Cinema

Cannes celebra Marco Bellocchio: Palma d'oro d'onore al regista italiano

Il regista di Bobbio (Piacenza), classe 1939, verrà omaggiato nel corso della prossima edizione della kermesse francese

di Andrea Chimento

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Il Festival di Cannes 2021 ha svelato la sua seconda Palma d'Oro: dopo l'annuncio del premio alla carriera a Jodie Foster, è arrivata la notizia che Marco Bellocchio verrà premiato sulla Croisette sabato 17 luglio, giorno della chiusura del Festival, con la Palma d'oro d'onore.

L’impegno politico e sociale

Un nome, quello di Marco Bellocchio, che si è sempre distinto per l'originalità e l'impegno politico e sociale delle sue opere, come ha sottolineato il presidente della rassegna Pierre Lescure: «Ha sempre messo in discussione le istituzioni, le tradizioni, la storia personale e collettiva. In ciascuna delle sue opere, quasi involontariamente, o almeno nel modo più naturale possibile, ha rivoluzionato l'ordine costituito».

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Nel 1965, a soli ventisei anni, realizza il suo primo lungometraggio, «I pugni in tasca», grande esempio di coraggio, potenza espressiva e maturità narrativa, molto rari da trovare in un esordio: uno spaccato della provincia italiana (piacentina in questo caso), dipinto senza indulgenze e che ancora oggi non lascia indifferenti.

Negli anni Settanta dirige un grande Gian Maria Volonté in «Sbatti il mostro in prima pagina» (1972), documento che non fa sconti a un'epoca molto turbolenta e che si rivela anticipatorio delle problematiche della gestione dell’informazione in Italia; seguono «Nel nome del padre» (1972), allegoria post-sessantottina, e «Matti da slegare», documentario, co-diretto con Silvano Agosti, Stefano Rulli e Sandro Petraglia, che con estrema sensibilità e delicatezza riflette sulla condizione dei malati mentali.

Con «Salto nel vuoto» (1980), ancora un ritratto della borghesia in declino, viene (indirettamente) premiato sulla Croisette, dove i due interpreti Michel Piccoli e Anouk Aiméè vincono nelle rispettive categorie. La produzione degli anni Ottanta e Novanta è accolta con giudizi altalenanti da critica e pubblico, ma negli anni Duemila Marco Bellocchio torna a colpire con «L'ora di religione» (2002), un'opera matura e affascinante su ateismo e cristianità, diretta in maniera splendida e presentata in concorso al Festival di Cannes, dove riceve una menzione speciale della giuria ecumenica.

«Bella addormentata»

Tra i film successivi, sono da segnalare «Buongiorno, notte» (2003), potente dramma sul rapimento di Aldo Moro, «Vincere» (2009), dedicato alla tragica vicenda della sartina Ida Dalser, folgorata dall'amore per Benito Mussolini, che verrà respinta e rinchiusa in manicomio, e il toccante e discusso «Bella addormentata» (2012).Quest'ultimo, presentato in concorso alla 69a Mostra del Cinema di Venezia e successivamente al Toronto International Film Festival, mette al centro un caso, quello di Eluana Englaro, che ha scosso l'opinione pubblica italiana. Un film che ha scatenato varie polemiche e stimolato profonde riflessioni, anche a seguito delle dichiarazioni dello stesso Bellocchio che ha sottolineato come il titolo non si riferisca tanto a Eluana Englaro, quanto all’Italia, bella addormentata incapace di svegliarsi e andare avanti. Del 2019 è «Il traditore», presentato in concorso al Festival di Cannes, un biopic sulla vita di Tommaso Buscetta, detto “don Masino”, il pentito più celebre e influente della storia della mafia siciliana e non solo. A Cannes quest'anno Marco Bellocchio presenterà in anteprima mondiale fuori concorso (Special Screening) il suo ultimo lavoro, «Marx può aspettare», dedicato a un fatto personale e doloroso: il 27 dicembre 1968, Camillo, suo fratello gemello, si suicidò impiccandosi. Era un anno rivoluzionario, ha dichiarato il regista, «l'anno della contestazione, della libertà sessuale, del Maggio francese, dell'invasione della Cecoslovacchia, ma tutte queste rivoluzioni passarono accanto alla vita di Camillo, non lo interessarono. “Marx può aspettare” mi disse l'ultima volta che ci incontrammo...».

Dopo il riconoscimento in patria con il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2011, è davvero meritato e significativo l'omaggio del Festival di Cannes a Marco Bellocchio, che ha dato tanto al cinema, non solo di casa nostra, come ben riassumono le parole del delegato generale del Festival di Cannes, Thierry Frémaux, che l'ha definito non solo un regista, ma anche un autore e un poeta.


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