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Cancro al seno, scoperti geni sentinella di rischio metastasi

di Francesca Cerati

2' di lettura

Scoperta una nuova firma molecolare - un insieme di geni - molto espressi in alcuni tumori mammari e in grado di predire il rischio individuale di sviluppare metastasi a distanza. La firma consentirà di eseguire trattamenti personalizzati, adeguando le terapie mediche e chirurgiche in base al rischio effettivo della singola paziente di sviluppare metastasi nel tempo. I risultati della ricerca, frutto del lavoro dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) e dell'Università di Milano con il sostegno dell'Associazione italiana per la ricerca contro il cancro (Airc) sono pubblicati oggi sulla rivista scientifica EBiomedicine del Gruppo Lancet.

«La nuova firma, composta da 20 geni, misura il grado di “staminalità” presente nel tumore primario, che dipende sia dal numero sia dall'aggressività biologica delle cellule staminali del cancro, e cioè di quelle cellule madri che sono all'origine dell'insorgenza della malattia tumorale e si ritiene siano anche responsabili della formazione di metastasi nel tempo, resistendo ai comuni trattamenti chemioterapici e ormonali - spiega Pier Paolo Di Fiore, direttore del Programma di nuovi diagnostici dello Ieo, dove la ricerca è stata svolta, e professore di Patologia generale all'Università di Milano -. Questa firma molecolare rappresenta uno strumento per la stima del rischio metastatico, più affidabile dei parametri clinico-patologici che oggi comunemente si utilizzano nella pratica clinica per determinare la gravità della malattia, prevederne la prognosi e, di conseguenza, scegliere il percorso terapeutico più adeguato per ogni singola paziente affetta da cancro al seno».

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«Il problema principale per il quale i comuni parametri clinico-patologici non sono sempre accurati nel predire il reale rischio di metastasi – prosegue Pece, vice-direttore del Programma di nuovi diagnostici allo Ieo e professore di Patologia generale all'Università degli Studi di Milano – è che essi guardano alle caratteristiche dell'intera massa tumorale, come ad esempio il profilo ormonale o il livello di proliferazione, invece che a quella rara sottopopolazione di cellule staminali tumorali che si nasconde all'interno dei tumori. Il problema riguarda anche altre firme molecolari che sono state sviluppate, in anni precedenti, analizzando i tumori mammari a livello della popolazione tumorale generale, e che quindi, in modo non sorprendente, hanno mostrato un valore prognostico limitato solo ad alcuni tipi di tumore mammario».

«Al momento – spiega Di Fiore – stiamo conducendo studi di validazione dell'efficacia clinica della firma molecolare utilizzando coorti di pazienti arruolate in studi clinici internazionali, per cui abbiamo già stabilito accordi di collaborazione con Istituzioni a livello europeo. Questo rappresenta un passaggio indispensabile per l'introduzione nella pratica clinica nei prossimi anni. Ma non intendiamo fermarci al valore predittivo prognostico della nostra firma. Il passo successivo, più importante, sarà studiare nuovi farmaci, in grado di agire sui prodotti di uno o più dei geni che costituiscono la nostra firma staminale molecolare. L'obiettivo è attaccare le cellule staminali tumorali proprio nel loro potenziale lesivo di sviluppare metastasi, nella prospettiva di nuove terapie molecolari per eradicare la malattia tumorale. Risulta ormai sempre più evidente che le cellule staminali del cancro sono uno snodo vitale per le vie di lotta al tumore del seno».

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