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Cancer Plan della Ue: 150 eurodeputati a tutela del consumo moderato di vino

Presentati 4 emendamenti al documento al piano di lotta contro il cancro che sarà discusso all'Europarlamento il 15 febbraio. Primi firmatari Herbert Dorfmann e Paolo De Castro

di Giorgio dell'Orefice

(Rido - stock.adobe.com)

3' di lettura

Sono 150 gli Eurodeputati firmatari di 4 emendamenti al Cancer plan (che sarà discusso all'Europarlamento il prossimo 15 febbraio) che puntano innanzitutto a marcare una netta differenza tra consumo moderato e abuso di alcol. Uno, infatti, dei punti più controversi del Cancer plan è infatti proprio questa mancata differenziazione che rischia di mettere sul banco degli imputati stili di vita diffusi in Europa e che prevedono un moderato consumo di alcol.

Un approccio che è stato molto contestato negli scorsi mesi e che è condensato nella massima secondo cui «non esiste un livello di consumo di alcol privo di rischi per la salute».

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«Invece esiste una differenza netta tra l'abuso di alcol, da combattere dati i rischi che ne derivano in termini di salute pubblica, e il consumo moderato e responsabile di vino e bevande alcoliche, che in combinazione con diete e stili di vita sani quali la dieta mediterranea, può avere effetti positivi in particolare per quanto riguarda le malattie cardiovascolari. Questa differenza, è stata più volte sottolineata anche dalla commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides, deve essere messa in risalto anche all’interno della relazione della commissione speciale contro il cancro (Beca) dell’Europarlamento».

È quanto hanno affermato il 9 febbraio in una nota congiunta gli europarlamentari Herbert Dorfmann e Paolo De Castro, primi firmatari di quattro emendamenti alla relazione, che sarà votata dalla plenaria di Strasburgo la settimana prossima.
«Grazie al sostegno di oltre 150 colleghi appartenenti quasi esclusivamente ai tre Gruppi politici della “maggioranza Ursula” – aggiungono i due europarlamentari – siamo voluti intervenire sul testo del rapporto, chiedendo una differenziazione tra uso e abuso di alcol».

Le proposte di modifica sottoscritte da 150 eurodeputati oltre alla differenza tra consumo moderato e abuso di alcol quale fattore di rischio, riguardano appunto la revisione del concetto di “no-safe level” (nessun livello sicuro di consumo) per il vino e della proposta sugli avvisi salutistici, modello sigarette.

«Supportiamo – ha detto il vicepresidente Unione italiana vini e presidente dell'Associazione europea Wine in moderation, Sandro Sartor – le proposte migliorative presentate dagli eurodeputati. Il primo obiettivo è quello di evitare che il 15 febbraio diventi una data spartiacque per il futuro del vino italiano ed europeo e gli emendamenti proposti, prioritari ma decisivi, vanno in questa direzione. Senza la fondamentale distinzione tra consumo e abuso, tra diversi contesti e modelli di consumo lo scenario che si delineerebbe per il settore sarebbe disastroso sul piano socio-economico».

Senza gli emendamenti presentati, l’Unione italiana vini prevede, nel medio e lungo termine, un vero e proprio effetto tsunami per il settore. La contrazione dei consumi è stimata attorno al meno 25-30% ma ancora maggiore sarebbe quella del fatturato del comparto, che calerebbe del 35% per un controvalore di quasi 5 miliardi di euro l'anno. «Senza considerare – aggiungono all'Unione italiana vini – i danni agli asset investiti dalle cantine ai vigneti alle stesse aziende che si svaluteranno oltre alle ripercussioni negative per l'indotto. Un gioco “a perdere” che si rifletterà molto anche sui consumatori, costretti a pagare di più a fronte di una minore qualità».

Nelle prime proposte di Cancer Plan infatti sono raccomandati taglio ai contributi al settore in particolare per quanto riguarda le azioni promozionali e un giro di vite sul fronte fiscale. «Misure dalle quali ne potrebbe derivare – concludono all’Uiv – un aumento dei costi di produzione, un appiattimento della qualità, una riduzione del valore medio del vino alla cantina ma, paradossalmente, un aumento allo scaffale, a causa delle maggiori accise. Inoltre, la difficoltà a lavorare sui brand, anche a causa dei veti alla promozione, porterà progressivamente a un proliferare di etichette prive di marchi: private label che deprimeranno la diversificazione dell'offerta data in particolare dai piccoli produttori artigianali con minori economie di scala, ma anche dalle imprese medie che fondano su qualità e politiche di branding l'attuale fortuna del vino tricolore».

Complessivamente si stima una contrazione del margine lordo alla produzione del 50%, con migliaia di aziende agricole che scompariranno. Uno scenario, secondo Uiv, che si farà grigio anche in chiave turistica nelle campagne italiane (con l'enoturismo che da solo vale 2,5 miliardi l'anno); ma soprattutto lo svilimento del vino – simbolo dello stile di vita “made in Italy” e ingrediente irrinunciabile nella Dieta mediterranea – sarà un danno d'immagine incalcolabile per il Belpaese.


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