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Cantine e vigneti attraggono sempre di più fondi di investimento e finanza

Tra le tante operazioni: Clessidra ha creato un gruppo da 430 milioni con l’acquisizione di Botter e Mondodelvino, Platinum ha rilevato Farnese (80 milioni) e Hyle Capital la Contri Spumanti (101 milioni)

di Giorgio dell'Orefice

Settore forte.Nel 2020, anno in cui tutti i principali settori della manifattura italiana hanno subito pesanti battute d’arresto all’export, il vino ha lasciato sul terreno appena il 2% del proprio fatturato estero per poi ripartire di slancio nel 2021 con progressi in doppia cifra e un nuovo record con un valore delle esportazioni di 7,1 miliardi di euro

4' di lettura

«Mio padre mi diceva sempre: ci sono tre modi per perdere soldi. Alcuni più piacevoli. Altri molto veloci come il gioco. Ma il più sicuro è con l'agricoltura. Le prime due sono ancora valide, la terza forse non più». Nella citazione familiare di Lamberto Frescobaldi c'è forse uno dei cambiamenti più significativi indotti dalla pandemia: la percezione dell'agricoltura non più come di un settore residuale ma un settore resiliente. Un'attività nella quale investire non più e non solo se ci si è costretti ma un comparto in grado almeno di tutelare il capitale investito.

E capofila di questo processo di cambiamento è il settore del vino che negli ultimi anni, compresi quelli pandemici, ha registrato una nuova ondata di acquisizioni di cantine che però ha caratteristiche diverse rispetto al passato. Stavolta, infatti, c'è un nuovo protagonismo della finanza e dei fondi di investimento come mai in passato.

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L'universo della finanza raramente si era avvicinato al vino se non come divertissement di qualche imprenditore di successo. Rendimenti non elevati e soprattutto un forte peso delle immobilizzazioni in vigneti, sembravano ostacoli insormontabili. Ma tra i tanti effetti diretti e indiretti della pandemia c'è anche questa inversione di tendenza.

Innanzitutto, il vino italiano nel biennio pandemico ha messo a segno risultati di tutto rilievo. Nel 2020 anno in cui tutti i principali settori della manifattura italiana hanno subito pesanti battute d'arresto all'export il vino ha lasciato sul terreno appena il 2% del proprio fatturato estero per poi ripartire di slancio nel 2021 con progressi in doppia cifra e un nuovo record con un valore delle esportazioni di 7,1 miliardi di euro.

Questa resilienza vitivinicola ha fatto aprire gli occhi a molti che si sono resi conto di come in periodi di crisi i grandi rendimenti sfumano rapidamente e la priorità diventa riportare a casa almeno il capitale investito.

Lo sbarco di protagonisti della finanza nel settore vitivinicolo è nei fatti. Il fondo Clessidra nel 2021 ha perfezionato l'acquisizione e la fusione delle due cantine Botter e Mondodelvino dando vita a un gruppo da 430 milioni di euro di fatturato tra i primi gruppi privati italiani. Un passaggio tra partner finanziari è quello che ha riguardato Farnese vini, azienda da circa 80 milioni di fatturato che nel 2015 era stata acquistata da 21 Investimenti (Benetton e NB Renaissance Partners) e che da questi è stata ceduta nel 2020 (e per 170 milioni di euro) al fondo americano Platinum Equity.

Hyle Capital, fondo di private equity fondato da Matteo Chieregato ha rilevato Contri Spumanti (azienda con un giro d'affari di 101 milioni di euro) che è poi confluita in un piccolo polo dell'agroalimentare del quale fanno parte anche il brand della frutta secca Manuzzi e macchine agricole Guaresi.

E c'è il Made in Italy Fund (promosso da Quadrivio e Panbianco) che è entrato in Prosit il polo di cantine sviluppato dal manager del vino Sergio Dagnino.Investimenti non solo italiani. Un family office (secondo molti rumors arabo) appena qualche settimana fa ha rilevato dai fratelli Ferragamo Castiglion del Bosco, cantina simbolo del Brunello di Montalcino con annesso campo da golf e relais cinque stelle lusso, per una cifra che non è mai stata resa nota ma che voci ufficiose collocano tra i 300 e i 400 milioni di euro.

Mentre risale a prima della pandemia l'acquisizione da parte del Gruppo Epi della famiglia francese Descours di un altro brand simbolo di Montalcino: Biondi Santi. Il gruppo francese specializzato in vini e Champagne appena qualche settimana ha poi raddoppiato il proprio investimento in Toscana, rilevando, questa volta nel Chianti Classico un'altra etichetta celebre: Isole e Olena.

A chiudere il cerchio di questa panoramica enofinanziaria le due cantine quotate al listino Aim di Borsa Milano: Italia Wine Brands e Masi agricola. La prima si sta rafforzando acquisizione dopo acquisizione ed è arrivata a 432 milioni di fatturato 2021. Mentre Masi, brand legato a doppio filo all'Amarone della Valpolicella pur restando saldamente sotto il controllo dei fratelli Boscaini negli ultimi mesi ha registrato l'ingresso nel capitale del fondo di previdenza agricola Enpaia (al 5%) e ha visto il patron di Diesel, Renzo Rosso, crescere arrivando fino al 10% del capitale.

«Il vino è attrattivo - ha commentato il presidente dell'Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi - ma penso anche che ad aprire spazi per nuovi investitori sia il ricambio generazionale. I vincoli civilistici che ci derivano dal codice Napoleonico sono stringenti. Il principale riferimento per la successione in azienda è la famiglia ma spesso i dissidi tra i componenti, divergenze sul futuro dell'azienda e spesso l'impossibilità, per l'elevato valore del brand, che un componente possa rilevare le altre quote di capitale rendono necessario aprire il capitale a investitori esterni. Sempre più spesso è la strada obbligata per assicurare la continuità aziendale. Un aiuto lo stanno fornendo anche accordi nei quali la famiglia resta con una quota minoritaria mantenendo la proprietà e la gestione dei vigneti con accordi di fornitura delle uve. Una soluzione che consente di alleggerire il peso delle immobilizzazioni».

«Gli ingredienti chiave - spiega il founder di LT Wine&food Advisory, Lorenzo Tersi che è stato coinvolto di più di una delle operazioni elencate – sono il brand, un'adeguata dimensione (per ottenere economie di scala produttive e distributive) e la propensione all'export. In prospettiva vedo promettenti le aggregazioni multisettoriali, la costruzione cioè di food company nelle quali alla cantina vengano affiancati il pastificio artigianale, il caseificio o il prosciuttificio Dop. In modo da proporre ai mercati esteri un paniere delle eccellenze made in Italy».

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