alle urne il 26 maggio

Campobasso al voto: Salvini prova lo sfondamento al Sud. In bilico l’egemonia Pd

di Andrea Marini


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(ANSA)

2' di lettura

Campobasso al voto il prossimo 26 maggio, a poco più di un anno dal 22 aprile delle regionali 2018 che avevano visto affermarsi il centrodestra in Molise, con il forzista Donato Toma. Questa volta è la Lega a trainare la coalizione, che punta a strappare il capoluogo al centrosinistra (dal 1995 sempre al governo in città, ad eccezione della parentesi 2009-2014), che invece vuole riconfermare il sindaco uscente Antonio Battista (Pd). Il M5S, pur avendo preso in città alle politiche 2018 il 46,4%, alle regionali si è fermato a Campobasso al 33,6% (aveva preso il 20,3% alle comunali 2014), a testimonianza di una difficoltà nelle elezioni locali.

Centrodestra a trazione leghista
Matteo Salvini punta a conquistare Campobasso, per proseguire il suo progetto di Lega nazionale. Lo stesso leader del Carroccio è sceso a metà maggio in città, a sostengo della sua candidata, l’avvocato Maria Domenica D’Alessandro, già candidata al Senato alle scorse elezioni (non eletta) con Fratelli d’Italia, ora in quota Lega, che ha ottenuto anche l’appoggio di Fi e FdI. Eppure finora la Lega in città non ha sfondato: cinque anni fa non era neanche presente; alle politiche del 4 marzo 2018 ha preso il 9,3% (dietro a Fi, al 13,5%) e alle regionali del 22 aprile 2018 è andata appena oltre il 10% (superando di poco Fi, ferma all’8,6%).

Centrosinistra ripropone il sindaco uscente Battista
Il centrosinistra solo il 10 aprile si è ricompattato sul sindaco uscente Antonio Battista. Quest’ultimo, che ha appoggiato Nicola Zingaretti nella corsa alla segreteria Pd, è riuscito a ricompattare, come nel 2014, anche la sinistra fuori dai dem, che lo sostiene con una lista “socialista, ambientalista, progressista”. Tuttavia,sembra lontano ere geologiche il 2014, quando Battista era stato eletto al primo turno superando di un soffio il 50,%. Alle politiche 2018 a Campobasso il centrosinistra aveva preso appena il 18,8% (senza la sinistra di Leu, al 5%), con il Pd sotto il 15%. Ancora peggio alle regionali, dove in città il Pd si era fermato al 7%. Tanto che a fine aprile c’è stato lo smacco: due assessori di peso dell giunta Battista, quello al Bilancio e quello alla Mobilità, si sono dimessi per candidarsi in due liste a sostegno del candidato sindaco di centrodestra.

Il M5S ricandida Gravina
Anche il M5S si gioca molto a Campobasso. Dopo il boom alle politiche in città, i pentastellati devono arginare le perdite che di solito il movimento subisce nelle consultazioni locali. Lo stesso leader Luigi Di Maio è sceso l’8 maggio in città a sostengo di Roberto Gravina, già candidato sindaco 5 anni fa, quando si era piazzato al secondo posto dopo Battista. Proprio Campobasso in un primo momento sembrava la città giusta per sperimentare l’allenaza del M5S con alcune liste civiche, ma poi non se ne è fatto nulla. I 32 candidati consiglieri della lista M5S se la dovranno vedere quindi da soli contro i circa duecento aspiranti consiglieri comunali in grado di mettere sul territorio le 5 liste di centrodestra e le 3 del centrosinistra.

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