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Cannabis, ius scholae e legge elettorale: il pressing della Lega sul governo

Salvini pronto a dare battaglia sui temi cari alla sinistra per non lasciare il campo mediatico al solo Giuseppe Conte

Cannabis e Ius scholae, Molinari: "Faremo di tutto per bloccarli, faremo la Lega"

3' di lettura

Sul tavolo del premier Mario Draghi non c’è solo l’elenco dei nove punti consegnati dal leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte: fino alle elezioni politiche del 2023 la Lega, ha annunciato Matteo Salvini, voterà «solo e soltanto quello che serve all’Italia e agli italiani» («il resto lo lasciamo votare a Pd e M5S») e, allo stesso tempo, darà battaglia su temi come la legge Fornero. Ma la tensione non verrà innalzata solo contro il governo: il Carroccio si prepara a un rinnovato contrasto ai temi cari alla sinistra, a partire da ius scholae a cannabis, anche con iniziative plateali nell’aula della Camera. Una strategia che Salvini sia per non lasciare il campo mediatico al solo Conte sia per tacitare i malumori interni dopo i risultati sotto le aspettative alle amministrative, con il sorpasso di Fdi in molte realtà.

La battaglia su ius scholae e cannabis

Temi, questi ultimi, che non sono nell’agenda di governo ma che i giallorossi hanno portato in Aula alla Camera dopo averli approvati in Commissione. La proposta in discussione in Aula depenalizza la coltivazione fino a quattro piantine di cannabis per uso personale ma non è questo il punto: il tema droghe è uno di quelli classici che contrappongono destra e sinistra e cavalcarlo significa rimarcare che pur stando al governo insieme, Lega e Pd non hanno nulla da spartire, soprattutto con l’avvicinarsi delle urne del 2023. Oltre agli emendamenti i vertici della Lega studiano anche eventuali iniziative plateali da tenere nell’emiciclo di Montecitorio. Un atteggiamento muscolare sarà tenuto anche sullo ius scholae, anch’esso in Aula questa settimana.

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La «lista» per Draghi

Per quanto riguarda la “lista per Draghi”, Salvini tiene alta l’asticella: «Ci aspettiamo un supporto specifico per famiglie e imprese con una rinnovata pace fiscale. Rottamazione, stralcio, rateazione: discutiamo insieme lo strumento migliore», inoltre «entro fine anno dobbiamo superare la sciagurata legge Fornero con Quota 41, poi avanti tutta con l’equo compenso per i liberi professionisti, e con l’autonomia regionale, per la quale manca solo il via libera di Draghi». Misure che richiedono risorse non indifferenti.

La legge elettorale e il nodo preferenze

C’è poi la questione legge elettorale con la trattativa tra partiti che non è ancora decollata. «Le regole del gioco non si cambiano a fine partita. Inutile perdere tempo. Il centrodestra è già al lavoro per costruire programma e squadra di governo, chissà se Pd e 5Stelle sapranno fare altrettanto» ha detto negli scorsi giorni Salvini. Ad agitare molti parlmanterari di tutti i partiti è l’ipotesi di reintrodurre le preferenze, caldeggiata o gradita da diversi leader di partito. A preoccupare è la possibile concorrenza dei sindaci che nel 2023 concluderanno il secondo mandato e che già chiedono posti nelle liste dei rispettivi partiti per le politiche. Sarebbero formidabili concorrenti sul piano delle preferenze. Di qui l’idea di intervenire sulla riforma del Testo Unico degli Enti Locali predisposta dal Viminale, che nelle prossime settimane approderà in Consiglio dei ministri. In quel testo si introduce il terzo mandato per i sindaci delle città fino a 15mila abitanti (oggi il tetto è 5mila), ma in sede di emendamento una volta che il testo sarà in Parlamento, alcuni partiti puntano ad alzare la soglia, se non a toglierla del tutto, come per altro chiede l’Anci. La Lega, che con il Pd ha il maggior numero di sindaci, è d’accordo ad elevare il tetto, ma non a includere le grandi città, come ha spiegato Igor Iezzi. Di qui i primi abboccamenti tra i diversi partiti su tetti superiori ai 15.000 abitanti, dietro a ognuno dei quali (25.000 o 50.000 o 100.000) si celano città e sindaci precisi.

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