vent’anni senza battisti

Canzoni e segreti del «nostro caro Lucio»

di Francesca Milano


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(Mondadori via Getty Images)

3' di lettura

Chi è stato veramente Lucio Battisti? Il ragazzo simpatico della provincia reatina o il personaggio scostante degli ultimi anni di vita? Il partner fedele del binomio artistico perfetto o il traditore? L’autore di “canzonette” o l’inventore di una nuova forma di musica italiana? A 20 anni dalla sua morte che cosa rimane della sua poetica? Se lo chiede Ezio Guaitamacchi nella prefazione al libro «Il nostro caro Lucio» di Donato Zoppo, edito da Hoepli, che racconta la storia di Battisti attraverso i suoi versi e i ricordi di chi lo ha conosciuto, dai parenti ai colleghi musicisti (compreso il suo storico co-autore Mogol).

Battisti, 20 anni senza “Emozioni”

Alle domande di Guaitamacchi se ne aggiunge un’altra, che da almeno 30 anni si fanno tutti gli appassionati di musica italiana: era meglio il Battisti “mogoliano” o il Battisti “panelliano”? È su questa scissione, su questa frattura che si dividono gli ascoltatori.

«Con Panella - spiega Zoppo - Lucio combatte l’ultima battaglia culturale: volete avermi tutto per voi sempre uguale, immutabile, un perenne juke box a gettone a cantare la canzone da falò? Io sono oltre». È questa necessità di non essere ingabbiato, probabilmente, che crea in Battisti la frattura che lo porta prima a ritirarsi a vita privata (stop a interviste, concerti e ospitate televisive: dirà: «I flash? Mi fanno male agli occhi. La televisione? Meglio l’olio di ricino. Non conosco nessuna tortura che la superi») e poi a cambiare radicalmente la sua musica.

Il risultato è una pentalogia («Don Giovanni», «L’apparenza», «La sposa occidentale», «Cosa succederà alla ragazza», «Hegel») firmata assieme a Pasquale Panella, anche se in realtà «i cinque dischi sono 5 figli unici, completamente disinteressati l’uno alle sorti dell’altro». Donato Zoppo, nel suo libro, li definisce «cinque schegge d’avanguardia radicale». Si tratta di cinque dischi di Battisti dove però il Battisti fino ad allora conosciuto e amato non c’è . «L’assenza di Lucio - scrive ancora Zoppo - rende le canzoni ancora più aliene, arrivate da chissà dove e chissà con quale faccia le ha cantate».

Perché l’altro grande tema, quando si parla di Battisti, è quello della sua vita privata: in un’epoca in cui i dischi si vendevano ancora e i cantanti non avevano bisogno degli eventi live per guadagnare, Lucio Battisti aveva scelto di tenersi la musica ma di rinunciare alla notorietà. Si tiene volutamente lontano dalla mondanità, ritirandosi a vita privata. «Giudicatemi per le canzoni e solo per quelle», dice prima di sparire.

«Qualcuno l’ha visto su una barca a vela, qualcun altro l’ha riconosciuto mentre faceva footing. Altri ancora l’hanno notato stranamente espansivo per le vie di Milano, a spasso col figlio e la moglie. Qualcuno l’ha spiato da un buchino della siepe mentre falciava il giardino»: l’ultimo Lucio Battisti è un uomo normale. Eppure, di normale Lucio Battista ha avuto ben poco. È stato uno tra i più grandi innovatori della musica italiana, (co)autore di canzoni immortali come «La canzone del sole», «Una giornata uggiosa», «Il mio canto libero», «Emozioni».

Il libro di Donato Zoppo è un viaggio nella vita di Lucio Battisti, un racconto dell’Italia (e dell’industria discografica) che cambia, uno studio dei testi del cantante (e dei suoi parolieri). Perché - come ribadiva sempre - «un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste. Esiste la sua arte».

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