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Cantieri a corto di manodopera

Secondo Excelsior i settori mobilità e logistica avranno bisogno, da qui al 2026, fino a 205mila lavoratori, costruzioni e infrastrutture fino a 375mila. Imprese in crisi: introvabili saldatori, elettricisti, fabbri, conduttori di veicoli, installatori di impianti

di Claudio Tucci

L'imbocco della galleria Santa Lucia, la più lunga galleria a 3 corsie costruita in Europa (7.750 metri). Si trova lungo l'autostrada A1 tra Barberino di Mugello e Firenze Nord

3' di lettura

La spia rossa si è accesa nel 2021, quando tra superbonus e prime misure di spinta ai cantieri targate Pnrr, il maxi comparto “Infrastrutture” ha segnato un balzo di nuove assunzioni: +14,1% rispetto al livello pre-pandemia (2019). Ma, per la prima volta in maniera così nitida, gli imprenditori hanno toccato con mano anche l’altra faccia della medaglia, vale a dire la “crescente” e “preoccupante” carenza di manodopera specifica richiesta dalle imprese. Lo scorso anno, infatti, il “mismacth” tra domanda e offerta di lavoro nelle costruzioni in senso ampio, espresso dal rapporto tra ingressi previsti giudicati di difficile reperimento da parte delle aziende e il totale delle entrate programmate nello stesso periodo, è risultato pari al 40%, con picchi, nella seconda parte dell’anno, anche prossimi al 50%. Prima della pandemia lo stesso rapporto era di circa il 28%, ha ricordato in un focus molto dettagliato, l’Ance. In altri termini, in due anni, il gap nel settore infrastrutture-costruzioni è aumentato di ben 12 punti percentuali, il doppio di quanto accaduto per l’insieme dei settori economici (dal 26% nel 2019 al 32% del 2021).

Il tema è delicato, visti anche i 108 miliardi su 209 complessivi previsti dal Pnrr per le infrastrutture. Ed emerge giornalmente dai cantieri autostradali a quelli navali; dai trasporti alle gallerie. Secondo le ultime elaborazioni Excelsior, targate Unioncamere-Anpal, i settori mobilità e logistica avranno bisogno, da qui al 2026, quindi nell’arco temporale Pnrr, tra 181.500 e 205.600 ingressi, a seconda dello scenario economico, più o meno favorevole (e al netto degli effetti della guerra tra Russia e Ucraina, al momento indecifrabili). Per i settori costruzioni e infrastrutture le previsioni assunzionali sono ancora più elevate, tra i 339.400 e i 375.700 inserimenti, sempre a seconda della velocità, sostenuta o in frenata, della nostra economia.

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A fronte di queste spinte, e guardando a un orizzonte temporale medio-lungo, il mismatch rischia, concretamente, di tarpare le ali a tutto il maxi comparto. Qui gli ultimi dati mensili sono di maggio 2022, e fotografano questa situazione: per gli operai specializzati nella pitturazione e pulizia degli esterni degli edifici la difficoltà di reperimento è superiore all’80%, 80,4% per la precisione. Per i conduttori di veicoli a motore siamo al 58,1%, per i montatori e manutentori al 57,9%, per i tecnici in campo ingegneristico al 56,9%. A essere “introvabili”, ha aggiunto l’Ance, sono anche profili molto specialistici: gli installatori di impianti di isolamento e insonorizzazione (57,2% di mismatch - rispetto al 40% di media nel settore costruzioni); i tecnici e gli elettricisti relativi a costruzioni civili (quota vicino al 55%). Inoltre, tra le figure presenti nel macro gruppo degli operai specializzati, si riscontra una percentuale di difficoltà di reperimento elevata (52%) anche per i montatori della carpenteria metallica.

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore l’allarme lanciato da un settore emergente, come la blue economy, l’economia del mare, dove ormai, in media, un’impresa del mare su quattro segnala difficoltà di reperimento della manodopera occorrente. Emblematico il caso della cantieristica navale, dove il mismatch viene riscontrato in quasi il 43% del totale delle entrate, e nel 23,3% dei casi per mancanza di candidati. In questa filiera, ad essere introvabili sono soprattutto alcune figure di operai specializzati, come i fabbri ferrai, costruttori di utensili (65,1%), fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili.

Per non parlare delle competenze “green”, che assieme a quelle digitali, rappresentano il futuro anche per il settore infrastrutture: le competenze verdi sono dirimenti per gran parte dei mestieri legati all’edilizia, quali ad esempio i tecnici e ingegneri delle costruzioni civili (competenze richieste con elevata importanza al 78,6% e al 71,2% delle entrate programmate) e i tecnici della gestione dei cantieri edili (55%), chiamati a operare sia per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio già esistente, sia nella progettazione e costruzione di nuovi edifici ecosostenibili. Ebbene, anche qui le competenze green sono introvabili nel 33,8% dei casi (si arriva al 36,9% se di grado elevato).

Da non sottovalutare neppure l’ultimo allarme di Anita Confindustria nel settore dell’autotrasporto: da noi mancano 20mila autisti di mezzi pesanti. E non è un problema solo italiano visto che in Europa è da almeno dieci anni che esiste il tema. Senza interventi immediati, da noi la carenza di autisti è destinata ad aggravarsi nei prossimi anni considerata l’età media del settore, pari a circa 50 anni. Anche in questo caso il mismatch non dipende dalle retribuzioni (si arriva a guadagnare anche 2.700-3mila euro netti al mese) ma è spiegato con la mancanza di personale qualificato e la carente immagine della professione dell’autotrasportatore (e così si fatica ad attrarre giovani).

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