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Canone Rai, Giorgetti frena Salvini: per il Mef resta in bolletta anche nel 2023

Il ministero dell’Economia rassicura i sindacati dell’azienda: «non fondate» le voci sull’esclusione. Ma il leader della Lega vuole un segnale di discontinuità

di Manuela Perrone

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Il canone Rai sembra destinato a restare nella bolletta elettrica. È vero che nell’ambito del Pnrr l’Italia si era impegnata con l’Europa a far sparire dai costi dell’energia tutti gli «oneri impropri». Ed è vero che ad aprile, con un ordine del giorno al decreto energia presentato alla Camera da Maria Laura Paxia (Misto) e accettato dal governo Draghi rappresentato in Aula dalla sottosegretaria leghista Vannia Gava, l’esecutivo si era impegnato con il Parlamento ad adottare «misure normative dirette a scorporare il canone Rai dalle fatture relative al consumo elettrico» a partire dal 2023.

Lettera dei sindacati al ministro Giorgetti

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I conti da tenere in ordine

Ma gli ordini del giorno non sono vincolanti. E adesso il vento sembra cambiato, probabilmente complice la necessità di tenere in ordine i conti dell’azienda radiotelevisiva pubblica: al 30 giugno 2022, secondo la relazione approvata dal Cda lo scorso ottobre, l’utile netto era in miglioramento di 45,9 milioni e la posizione finanziaria netta consolidata risultava negativa per 301 milioni di euro (seppur in miglioramento rispetto al semestre precedente). Appare difficile poter rinunciare all’incasso derivante dal canone (1,7 miliardi di euro nel 2021 dalle sole famiglie), possibile grazie al pagamento in bolletta, introdotto come misura anti-evasione nel 2015 dall’esecutivo Renzi.

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La nota del ministero dell’Economia

Con una nota, lunedì 14 novembre il ministero dell’Economia ha colto l’occasione di una lettera di otto sigle sindacali della Rai - che chiedevano al ministro Giancarlo Giorgetti un «autorevole intervento» sul tema - per chiarire che le voci di un’esclusione del canone Rai dalla bolletta elettrica «non risultano, alla luce del lungo lavoro istruttorio in corso, fondate». «La milestone Pnrr - spiega il Mef - trova il suo fondamento nell’esigenza di tutela della concorrenza del mercato dell’energia elettrica e si basa sulle proposte Agcm (l’Antitrust, ndr), la quale non aveva rilevato alcuna criticità in merito al pagamento del canone Rai dal punto di vista della concorrenza del mercato dell’energia, a condizione che il pagamento fosse trasparente per gli utenti finali. Requisito che risulta soddisfatto».

I timori dei sindacati per le sorti dell’azienda

Il dicastero guidato da Giorgetti ha così fugato, almeno per il momento, i timori dei sindacati (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl-Fnc, Snater, Libersind-Confsal, Adrai e Usigrai), secondo cui la decisione deliberata dalle Camere, «oltre a provocare un clima di profonda incertezza relativamente alle modalità di finanziamento del Servizio pubblico radiotelevisivo, rischia di avere un impatto dirompente sul futuro stesso della Rai». Azienda che impiega quasi 13mila persone. Le sigle hanno chiamato direttamente in causa il Mef: «Privare la più grande azienda culturale del Paese della certezza dei finanziamenti, oltre alle evidenti ricadute in termini occupazionali che ne potrebbero derivare avrebbe degli effetti diretti sullo stesso ministero da Ella guidato, in quanto azionista di Rai Spa».

Le promesse di Salvini in campagna elettorale

Politicamente, la questione ha risvolti tutti interni alla Lega. Perché era stato più volte il leader Matteo Salvini, durante la campagna elettorale, a promettere l’abolizione del canone Rai, giudicato dal Codacons come «l’imposta più odiata dagli italiani». Era stato lo stesso Salvini, oggi ministro delle Infrastrutture, a lanciare una raccolta di firme online e addirittura a inserire l’eliminazione dell’imposta tra i sei «sacri impegni» di Pontida fatti sottoscrivere a tutti i dirigenti del Carroccio. E adesso? Dalla nota di Via XX Settembre, ossia del dicastero guidato dal collega di partito Giorgetti, sembrerebbe che, almeno per il 2023, non ci sia intenzione né di toccare i 90 euro né di interrompere la loro “spalmatura” in dieci mensilità da gennaio a ottobre sulle bollette elettriche dei 22 milioni di italiani che risultano possessori di un televisore.

«Presenteremo una proposta ad hoc»

Ma dall’entourage di Salvini fanno notare come quella del Mef sia una «risposta tecnica». «La Lega presenterà una proposta ad hoc», assicurano. In quale direzione è tutto da vedere. Finora non sono state individuate forme alternative di riscossione che abbiano efficacia pari all’inserimento in bolletta. Volendo stare al programma elettorale del Carroccio, inoltre, l’obiettivo prioritario resta la cancellazione della tassa. A pagina 107, nella parte dedicata al settore audiovisivo, si legge: «Progressiva riduzione del canone Rai fino alla sua definitiva abolizione nell’anno 2030». A Via Bellerio sognano di poter lanciare subito almeno un segnale di discontinuità, in questa direzione.

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