il fallimento del casino’

Campione d’Italia cerca un futuro come nuovo polo del fintech

di Micaela Cappellini


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3' di lettura

Lo aspettavano tutti. Dal Consiglio dei Ministri doveva uscire il nome del commissario straordinario per il rilancio del Casinò di Campione d’Italia, fallito lo scorso luglio. Invece, ancora una volta, nessun passo avanti è stato fatto. E davanti agli abitanti della città - 2mila residenti che vivono in un’enclave, interamente circondati da territorio svizzero - restano le ceneri di una casa da gioco chiusa da sette mesi, di un Comune in dissesto e di 800 lavoratori, tra i dipendenti del Casinò e l’indotto, che ogni tanto fanno la spesa al banco alimentare allestito in piazza dal Comitato civico.

«Campione d’Italia oggi sembra Ghost City», racconta con una certa amarezza Massimo d’Amico, che in città da anni ha una società di consulenza, è il presidente dell’Associazione operatori economici di Campione d’Italia e soprattutto è l’anima del Comitato Ritornare Campione. «Quando l’Associazione è nata, negli anni 90, raccoglieva una cinquantina di aziende. Oggi siamo soltanto 12».

Dodici imprese è la misura del precipizio in cui è caduta una città, che per il 90% della propria economia ha sempre ruotato attorno al Casinò e che da quando il Tribunale di Como ne ha sancito il fallimento, il 27 luglio scorso, ha perso il suo più importante datore di lavoro. Il secondo più importante era il Comune, ma la casa da gioco si è trascinata nel baratro anche quello, perché dal 2014 del Casinò è stata l’unica sua azionista. E così, anche gli impiegati comunali non ricevono lo stipendio ormai da 11 mesi, e qualcuno è pronto a scommettere che le elezioni, il 26 maggio, alla fine nemmeno ci saranno, dato lo stato di dissesto finanziario in cui il Comune versa.

Cosa può risollevare la città? Due cose. La prima è una possibile ripartenza del Casinò, la seconda sono condizioni agevolate per chi, al di là della casa da gioco, investe nel tessuto produttivo della città. Entrambe le strade sono state abbozzate nella legge 136 del dicembre 2018, il cosiddetto decreto fiscale: il quale prevede da un lato la nomina di un commissario straordinario, per vagliare la possibilità di riaprire la casa da gioco cercando nuovi investitori; e dall’altro stabilisce sgravi del 30% per i residenti e per le imprese.

Sul primo punto, bisognerà aspettare la nomina del commissario straordinario. I debiti del Casinò ammontano a oltre 70 milioni di euro, ma all’attivo della società fallita c’è il diritto di usufrutto dell’edificio fino a oltre il 2040, che il curatore fallimentare ha quantificato in un valore di mercato di 171 milioni di euro. Per rilevare la casa da gioco, insomma, serve un investimento importante, «per cui sarà cruciale la scelta dei giusti soggetti privati - ricorda Massimo d’Amico - come Comitato siamo in contatto con molte società serie, intenzionate a rilanciare sia la casa da gioco in sé, sia la struttura immobiliare. Ma siamo anche preoccupati, perché in campo vediamo scendere anche qualche società per il gioco online che è poco trasparente».

Anche sul secondo punto, quello del rilancio del tessuto produttivo di tutta la città affinchè non ruoti più soltanto intorno al Casinò, il Comitato Ritornare Campione ha una proposta. E l’ha inviata all’attenzione del Ministero dell’Economia lo scorso ottobre. «Gli sgravi fiscali del 30% ai residenti e alle imprese sono un buon punto di partenza - sostiene d’Amico - perché praticamente ci equiparano alle condizioni fiscali offerte dai comuni svizzeri vicini, quindi ci permettono di essere competitivi. Ma non basta: nel documento inviato al Ministero chiediamo anche l’esenzione del territorio di Campione d’Italia dal regime dei “de minimis”, che limita gli sgravi fiscali a un tetto di 200mila euro nel triennio. Inoltre, chiediamo che gli sgravi sugli oneri sociali previsti dalla legge 11/86 a chi eroga gli stipendi in franchi svizzeri vengano allargati anche a chi paga in euro».

Campione d’Italia, insomma, chiede di ampliare gli incentivi per chi investe, con l’obiettivo di rinascere come hub per i servizi. La città immagina per se stessa un futuro fatto di fintech, blockchain, musei. «Vogliamo diventare un centro di attrattività per quelle società tecnologiche e finanziarie che oggi scelgono la Svizzera oppure altri Paesi europei dove le condizioni fiscali sono agevolate», spiega d’Amico. Un hub innovativo, di cui il Casinò sia solo un pezzetto, magari neanche il più grosso.

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