Festival di Cannes 2019

cinema

Cannes vola con «Little Joe» di Hausner e «Dolor y gloria» di Almodóvar

di Andrea Chimento


«Dolor y gloria» di Almodóvar

2' di lettura

È stata una giornata importante al Festival di Cannes, contraddistinta da due titoli di rilievo presentati in concorso.

Partiamo da «Little Joe» di Jessica Hausner, regista austriaca che torna sulla Croisette dopo aver proposto «Amour fou» nel 2014 nella sezione Un Certain Regard.

Al centro della trama c'è Alice, una madre single che lavora in una grande corporation dedicata alla creazione di piante ibridate in grado di suscitare particolari reazioni con le loro fragranze. Un fiore di sua invenzione, capace di rendere le persone felici, potrebbe però causare un'inquietante reazione allergica, modificando impercettibilmente il carattere di coloro che entrano in contatto con il suo profumo.

«Little Joe», di Jessica Hausner

Raccontando il tema della maternità attraverso potenti metafore fantascientifiche, Jessica Hausner costruisce un racconto di tensione, girato con grande cura, che riesce a tenere alta l'attenzione dello spettatore fino alla fine.
Attraverso inquadrature molto statiche e curate da un punto di vista geometrico, il film restituisce formalmente la complessità dei sentimenti che vengono analizzati, a partire da quelli di una donna preoccupata per la crescita del figlio adolescente.

Molto più complesso e profondo di come può apparire a prima vista, «Little Joe» ha dalla sua una grande forza sonora, attraverso un apparato uditivo molto presente e capace di contribuire all'inquietudine generale trasmessa dal film.
Menzione speciale per l'uso delle luci e dei colori della fotografia di Martin Gschlacht.

«Little Joe», di Jessica Hausner

Ancora più toccante è il nuovo lavoro di Pedro Almodóvar, «Dolor y gloria», un film profondamente autobiografico con protagonista un regista, interpretato da Antonio Banderas, che sta affrontando un periodo di crisi: nella sua memoria riaffiorano ricordi d'infanzia e altri legati alle tappe più significative della sua esistenza.

Attraverso un racconto commovente e doloroso, Almodóvar firma il suo personale «8 ½», un film che ragiona sul cinema con grande spessore e con cui l'autore spagnolo si mette a nudo come mai prima nella sua carriera.
Trova (nuovamente) in Banderas un alter ego ideale e il film colpisce tanto per una narrazione capace di coinvolgere completamente, quanto per un apparato formale di eccellente maturità.
Era dai tempi di «Volver» (2006) che Almodóvar non convinceva così tanto, ma «Dolor y gloria» è anche una delle pellicole più emozionanti e importanti della sua intera carriera.

Ottimo lavoro di un cast in cui, oltre a un Banderas degno del premio come miglior attore, sono presenti tanti altri nomi di rilievo come Penélope Cruz, Leonardo Sbaraglia e Cecilia Roth.

Antonio Banderas in «Dolor y gloria» di Almodóvar

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