ALIMENTARE

Canapa nel piatto: crisi Covid e incertezze legislative non rallentano il trend globale

Uno studio dell’Istituto di ricerca Euromonitor International evidenzia una crescita significativa dei prodotti derivati dalla cannabis che ora vale 30 miliardi di dollari e potrebbe raggiungere i 95 miliardi nel 2025

di Luisanna Benfatto

3' di lettura

Tra boom in borsa e incertezze legislative continua l’avanzata dei prodotti alimentari basati sulla canapa. I dati di Euromonitor International evidenziano un trend in crescita nel mercato globale dei derivati dalla cannabis (sia con Thc la sostanza psicotropa) o con Cbd (l’altra molecola con proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche): da 30 miliardi di dollari nel 2020 ai 95 miliardi nel 2025. Se in Europa è la Germania la protagonista, anche in Italia la tendenza è positiva, non senza difficoltà.

Racconta Giuseppe Sammartino della cooperativa agricola Molino Crisafulli di Caltagirone: «Siamo passati dai 50 ettari di canapa coltivati agli attuali 7. Purtroppo il Covid ha bloccato le fiere e colpito duramente il settore. Produciamo pasta, birra e 800 litri all'anno di olio di semi di canapa ricco di omega 3 e 6 che è il nostro prodotto di punta e ha vinto per tre anni consecutivi il premio organizzato da Fracta Sativa UniCanapa, con l'università degli Studi di Napoli Federico, l'università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e la collaborazione di Federcanapa. Il nostro olio, ottimo per il controllo trigliceridi e colesterolo va usato solo a crudo per mantenere appieno le sue proprietà organolettiche, anche se abbiamo fatto una sperimentazione con uno chef stellato siciliano e scoperto che regge bene anche alle basse temperature». Nel futuro della cooperativa c’è il progetto di redigere un disciplinare di coltivazione e trasformazione della canapa per uso alimentare in collaborazione con l’Università statale di Milano e il Crea di Acireale.

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Il valore di mercato dei prodotti a base di Cannabis con solo Cbd secondo Euromonitor International

L’utilizzo della canapa nel settore food & beverage va dunque oltre la tisana rilassante.

«Nel nostro Paese – racconta Virginia Maschio di BiotoBio, leader nella distribuzione di prodotti biologici con 8000 referenze nato dall'unione dei marchi Baule Volante, Fior di Loto e la Finestra sul Cielo, – sono apprezzati i semi di canapa bio, la farina, l’olio (che è meglio conservare in frigo per mantenere intatto l'elevato contenuto di grassi polinsaturi) e poi fusilli e penne, che rispetto alla pasta di grano duro sono una buona fonte di proteine» Nell’ultimo anno la vendita di semi di canapa decorticati deI Baule Volante sono aumentate del 30%, l’olio di canapa Fior di Loto del 18% e le gallette di sorgo e canapa dello stesso marchio del 13%.

Rachele Invernizzi, vicepresidente di Federcanapa, federazione nata per tutelare gli interessi di circa 60 soci tra coltivatori e primi trasformatori di Cannabis sativa e rappresentante italiana dell'Heia (European industrial Hemp Association) evidenzia altre criticità :«Il 70% del seme non è italiano c'è una grande richiesta dall'estero per il Made in Italy ma non abbiamo produzioni stabili. Mancano accordi di filiera e impianti ad hoc per la trasformazione: mietitrebbie (ora si adattano quelle del grano ma in questo modo il prodotto non può essere certificato gluten free al 100%), essicatori e nuove genetiche per identificare la pianta più adatta al nostro clima. Il Tavolo di Filiera della Canapa presso Mipaaf appena istituito è solo un primo passo per affrontare i problemi del settore”. Della stessa opinione l’avvocato Elio Enrico Palumbieri, giurista di filiera agroalimentare, che rimarca «la mancanza di uniformità di interpretazione delle normative che frena lo sviluppo (in Italia legge n. 242 del 2016 e decreto di 4 novembre 2019 che definisce i livelli massimi di tetraidrocannabinolo (THC) negli alimenti )».

L’innovazione all’estero però non si ferma. In Francia la startup Burdi W ha lanciato in crowdfunding le prime bottiglie di Bordeaux con Cbd e quindi senza effetti psicotropi, ma già nel 2016 nelle Marche era partita una produzione di Canavì a base di Verdicchio e canapa. Negli Usa Pabst Brewing Company ha commercializzato una bevanda ricreativa per over 21 con 5 mg di Thc e zero alcol.


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