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Cannes è Rock con «Elvis», biopic di Baz Luhrmann

Fuori concorso sulla Croisette l'attesissimo lungometraggio con Austin Butler e Tom Hanks. In concorso «Broker» di Hirokazu Kore-Eda

di Andrea Chimento

2' di lettura

Il Re del Rock and Roll al Festival di Cannes: fuori concorso è stato presentato l'attesissimo «Elvis», biopic di Baz Luhrmann dedicato al celebre cantante.
In una narrazione che segue la sua storia personale e la sua carriera, di particolare rilevanza è il rapporto con il suo manager, con il quale Elvis intreccerà un sodalizio artistico della durata di circa vent’anni. Il film si concentra proprio su questo rapporto complesso, a partire dalla crescita della prima rockstar della storia fino al raggiungimento della fama mondiale, vetta mai toccata in precedenza da nessun’altra star con così tanta veemenza. Il tutto mentre l’America vive uno sconvolgimento socio-culturale, che la porterà a grandi cambiamenti.

Classica narrazione di un'incredibile ascesa a cui seguono anche brutte cadute, in «Elvis» si sente moltissimo la presenza dietro la macchina da presa di Baz Luhrmann, regista australiano che annovera nella sua carriera film come «Romeo + Giulietta», «Moulin Rouge» e «Il grande Gatsby».Lo stile sovrabbondante e stordente di Luhrmann traspare soprattutto in una prima parte decisamente brillante, dove la messinscena riesce a trascinare lo spettatore all'interno delle scenografiche performance di Elvis.Col passare dei minuti, però, il racconto si fa più convenzionale e vittima di troppi stereotipi su come si gestisce un film biografico, perdendo un po' dello slancio iniziale.

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«Elvis»

Un punto di vista interessante

Giocando con le temporalità del racconto, il film adotta un punto di vista interessante, utilizzando i ricordi del colonnello Parker per ricostruire le tappe fondamentali della carriera musicale di Elvis. L'idea è curiosa e non banale, seppur con qualche didascalismo di troppo verso la conclusione. È un film godibile «Elvis», anche se altalenante a causa di un bombardamento audiovisivo suggestivo ma alla lunga faticoso, che prova a nascondere alcuni limiti di una sceneggiatura non sempre coinvolgente. Buonissima prova del protagonista Austin Butler, giovane attore che s'impegna moltissimo, mentre meno intenso risulta Tom Hanks nei panni del manager.

Da evidenziare che, sempre fuori concorso, a Cannes è stato presentato in questi giorni un bel documentario su David Bowie intitolato «Moonage Daydream», che speriamo di vedere presto anche in Italia.

Broker

In concorso, un'ottima autrice come Claire Denis ha proposto un film molto deludente come «Stars at Noon», mentre convince ancora una volta Hirokazu Kore-Eda con «Broker».Il grande regista giapponese, Palma d'oro a Cannes nel 2018 per il bellissimo «Un affare di famiglia», fa qui il suo esordio in lingua coreana firmando una pellicola pienamente nelle sue corde. Al centro c’è una giovane madre in difficoltà, che decide di abbandonare il proprio neonato in un facility box. Invece che essere accolto dagli assistenti sociali, il bambino sarà però clandestinamente preso in custodia da due uomini che millantano di voler trovare per lui la famiglia migliore in cui crescere.

«Broker»

Grazie al suo classico stile delicato, Hirokazu Kore-Eda dà vita a una pellicola toccante e ricca di spunti di riflessione, che regala alcune sequenze intime da pelle d'oca, capaci di emozionare senza mai ricorrere alla retorica.Il disegno d'insieme è solo in minima parte minato da alcune scene troppo costruite a tavolino, ma il coinvolgimento si mantiene alto per tutta la durata e gli attori sono tutti eccellenti: nel cast c'è anche Song Kang-ho, grande interprete sudcoreano, tra i protagonisti di «Parasite» di Bong Joon-ho.


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