto, veneziano, classe 1965, nuovo presidente nazionale di Faita-Federcamping, che aderisce a Confturismo-Confcommercio. Laurea in economia e commercio e iscrizione all’albo dei dottori commercialisti, Granzotto, imprenditore del settore, raccoglie il testimone dal conterraneo Maurizio Vianello, alla guida della stessa federazione per oltre vent’anni. L’assemblea nazionale ha anche eletto quattro vicepresidenti: Ubaldo Fusco (Lazio), Giampiero Poggiali (Toscana), Fabio Poletti (Trentino), e Diego Ruggirello (Sicilia).

La stagione è entrata nel clou, cosa vi aspettate da quest’anno?
Le prenotazioni stanno andando molto bene e, se il trend si confermerà, situazione sanitaria permettendo, nel 2022 dovremmo riallinearci al periodo pre-pandemia. Il turismo all’aria aperta, in campeggi e villaggi, è una scelta di libertà e, per certi versi, è percepito come più sicuro in questo periodo.

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La primavera è andata maluccio…
Abbiamo perso i ponti e la Pentecoste tedesca. La stagione è partita al rallentatore anche a causa delle procedure per il green pass. Agosto sarà il primo mese confrontabile con il 2019.

Alberto Granzotto. Veneziano, classe 1965, è il nuovo presidente nazionale di Faita-Federcamping

Come avete chiuso il 2020?
L’emergenza sanitaria ci ha fatto perdere circa il 50% dei fatturati. Il mio compito sarà di far pesare il comparto a livello nazionale ed europeo: siamo alla vigilia di importanti decisioni in tema di politiche economiche, di sostegno e promozione. Il turismo open air ha grande dinamicità e, in questa fase di ripresa, assiste a un innalzamento di livello della clientela.

Com’è cambiata nell’ultimo periodo?
Le nostre strutture dai primi anni ’90 (dopo il fenomeno alghe sull’Adriatico, ndr.) non hanno smesso di investire. La vacanza in campeggio non è più percepita come spartana ed essenziale. Offre anche una gamma di sistemazioni in case mobili o muratura, spa per il wellness, animazione e sport. Di questi cambiamenti la clientela italiana si è accorta soprattutto a partire dall’anno scorso. Il Covid ha fatto da acceleratore.

Chi sceglie la vacanza in campeggio?
Le famiglie con figli soprattutto. Poi i giovani, gli sportivi che seguono eventi nelle vicinanze. Ultimamente anche anziani e gruppi di turismo sociale. In Veneto, prima regione turistica d’Italia, intercettiamo i due terzi del flusso, che si concentra nei due grandi distretti: la macro area di Cavallino Tre Porti, Caorle, Bibione e il Garda veronese. I clienti sono per oltre il 70% stranieri. Sull’Adriatico in prevalenza tedeschi, austriaci, svizzeri e danesi. Sul Garda la clientela è simile, con una forte presenza di olandesi. Gli ospiti si fermano per poco meno di una settimana contro i 2 o 3 giorni medi dell’hotel. Hanno una capacità di spesa media giornaliera di circa 100 euro, considerando anche gli acquisiti effettuati sul territorio.

Quali sono i primi obiettivi di mandato?
Vorrei promuovere un censimento per avere il quadro aggiornato delle strutture operative ed un osservatorio per dati certi in tempo reale. Al comparto servono misure di sostegno: speriamo nel Superbonus fino all’80% esteso anche al ricettivo turistico. Inoltre, occorre intercettare le risorse del Pnrr per non trovarsi in affanno rispetto ai competitors: Francia e Slovenia si stanno attrezzando. I fondi devono essere disponibili con immediatezza, gravati da poca burocrazia. Infine, occorre lavorare per la destagionalizzazione. Dobbiamo ragionare insieme alle istituzioni per essere attrattivi il più lungo possibile: ciò aiuterebbe ad evitare i picchi di flusso e a dare stabilità ai lavoratori.

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