intervista

Caos Atlantia, si fa avanti Crt: «Fondazione pronta a mediare»

A pochi giorni dalla chiusura degli Stati Generali che «sono stati l’occasione per fare il punto dopo 25 anni di attività e programmare il futuro», il presidente della Fondazione Crt Giovanni Quaglia delinea le prospettive dell’ente

di Alessandro Graziani


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Giovanni Quaglia (Imagoeconomica)

4' di lettura

«L’inclusione, lo sviluppo e anche la finanza: la Fondazione Crt intende essere sempre più un nuovo attore nel tessuto sociale, un rinnovato corpo intermedio attivo nel territorio, nella tessitura sociale e nei settori della tecnologia e dell’innovazione». A pochi giorni dalla chiusura degli Stati Generali che «sono stati l’occasione per fare il punto dopo 25 anni di attività e programmare il futuro», il presidente della Fondazione Crt Giovanni Quaglia delinea le prospettive dell’ente che ha un ruolo di rilievo in Piemonte e Val d’Aosta nei tradizionali settori di intervento del welfare, della ricerca e istruzione, dell’arte e cultura. Ma che incide anche, attraverso gli investimenti di un patrimonio di circa 3 miliardi, in varie partite finanziarie di rilievo nazionale, essendo azionista di Cdp, Atlantia, UniCredit, Generali, BancoBpm e ASTM.

Dopo gli Stati Generali, che spunti sono arrivati per delineare la nuova mission di Fondazione Crt?
Dai focus group e dalle interviste con 800 persone rappresentative dei nostri vari stakeholders sono emerse tre indicazioni principali. La prima è che viene richiesto alla Fondazione di essere sempre più agente: non solo erogatrice di risorse, ma anche di competenze e progettualità. La seconda è di essere tessitrice di reti e aiuto-regista di nuove iniziative sociali. Sottolineo aiuto-regista, perché la regia spetta alle istituzioni elettive. Infine la sollecitazione a svolgere un ruolo di cerniera tra flussi e luoghi. In generale, è emersa con forza l’esigenza di far dialogare e collaborare tra loro le realtà esistenti, a partire dal mondo del volontariato.

Anche le Fondazioni, forse, potrebbero incidere di più se collaborassero tra loro. O no?
Sia a livello di Acri che di Fondazione con il Sud c’è grande collaborazione. Per quanto ci riguarda, in Piemonte le 11 Fondazioni di origine bancaria fanno parte dell’Associazione che presiedo e che si sta adoperando per iniziative comuni a sostegno del territorio: non è poco se si pensa che la dotazione patrimoniale degli enti piemontesi ammonta a circa 12 miliardi.

Il patrimonio complessivo di Fondazione Crt è di circa 3 miliardi a valore di mercato. Avete un rilevante portafoglio di partecipazioni azionarie, a partire dall’1,5% di Cdp di cui lei è presidente del comitato di supporto. È soddisfatto del nuovo corso della Cassa? Cdp ha appena investito in Progetto Italia per contribuire al salvataggio di un settore in crisi come quello delle costruzioni. Temete che venga chiesto alla Cassa di entrare anche in Ilva o Alitalia?
Siamo molto soddisfatti della rinnovata scelta di Cdp di proporsi come promotore di crescita e di essere sempre più vicina alle realtà territoriali. In tale ottica sta aprendo sedi nelle principali città italiane per migliorare il rapporto con le imprese e gli enti locali. In altre realtà, in accordo con altre fondazioni, si stanno attivando antenne con lo stesso obiettivo. Quanto agli investimenti, Cdp deve anzitutto salvaguardare patrimonio e risparmio postale. Esistono precise regole nello statuto che vietano interventi in realtà a rischio. Abbiamo fiducia e apprezziamo l’attività del neo presidente Giovanni Gorno Tempini, dell’ad Fabrizio Palermo e del cda.

Oltre a Cdp, avete una quota di rilievo (circa il 5%) in Atlantia che è tuttora alle prese con il rischio di revoca della concessione dal Governo. Da tempo si ipotizza un ingresso di Cdp: può essere una soluzione?
Fondazione Crt è azionista di Atlantia fin dai tempi della privatizzazione. L’investimento finanziario era legato anche ai benefici che Autostrade avrebbe portato al sistema infrastrutturale del Paese e del nostro territorio. È stato un investimento soddisfacente in un gruppo che, va ricordato, non è più solo italiano ma - soprattutto dopo l’operazione Abertis - ha rilevanza internazionale. Seguiamo con attenzione le interlocuzioni in corso tra il Governo e Atlantia. Siamo fiduciosi che si arriverà a una composizione nell’interesse generale.

Il clima però si è fatto rovente, e altri investitori manifestano segnali di disagio
Sono certo che il legislatore affronterà l’argomento con grande senso di responsabilità, prestando grande attenzione a non distruggere un sistema di impresa leader nel mondo e a non far fuggire o scoraggiare gli investitori internazionali.

Un riassetto dell’azionariato, che magari coinvolga proprio Cdp, potrebbe essere utile a migliorare la situazione di stallo?
Siamo favorevoli a tutto quello che può servire per rafforzare la società. E siamo disposti a svolgere un ruolo propositivo ed eventualmente di mediazione.

Da Telepass ad Aeroporti di Roma, c’è l’intenzione di cedere alcune quote senza perdere il controllo. Siete d’accordo con questa strategia?
Certamente oggi il gruppo dispone di un grande valore e le relative strategie di gestione andranno coordinate con il più ampio disegno di internazionalizzazione della società.

Avete ancora una quota dell’1,65% in UniCredit pur non essendo più presenti in Cda. Soddisfatto del nuovo piano presentato dal ceo Mustier?
Bisogna riconoscere che il lavoro fatto finora da Mustier ha migliorato la posizione competitiva della banca in un contesto di mercato difficile. Nel nuovo piano di UniCredit c'è grande enfasi sul taglio dei costi. Auspichiamo che il piano venga portato avanti nel pieno rispetto di tutti gli stakeholders: clienti privati, imprese, lavoratori. Da azionista dico: non bisogna pensare solo agli azionisti.

Restiamo in campo bancario:  avete aumentato fino a circa l’1,7% la quota nel capitale di Banco Bpm che in primavera rinnoverà il cda. Puntate ad avere un posto?
La presenza all’interno della governance non è per noi una priorità, specie quando si parla di investimenti finanziari. Apprezziamo molto l’operato dell’amministratore delegato Giuseppe Castagna e della sua squadra, anche per l’impegno a favore delle imprese dei nostri territori.

In Generali avete una quota dell’1,3%. Timore che le scosse della scalata di Del Vecchio a Mediobanca portino instabilità a Trieste?
Nessun timore di questo tipo: siamo molto soddisfatti dell’attuale gestione e dei risultati delle Generali. Il presidente Galateri e il ceo Donnet sono venuti recentemente a illustrarci il nuovo piano industriale che ci sembra ben strutturato, condivisibile e con buone prospettive di crescita.

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