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Candela, il manager anti Covid tutto d’un pezzo finito nella polvere

Da simbolo di legalità che collabora strettamente con i magistrati di Palermo alle accuse di tangenti sulla fornitura di apparecchiature mediche e servizi di pulizia. Il Gip: «Pessima personalità»

di Nino Amadore

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Da simbolo di legalità che collabora strettamente con i magistrati di Palermo alle accuse di tangenti sulla fornitura di apparecchiature mediche e servizi di pulizia. Il Gip: «Pessima personalità»


3' di lettura

Era considerato un duro, anzi il più duro. Almeno questo era il giudizio che davano di Antonio Candela, il manager della sanità siciliana finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta Sorella sanità. Il solo nome metteva già timore ai dipendenti dell’Asp 6, l’azienda sanitaria della provincia di Palermo di cui Candela era direttore generale nominato dal governo regionale guidato dall’allora governatore siciliano Rosario Crocetta.

Ed è proprio per questo suo passato di uomo “in quota” a un governo di sinistra che ha sorpreso non poco (e non pochi) la sua nomina, avvenuta a marzo, a commissario per l’emergenza Coronavirus in Sicilia fatta dal presidente della Regione Nello Musumeci: dopo 15 mesi in naftalina, l’ex manager dell’Asp è tornato così a occupare un ruolo di rilievo nel sistema sanitario regionale. A suo favore ha probabilmente giocato un altro fattore: l’essere considerato un decisionista. Una dote, diciamo così, fondamentale in un momento di emergenza come quello dell’epidemia e con un sistema sanitario regionale da riorganizzare dal nulla.

Simbolo della legalità
Oggi le accuse dei magistrati sono pesantissime per quest’uomo diventato simbolo della legalità all’interno del sistema sanitario regionale siciliano sin da quando, era il 2013, denunciò la mega truffa dei pannoloni ai danni dell’Asp: il bando, poi finito sotto accusa, per l’acquisto dei pannoloni per gli anziani e non solo valeva 42 milioni. Da lì per Candela, dal 2013 anche sotto scorta per le minacce fatte di lettere minatorie e intimidazioni di vario tipo, è cominciata una stretta collaborazione istituzionale con i magistrati di Palermo che si è palesata in numerosi altri casi: dall’affidamento del servizio di realizzazione e manutenzione del sistema informativo a quello per la manutenzione dei sistemi tecnologici, al servizio di vigilanza della Asp palermitana.

Il riconoscimento per “meriti antispreco”
Un impegno, quello di Candela, “premiato” anche dal giudizio positivo della magistratura contabile: nel 2017, raccontano le cronache, il procuratore generale della Corte dei conti Pino Zingale ne parlò pubblicamente rinraziandolo «per aver segnalato diverse anomalie agli organi competenti». Ma il riconoscimento più importante era arrivato un anno prima, nell’ottobre del 2016, con la medaglia al merito che gli viene consegnata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella su indicazione dell’allora ministro per la Salute Beatrice Lorenzin. Il merito di Candela, in questo caso, era stato quello d aver fatto rientrare nelle casse dell’Azienda sanitaria palermitana 50 milioni revocando tre appalti considerati sovrastimati.

Il Gip: «Pessima personalità»
E invece il manager della sanità siciliana aveva un altro volto. «Ricordati che la sanità è un condominio, io sempre capo condominio rimango» diceva a un suo interlocutore. Il gip che ha firmato l’ordinanza che lo ha portato agli arresti domiciliari ricorda: «Si atteggiava a strenuo paladino della legalità», ma dalle indagini è emerso che invece è una «pessima personalità». Al centro di questa indagine gare per 600 milioni di euro, aggiudicate dal 2016 in poi dalla “Centrale unica di committenza della Regione” e dall’Asp 6, per la fornitura e la manutenzione di apparecchiature elettromedicali e per servizi di pulizia: la tariffa media delle tangenti per tutti gli appalti, dicono gli investigatori, era del 5% e Candela è accusato di avere intascato in più tranche una mazzetta da 260mila euro. Fine della storia.

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