leader della crescita 2019

Cannavacciuolo triplica il business

di Vincenzo Chierchia

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Per Antonino Cannavacciuolo e la moglie Cinzia un business da oltre 10 milioni


2' di lettura

L’ultima passione di Antonio Cannavacciuolo, nato a Vico Equense (Napoli) nel 1975 e chef con due stelle Michelin, è quella della ricettività. Parliamo di Laqua, 6 camere affacciate sul Golfo di Sorrento con area wellness, design contemporaneo, Feng Shui: Laqua Charme e Boutique è la casa al mare firmata Cannavacciuolo, che sta cavalcando il valore della sua notorietà, costruita in tv e a Villa Crespi, sul Lago d’Orta, un tempo uno dei luoghi più inquinati d’Italia e oggi meta di investimenti turistici.

Cannavacciuolo nasce tra i fornelli. Dall’Istituto alberghiero De Gennaro di Vico Equense esce con un attestato di cucina nel 1994 e, giovanissimo, comincia a fare esperienza nei ristoranti, in Costiera, a Capri e in Francia. Nel 1995 l’incontro con Cinzia Primatesta, la donna che ha fatto la fortuna di Antonino. Incontro al ristorante L’Approdo, sempre sul Lago d’Orta, dove la famiglia di Cinzia è ben conosciuta. Da allora non si sono più lasciati. Mettono su famiglia e l’operazione Villa Crespi, ristorante con boutique hotel, che macina stelle Michelin. Intanto è sempre più in televisione. Diventa un divo di Masterchef e di altri programmmi simili, oltre a essere testimonial del Consorzio Gorgonzola.

La moglie Cinzia è vegana? Si dice che non gli permetta di cucinare a casa? Il Maestro della cucina italiana moderna, Gualtiero Marchesi, prende le distanze? Quisquilie. Lui ha i suoi bistrot e Villa Crespi è sempre piena. Pochi tavoli, ottimo servizio e grande successo. Tutti fanno la fila per andare da lui, che nel frattempo si è affacciato a Torino e Novara con i bistrot.

Dai fornelli alla holding il passo è breve. Così Toni, come lo chiama affettuosamente la moglie, costituisce un network di società per gestire i vari business.

C’è la Cannavacciuolo consulting (sfruttamento della proprietà intellettuale) che dichiara un fatturato 2017 di 323mila euro e un utile di 145mila. Poi ci sono due Cannavacciuolo bistrot e la Dulce y salado, con ricavi per 255mila euro.C’è pure una Cannavacciuolo Antonino, impresa individuale, che ha come oggetto «attività nel campo della recitazione».

E, soprattutto, la Ca.Pri, costituita nel 2004, il cui dominus sembra sempre Toni, visto che ne detiene direttamente il 50% delle quote, mentre l’altro 50% fa capo alla Cannavacciuolo consulting. Alla società fanno capo una sessantina di dipendenti e le varie attività tra cui Villa Crespi e il relais Laqua. Se lo chef è stellato, il business è stellare: utili per 536mila euro e un fatturato 2017 a quota 10 milioni, che risulta quasi raddoppiato tra il 2015 (5,1 milioni) e il 2017 e triplicato partendo dal 2014.

Con una crescita medio nel triennio del 38%, la Ca.Pri si candida a entrare nella lista dei Leader della crescita 2019 del Sole-24 Ore e di Statista. E fa bene, perché entra a vele spiegate nella classifica. Altro che «Cucine da incubo» (nome di un suo programma tv): «Cucine da sogno», si potrebbe dire.

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