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Cani in aeroporto per trovare i positivi al coronavirus. Esperimento in Finlandia

Per ora all'aeroporto di Helsinki i cani impiegati sono quattro, ma diventeranno presto sedic

di Biagio Simonetta

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Per ora all'aeroporto di Helsinki i cani impiegati sono quattro, ma diventeranno presto sedic


3' di lettura

I test rapidi possono essere l'arma vincente per ridare speranza all'aviazione. La sicurezza di far volare solo passeggeri negativi al coronavirus potrebbe far ripartire in modo importante il mondo dei voli. Per questo molti aeroporti stanno cercando sistemi di diagnostica veloci e attendibili.

L'idea più stravagante arriva dalla Finlandia, dove da mercoledì 23 settembre è in corso una nuova sperimentazione. All'aeroporto di Helsinki, infatti, sono attivi – su base volontaria – i test veloci affidati al fiuto dei cani. Già, proprio così: i cani che annusano, come succede nei controlli antidroga, e riescono a individuare i passeggeri potenzialmente positivi.

Come funziona

Come detto, si tratta solo di una fase sperimentale. Sembra intuibile che la comunità scientifica farà fatica a trovare gli ingranaggi giusti per percorrere questa strada ad occhi chiusi. Ma i finlandesi, che questa pandemia sembrano gestirla meglio che altrove, hanno deciso di provarci. Per ora all'aeroporto di Helsinki i cani impiegati sono quattro, ma diventeranno presto sedici.

Dopo che i passeggeri in arrivo dall'estero hanno ritirato i bagagli, sono invitati a pulirsi il collo con delle salviette per raccogliere campioni di sudore. Salviette che vengono deposte in piccole scatole. Qualche metro più in là, un addestratore di cani mette ogni singola scatola accanto a lattine contenenti diversi profumi, e il cane si mette al lavoro.Secondo i ricercatori che hanno proposto questa tipologia di test, i cani possono rilevare un paziente infetto da coronavirus in 10 secondi e l'intero processo richiede un minuto per essere completato. Se il cane segnala un risultato positivo, il passeggero viene indirizzato al centro sanitario dell'aeroporto per un test gratuito.

Perché i cani

I cani hanno un olfatto particolarmente acuto e vengono utilizzati negli aeroporti per fiutare bombe, droghe e altro materiale di contrabbando nascosto nei bagagli. Ma sono stati anche in grado di rilevare malattie come il cancro e la malaria. Quindi, nel mezzo di una pandemia, «addestrare i cani a rilevare il Covid-19 è diventata una scelta ovvia», ha detto al New York Times, Anna Hielm-Bjorkman, ricercatrice dell'Università di Helsinki che sta monitorando il processo.

Secondo la Bjorkman, nella prima fase della sperimentazione, i cani potrebbero fiutare il virus in una persona che è asintomatica o prima che compaiano i sintomi. E allora è giusto ricordare che a luglio, i ricercatori dell'Università di Medicina Veterinaria di Hannover, in Germania, hanno scoperto che con una settimana di addestramento, i cani erano in grado di distinguere i campioni di saliva di persone infette dal coronavirus da campioni non infetti con un tasso di successo del 94% .

Il coronavirus ha un profumo?

La domanda principale, adesso, se la pongono in molti: ma quindi il coronavirus ha un profumo? È una domanda complessa. «Sappiamo come i cani lo rilevano, e cioè dall'odore. Ma non abbiamo ancora idea di cosa rilevano. – ha detto ancora Hielm-Bjorkman - Se lo scopriamo, possiamo addestrare migliaia di cani in tutto il mondo».

Va detto che esistono molti studi che si stanno interrogando su questa faccenda. In Francia, alcuni ricercatori hanno trovato prove «molto elevate» che l'odore del sudore di una persona infetta era diverso da quello di una persona sana. E che i cani potevano percepire questa diversità. Tuttavia, Il programma pilota in Finlandia è il primo ad essere utilizzato in un aeroporto. Altri programmi simili potrebbero arrivare presto, dato che negli ultimi mesi, studi condotti in Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti hanno valutato positivamente l'impiego di cani per rilevare – potenzialmente - il coronavirus.

In Finlandia, i ricercatori dicono che se i programmi pilota si dimostrassero efficaci, i cani potrebbero essere utilizzati nelle case di riposo per controllare i residenti o negli ospedali per evitare inutili quarantene per gli operatori sanitari.

La Finlandia verso la ripresa

È giusto ricordare come la Finlandia sia uno dei Paesi che sembra aver reagito meglio a questa pandemia. I numeri non sono mai esplosi, anche grazie alle scelte governative approvate con urgenza. Dopo il primo contagio (una ragazza in arrivo da Wuhan il 29 gennaio), la paura è arrivata a inizio marzo, coi contagi che iniziavano a salire. Da lì la chiusura di scuole, musei, ristoranti, librerie e altro. E poi investimenti ingenti in Sanità e Welfare, ma anche divieto assoluto – per gli over 70 – di entrare in contatto con altri esseri umani. Oggi la situazione sembra decisamente sotto controllo e l'economia del Paese sta guardando veramente a una Fase 2.

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