le dimissioni del magistrato

Cantone lascia la guida dell’Anac, «ma la corruzione non è debellata»

Raffaele Cantone lascia la guida dell’Anac, l’Autorità anticorruzione. Il suo mandato sarebbe scaduto nel marzo 2020. In una nota Cantone, che tornerà in Magistratura, sottolinea come «l’Autorità nazionale anticorruzione, istituita sull'onda di scandali ed emergenze, rappresenta oggi un patrimonio del Paese. Sono circostanze che dovrebbero rappresentare motivo di orgoglio per l'Italia, invece sono spesso poco riconosciute come meriterebbero»


Cantone: piano prevenzione corruzione è rivoluzione copernicana

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«Torno a fare il magistrato, quella in Anac è stata un'esperienza entusiasmante ma ormai conclusa». Lo annuncia in una nota il presidente dell'Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone.
«Nella mattina di oggi - scrive Cantone - con alcuni mesi di anticipo, ho avanzato formale richiesta di rientrare nei ruoli organici della magistratura: un atto che implica la conclusione del mio mandato di Presidente dell'Anac, che diverrà effettiva non appena l'istanza sarà ratificata dal plenum del Csm. Tornerò pertanto all'Ufficio del massimario presso la Corte di Cassazione, dove prestavo servizio prima di essere designato all'unanimità dal Parlamento a questo importante incarico. Dopo aver comunicato nei giorni scorsi le mie intenzioni al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei ministri e a vari esponenti del Governo, reputo opportuno annunciare pubblicamente e in assoluta trasparenza la determinazione che ho assunto».

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La lettera di addio di Cantone all'Anac

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Nato a Napoli il 24 novembre 1963, Raffaele Cantone ha assunto la guida dell'Anac poco più di cinque anni fa: il 27 marzo 2014 l'allora premier Matteo Renzi lo propose come presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, nomina confermata dal Parlamento. Il suo mandato
sarebbe scaduto a marzo 2020.

«La mia - sottolinea ancora Cantone - è una decisione meditata e sofferta. Sono grato dell'eccezionale occasione che mi è stata concessa ma credo sia giusto rientrare in ruolo in un momento così difficile per la vita della magistratura». «Lascio la presidenza dell'Anac - rimarca in un altro passaggio riportato da Radiocor - con la consapevolezza che dal 2014 il nostro Paese ha compiuto grandi passi avanti nel campo della prevenzione della corruzione, tanto da essere divenuta un modello di riferimento all'estero. La stessa Autorità nazionale anticorruzione, istituita sull'onda di scandali ed emergenze, rappresenta oggi un patrimonio del Paese. Sono circostanze che dovrebbero rappresentare motivo di orgoglio per l'Italia, invece sono spesso poco riconosciute come meriterebbero».

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Non si sono fatte attendere le reazioni. «L'Anac ha evidenziato che il tema della prevenzione è importante quanto quello della repressione. Ma, detto questo, alcune linee guida e regolamenti dell'Anac non riuscivano a coniugare l'esigenza della trasparenza con quelle dell'efficienza e della rapidità: io l'avevo segnalato a Cantone che si doveva lavorare per snellire. Se per prevenire tutto blocchiamo tutto, non si fa niente». Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, al forum Ansa, commentando la decisione di Cantone di lasciare l'Autorità.

Il magistrato sottolinea anche che «la corruzione è tutt'altro che debellata ma sarebbe ingeneroso non prendere atto dei progressi, evidenziati anche dagli innumerevoli e nient’affatto scontati riconoscimenti ricevuti in questi anni dalle organizzazioni internazionali (Commissione europea, Consiglio d'Europa, Ocse, Osce, Fondo monetario) e dal significativo miglioramento nelle classifiche di settore».

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