scandalo corruzione

Canada, Trudeau sempre più in bilico dopo le dimissioni di due ministre

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Schiaffo a Trudeau, ministra lascia

4' di lettura

NEW YORK - E fanno due. Un secondo ministro del governo canadese guidato da Justin Trudeau, 47 anni, si è dimesso per protesta contro di lui. Dopo le rivelazioni che hanno investito il giovane premier e suoi stretti collaboratori accusati di aver tentato di condizionare gli esiti di un procedimento penale per corruzione contro una multinazionale canadese che avrebbe pagato tangenti in Libia. La ministra Jane Philpott, che guida il dicastero del Tesoro, ha scritto una lettera che è un potente j'accuse e ha il sapore di un sonoro schiaffone per Trudeau, la cui poltrona appare sempre più in bilico, così come il gradimento dei canadesi per lui e il suo partito, in discesa libera: “Ho riflettuto a lungo sugli eventi che hanno travolto il governo nelle ultime settimane e ho concluso che devo dimettermi da membro di questo governo”.

Schiaffo a Trudeau, ministra lascia

Nella lettera la signora Philpott ricorda le accuse a Trudeau che avrebbe esercitato una impropria ed eccessiva pressione verso la ministra della Giustizia Jody Wilson-Raybould per cercare una sentenza favorevole alla società Snc Lavalin nel procedimento a suo carico per corruzione. Una storia degna di una Repubblica delle banane qualsiasi più che di un paese democratico e progressista come il Canada. Le autorità hanno accusato Sns Lavalin di aver pagato tangenti per 47,7 milioni di dollari canadesi a funzionari del governo libico per vincere alcuni appalti, e provocato perdite al fondo sovrano libico stimate in 130 milioni di dollari.

Il passo indietro di Philpott, che era una delle stelle del governo Trudeau - e probabilmente una delle candidate a prendere il suo posto alla guida del Partito Liberale - pesa anche perché l’ex ministra dottoressa prima di guidare il Tesoro era stata responsabile del ministero della Salute e del dicastero che segue le popolazioni indigene. Le sue dimissioni seguono quelle della ministra della Giustizia Jody Wilson-Raybould, la grande accusatrice di Trudeau che ha fatto esplodere lo scandalo con la sua sua deposizione in commissione Giustizia mercoledì scorso.

L’ex ministra, come ha raccontato Francesco Veronesi del Corriere Canadese di Toronto, ha dichiarato in commissione di aver subìto per quattro mesi pressioni da parte del segretario particolare di Trudeau, Gerald Butts, per ammorbidire la posizione della Snc Lavalin e permettere alla società di utilizzare un canale extra giudiziario - una sorte di patteggiamento previsto nell’ordinamento canadese - che avrebbe permesso di evitare il procedimento penale per corruzione. Wilson-Raybould non ha ceduto alle pressioni. A gennaio il primo ministro Trudeau ha deciso un rimpasto di governo. Le ha tolto il dicastero della Giustizia e le ha affidato un ministero di secondo piano, quello degli Affari per i veterani. Dopo qualche settimana Wilson-Raybould ha presentato le sue dimissioni dal governo.

Tra sette mesi in Canada si svolgeranno le elezioni politiche federali. Trudeau non rischia di perdere solo la poltrona da primo ministro, ammesso che riesca a resistere all'ondata di sdegno che sale nell'opinione pubblica, ma mette decisamente in discussione la sua posizione di leader del Partito Liberale, a questo punto, che guida dal 2013 e che potrebbe terminare politicamente nel momento in cui esatto in cui dovesse presentare le dimissioni. La pressione è fortissima. Il leader del Partito Conservatore, all'opposizione, Andreew Scheer, senza mezzi termini, continua a chiedere le dimissioni di Trudeau e ha invitato altri ministri a seguire l'esempio di Jane Philpott. Gli ultimi sondaggi danno il gradimento dei liberali sceso al 34% mentre i conservatori sono saliti al 36%.

Trudeau aveva creato un governo delle pari opportunità nominando un esecutivo con il 50% di posti divisi tra donne e uomini. Le donne lo hanno abbandonato al suo destino. L'unica che finora resta al suo posto è Chrystia Freeland, la ministra degli Esteri che ha guidato con successo i negoziati con gli Stati Uniti e il Messico per il nuovo accordo commerciale del Nord America.
Il primo ministro in queste ore appare sempre più isolato. Chiuso in un fortino tenta di resistere all'assedio, come se nulla fosse accaduto: “Comprendo la decisione di Philpott, sono dispiaciuto”, ha detto ieri. Il premier ragazzino cerca di gettare acqua sul fuoco sulla questione, definita una “controversia politica che ha generato importanti discussioni”. E ha affermato che “ci sono altre domande a cui rispondere. E ciò avverrà nei prossimi giorni e settimane”.

Trudeau è un predestinato della politica. Suo padre Pierre era stato primo ministro canadese, quasi senza interruzione, dal 1968 al 1984. Giovane leader dei liberali dal 2013, partito che ha portato a una crescita senza precedenti proprio con la bandiera della trasparenza e della lotta alla corruzione, il “kennedy canadese”, come è stato ribattezzato, è stato prima ministro dei Giovani e dello Sport e poi dal 2015 guida il governo del paese. La sua stella giovanilista sembra inesorabilmente in declino in queste ore. Difficile dire se, da navigato politico qual è, riuscirà a resistere alla valanga di polemiche da cui è stato travolto.

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