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Canzoniere del congedo

Di Ernesto Franco è in libreria la raccolta di 47 poesie “Donna cometa”, per i tipi di Donzelli

di Niccolò Nisivoccia

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Ernesto Franco

Di Ernesto Franco è in libreria la raccolta di 47 poesie “Donna cometa”, per i tipi di Donzelli


3' di lettura

Conoscevamo Ernesto Franco come direttore editoriale di Einaudi, come scrittore, come traduttore. Ora, a rivelarlo anche come poeta è “Donna cometa”, la sua prima raccolta, breve e perfetta, appena pubblicata da Donzelli (64 pp., € 14). Breve, perché a comporla sono solo quarantasette poesie, e perché quasi tutte le poesie sono brevissime a loro volta. E perfetta: non solo per la sua compattezza, nel senso che l'intera raccolta è centrata su un unico tema continuamente ripetuto e variato, l'amore di un uomo nei confronti della donna con la quale ha condiviso la propria vita e che adesso – capiamo – la morte gli ha strappato prematuramente. Ma anche per il suo equilibrio, formale e sostanziale, che mai consente al dolore di prendere il sopravvento sui versi, dei quali Franco Manzoni ha già notato la “sapiente tessitura”, giocata su rime, assonanze, allitterazioni, chiasmi, anacoluti (riconoscendovi, nel retroterra delle ascendenze, tracce della poesia antica, da Saffo a Callimaco, da Ovidio a Virgilio, come di quella classica italiana, da Ariosto a Leopardi, Foscolo, D'Annunzio).

Nei contenuti, “Donna cometa” sembra quasi inverare quel senso della “comunità dei vivi e dei morti” di cui parlava Giovanni Raboni. Cos'altro è la “comunità dei vivi e dei morti”, infatti, se non il parlamento interiore che ci abita, e con il quale incessantemente interloquiamo e ci confrontiamo, formato da tutti gli Altri significativi della nostra vita, vivi o morti che siano, fra cui in prima fila la persona che amiamo o abbiamo amato? Franco, qui, declina questa “comunità” in una forma di devozione assoluta, attribuendo alla donna che ha amato, e che non c'è più, il ruolo di interlocutrice unica ed esclusiva. La donna che ha amato, e che non c'è più, è il tu al quale Franco si rivolge “con tutto il suo essere” (per citare Vittorio Lingiardi, nel suo recente, bellissimo “Io, tu, noi”). “Assenza,/più acuta presenza”, scriveva Attilio Bertolucci, e questo è il caso: Franco dialoga con un'assenza come se fosse a tutti gli effetti una presenza, un'immanenza. Ma attenzione: una presenza, un'immanenza non puramente cerebrali, spirituali, bensì pienamente carnali, corporali. Tutto è carnale, sembra voler suggerirci Franco, tutto è sensuale, anche il pensiero, anche il ricordo. Come a dire che non esiste realtà che sia dato riconoscere senza corpi, senza corporeità. Ecco, “Donna cometa” è, più di ogni altra cosa, una lunga variazione sul tema del corpo della donna amata, che non è meno presente né meno sensuale per il semplice fatto di essere assente, di non poter essere toccato: il viso, gli occhi, le mani, i seni, i fianchi, le gambe e la loro piega, perfino l'odore della pelle. Ed è proprio questa carnalità a conferire realtà e concretezza al dialogo, che diventa reale proprio in quanto corporeo. “Ora sono qui, uno di due”, leggiamo per esempio, “stanco con tu che mi manchi,/proprio qui./Qui accanto”. Oppure “è il vuoto che mi lasci che mi lega, che mi tira”, o “ti avvicini tanto da sentirmi,/tanto da non toccarmi”.
Scorre, lungo l'intera raccolta, la perfetta consapevolezza del “vuoto”, dell'altrove, ma è un “vuoto” che le parole, facendosi carne, riescono in qualche modo a lenire, fuori da qualunque genere di sentimentalismo. “Ma sono invalicabili cortine,/la tua pelle, le nostri valli”, ammette Franco in una delle poesie. Per aggiungere però, in un'altra: “Nello spazio che ci divide siamo insieme,/chiudiamo nei nostri corpi l'amore,/siamo un seme”.

Ernesto Franco, Donna cometa (Donzelli, 64 pp., € 14)

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