La decisione del Csm

Cantone va in Cassazione. Le attività anticorruzione nei cinque anni di mandato

Il Consiglio superiore della magistratura ha deliberato la nomina di Raffaele Catone all’Ufficio del Massimario. Potrebbe essere una destinazione provvisoria. In cinque nell’Anac oltre 30.000 fascicoli istruttori, con circa 200 verifiche ispettive

di Ivan Cimmarusti


Anticorruzione, Cantone lascia l'Anac: torno a fare il magistrato

2' di lettura

Il presidente dell’Anticoruzzione, Raffaele Cantone, rientra nel ruolo di magistrato alla Corte di Cassazione. Andrà all’Ufficio del Massimario della Suprema Corte, come ha deliberato il Consiglio superiore della magistratura. «Sento che un ciclo si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo», aveva scritto a luglio sul sito dell’Anticorruzione Cantone annunciando la sua decisione di lasciare l’incarico nove mesi prima della scadenza per rientrare in magistratura, «che ho sempre riconsiderato la mia casa».

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Incarico provvisorio (?)
Quella della Cassazione potrebbe però essere una destinazione provvisoria per Cantone, che già prima di lasciare l’Anac aveva partecipato a tre concorsi per il vertice di altrettante procure: Frosinone, Torre Annunziata e Perugia. Nomine su cui il Csm si deve ancora pronunciare e che sono state rallentate dallo scandalo che ha investito Palazzo dei marescialli sull'onda dell’inchiesta della procura di Perugia sull’ex consigliere del Csm Luca Palamara.

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In Anac
Nell’ente Anticorruzione è entrato il 27 marzo 2014, quando l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi lo propose quale presidente dell’Anac, nomina poi confermata dalle commissioni affari costituzionali di Camera e Senato all’unanimità. Da luglio 2014 a dicembre 2018, considerando tutti gli ambiti di propria competenza, l’Autorità ha aperto oltre 30.000 fascicoli istruttori, effettuando circa 200 verifiche ispettive, molte delle quali svolte con il prezioso apporto del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di finanza. Tra i numeri: 3.150 pareri in materia soprattutto di contratti pubblici e stipulato 78 protocolli di vigilanza collaborativa, che hanno consentito di verificare più di 200 procedure di particolare rilevanza o impatto economico, cui vanno aggiunti ulteriori 10 accordi di alta sorveglianza su grandi eventi da cui sono scaturiti oltre 1.000 pareri elaborati dall’Unità Operativa Speciale, nata con Expo ma poi divenuta una presenza strutturale. Circa 2.000 sono state le sanzioni irrogate, ma in gran parte nel settore dei contratti pubblici in cui l’Autorità svolge la funzione di accertare infrazioni rilevate da altri (soprattutto stazioni appaltanti).

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Le proposte di modifica normativa
Numerosi, inoltre, gli atti a carattere generale adottati per dare indicazioni ad amministrazioni e stazioni appaltanti (oltre 60 tra piano nazionale anticorruzione, linee guida in varie materie, bandi-tipo e prezzi di riferimento) e ben 35 le segnalazioni a Governo e Parlamento per evidenziare disfunzioni e proposte di modifica normativa.

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Un metodo di lavoro riconosciuto all’estero
Nel corso dell’intervento alla Camera dei deputati del 6 giugno scorso, Catone parlò di «un metodo di lavoro, quello sperimentato nel quinquennio, che viene riconosciuto all’estero – e lo dico con una punta di orgoglio – come il “modello italiano” della prevenzione della corruzione, che ha ricevuto numerosi apprezzamenti, fra cui quelli del Greco (Consiglio d’Europa) e dell’Ocse».

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