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Campione, Montecarlo d’Italia. Nel piano fintech e immobiliare

di Micaela Cappellini

(Marka)

4' di lettura

Diventare la Montecarlo d’Italia. Ecco cosa sogna la piccola Campione d’Italia. Dopo il baratro che ha ingoiato la città a luglio, quando è stato dichiarato fallito il Casinò che fatturava 90 milioni di euro e dava da mangiare a tutta la città, ora i suoi abitanti accarezzano la rinascita come centro nevralgico del fintech.

Una manciata di chilometri, in linea d’aria, separano Campione d’Italia da Lugano, sull’altra sponda del lago. Di qua l’enclave italiana nel cuore del Canton Ticino, di là una delle piazze finanziarie più importanti di tutta la Svizzera. Ma Lugano è in crisi, chi per anni l’ha prediletta come quartier generale e rifugio oggi vuole di più. Vuole i vantaggi di Lugano, però nello spazio economico dell’Unione europea. Ed è proprio qui, che entra in gioco Campione d’Italia.

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Dopo settimane di attese, ieri il governo ha finalmente nominato il commissario straordinario che dovrà valutare in quale forma potrà rinascere il Casinò e come coinvolgere i privati. È Maurizio Bruschi, e per farlo avrà solo 45 giorni di tempo. Certo nel futuro di Campione d’Italia la casa da gioco non potrà mancare, ma per diventare il genere di Montecarlo che diversi investitori hanno in mente la ripartenza del Casinò non è nemmeno il tassello più importante.

Sulla carta, un pezzo del lavoro è già stato fatto. Il primo tassello è dello scorso dicembre: col Decreto fiscale sono stati stabiliti sgravi fiscali del 30% per i residenti e per le imprese domiciliate a Campione d’Italia. Un intervento non da poco, perché di fatto equipara la tassazione del Comune italiano a quella di tutti i comuni svizzeri confinanti, rendendo Campione d’Italia competitiva con la Svizzera. E il decreto è già operativo dal 1° gennaio 2019.

Il secondo tassello invece è l’inclusione della città nello spazio doganale europeo, che dopo un lungo iter è finalmente stata accettaTA da Bruxelles e sarà operativa dal 1° gennaio del 2020. Significa che Campione d’Italia a tutti gli effetti sarà territorio Ue per quanto riguarda la circolazione delle merci e dei servizi, ma manterrà vantaggi fiscali paragonabili alla Svizzera e, con buona probabilità, conserverà anche il privilegio dell’esenzione dall’Iva (ma non quello dalle accise).

Cosa manca ancora alla città per diventare Montecarlo? Secondo il Comitato Tornare Campione, nato dopo il fallimento del Casinò e che a questo sogno ci crede parecchio, fondamentalmente servirebbe due cose. Le ha scritte in un manifesto che a ottobre ha consegnato al Ministero dell’Economia: l’allargamento anche a chi paga gli stipendi in euro degli sgravi sugli oneri sociali previsti dalla legge 11/86, oggi riservati solo a chi emette buste paga in franchi svizzeri. E l’esenzione dal regime dei De Minimis, in modo che gli sconti fiscali del 30% si possano applicare anche a chi investe cifre superiori ai 200mila euro. Quindi ai grandi capitali. Tutte norme per le quali non serve un’architettura legislativa ad hoc, sostengono dal Comitato. Basterebbero un paio di decreti legge. Fatti i quali sono pronti a scommettere che gli investitori arriveranno: quelli finanziari soprattutto, ma anche quelli tecnologici e quelli immobiliari.

A questo ambizioso progetto iI Comitato Tornare Campione lavora assiduamente da mesi. E c’è una fetta della Lega cui l’idea della Montecarlo italiana sembra non dispiacere affatto. Non è un caso che il sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia sia stato l’ispiratore della norma sugli sgravi al 30% per Campione contenuta nel Decreto fiscale.

«Montecarlo sì, ma rispettando le regole del gioco europee, non vogliamo diventare un paradiso fiscale», si affretta a dire Masssimo d'Amico, presidente dell'Associazione operatori economici di Campione d’Italia e una delle anime del Comitato Tornare Campione. Anche il commissario prefettizio Giorgio Zanzi, l’ex prefetto di Varese chiamato a Campione lo scorso autunno, quando il Comune è stato ufficialmente definito dissestato, è dell’idea che la città deve imparare a diversificare. «In questi mesi di servizio - racconta - sono venuti in tanti a dirmi che con un regime fiscale agevolato erano interessati a investire a Campione. Ho ricevuto imprenditori e professionisti, molti lombardi, qualcuno anche straniero».

Di certo, senza nuovi investimenti nel tessuto produttivo della città, il Comune non riuscirà mai a uscire dal profondo rosso del suo bilancio: «Il buco del 2018 è stato di 12,5 milioni - racconta - e per il 2019 non possiamo essere ottimisti».

Campione in effetti ha spese enormi: già i 535mila franchi al mese di mutuo per la casa da gioco, da pagare fino al 2026, basterebbero da soli per mandare a gambe all’aria le casse comunali di chiunque. Tanto più quelle di Campione i cui introiti al 90% provenivano dal Casinò e oggi non ci sono più. Poi ci sono le buste paga dei dipendenti, che ancora oggi sono una novantina e guadagnano quasi tre volte lo stipendio di un dipendente pubblico del resto d’Italia, altrimenti non potrebbero stare al passo coi costi della vita svizzeri in cui sono immersi. E poi ancora i trasporti, gli impianti di depurazione, la raccolta dei rifiuti: per tutti questi servizi Campione d’Italia si appoggia a ditte svizzere, con il conseguente aggravio dei costi.

«Come per il 2018 - ricorda il commissario - anche per il 2019 abbiamo ricevuto un contributo straordinario dello Stato, che ammonta a quasi 5 milioni di euro, ma lo abbiamo già utilizzato tutto, così come abbiamo già speso l’anticipazione di cassa che spetta ai comuni dissestati». Cosa si può fare? «Ad oggi non ci sono le condizioni per un contributo straordinario ulteriore - dice Zanzi - però si potrebbe sfruttare meglio il contributo già stanziato quelli: nella legge di bilancio di milioni ne erano stati accantonati 9, che poi sono diventati 5 per via dell’adeguamento al tasso di cambio. Ma lo stanziamento c’era. Quindi, per garantire altre risorse al comune, non sono necessarie coperture nuove: basterebbe eliminare il vincolo dell’adeguamento».

Fra tre mesi, il 26 maggio, Campione d’Italia andrà al voto. Ma qualcuno già ipotizza che il commissario straordinario rimarrà ancora un po’. «Non c’è dubbio che le elezioni ci saranno», assicura Zanzi. Intanto la città aspetta. Aspetta il verdetto del commissario straordinario per la riapertura del Casinò. E aspetta i decreti, che dovrebbero trasformare il sogno di Montecarlo in una realtà.

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