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Caos autostrade in Liguria, Toti: «Pronti a chiedere i danni al Governo»

Il presidente della Regione: «Se il Mit non risponderà al nostro invito per quantificare in via bonaria i danni subiti dal territorio, andremo in Tribunale»

di Raoul de Forcade

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Il presidente della Regione: «Se il Mit non risponderà al nostro invito per quantificare in via bonaria i danni subiti dal territorio, andremo in Tribunale»


4' di lettura

È probabile che finisca a carte bollate lo scontro tra Regione Liguria e ministero delle Infrastrutture e dei trasporti sul caos delle autostrade liguri. Se entro venerdì 20 luglio il Mit non risponderà alla richiesta rivoltagli, una settimana fa, dall’ente territoriale, di sedersi a un tavolo per quantificare, in via bonaria, il danno subito dalla regione, il governatore Giovanni Toti è pronto a rivolgersi, nei giorni immediatamente successivi, al tribunale civile per chiedere un risarcimento. La somma non è ancora stata quantificata ma un legale, Lorenzo Cuocolo, docente di diritto pubblico comparato all’università di Genova, è già stato incaricato di seguire l’iter. Intanto, La procura di Genova il 9 luglio ha aperto un fascicolo dopo una serie di esposti, in primis proprio quello del presidente della Regione Giovanni Toti, per i disagi nel nodo autostradale ligure dovuti alle ispezioni nei tunnel e i cantieri con gli scambi di carreggiata. I magistrati hanno chiesto chiarimenti al ministero dei Trasporti e ad Aspi sulle tempistiche degli accertamenti e le modalità e sulla anticipazione della fine delle ispezioni e il differimento degli interventi meno urgenti.

Presidente Toti, intendete procedere per vie legali?

Abbiamo fatto un’ordinanza, che è uno strumento tipicamente legale del Governatore, chiedendo di presentarci un piano che tenesse conto delle esigenze di sicurezza delle autostrade e anche dell'esigenza di poterle percorrere in sicurezza. Non ci è stato nemmeno risposto. Sette giorni fa abbiamo anche inviato una lettera chiedendo al Mit di sederci a un tavolo, nell'arco di una settimana, per arrivare a una bonaria liquidazione del danno da versare alle popolazioni liguri e alle imprese. La settimana scade venerdì 10 luglio e non ho notizie da parte di nessuno. Anzi, per la verità, ne ho da parte di Autostrade che, nella persona dell'ad Tomasi, ha risposto di essere disposta a rivedere il piano, ma a patto che la revisione sia concordata col concedente. Altrimenti non ha facoltà di cambiarlo in modo unilaterale. Il ministero, invece, non ci ha mai risposto, né sul tema del piano, né per quanto attiene al danno procurato.

Il ministro però si è espresso

Ho letto alcune dichiarazioni del ministro, a mezzo stampa, in cui dice che non cambierà quel piano. Evidentemente se ne assumerà la responsabilità. Mi pare incredibile che un ministro non ascolti una Regione e le categorie di quella regione: Confindustria, la Camera di commercio, l’assemblea dei sindaci. Tutti hanno detto che stanno applicando un piano surreale.

Quindi, scaduti i sette giorni agirete?

Presenteremo al tribunale civile di Genova una richiesta danni, immagino sabato o lunedì. Ne abbiamo già parlato col nostro consulente, il professor Cuocolo, e col nostro ufficio legale. Sarà una richiesta formale di risarcimento che cercheremo di quantificare attraverso adeguate perizie. Ma saremo in buona compagnia: hanno già annunciato class action gli albergatori, i trasportatori, i terminalisti del porto e così via.

Avete quantificato una somma?

Vogliamo farlo in modo serio ma è facilmente immaginabile una cifra importante, perché stiamo impedendo la mobilità delle persone, stiamo mettendo a rischio, alla ripresa dopo il lockdown, la libertà d’impresa, e anche la salute dei nostri pazienti trasportati in ospedale. Si tratta di diritti e valori costituzionali.

Ma quanto pesa la situazione delle autostrade sull’economia ligure?

Si sta distruggendo totalmente l’economia Ligure, di una regione che è il ganglo logistico del Nordovest del Paese. In un’area che ha nei porti liguri - il porto nuovo di Vado Ligure, quello di Savona, quello di Genova e lo scalo di La Spezia - il terminale per l’esportazione e quello per l’importazione, in una delle regioni che fa più presenze turistiche in Italia, alla riapertura, finalmente, dopo il lockdown, si chiudono subito i caselli delle autostrade. Sembra un’operazione di guerra. Ma tutto si spiega: è legato alla totale incapacità di assumersi una responsabilità. Il conto economico dei danni al turismo, ai ristoranti, agli alberghi, all’autotrasporto e ai porti è ingentissimo: miliardi di euro.

Ma che alternative c’erano?

C’era un piano, con un protocollo di controllo delle gallerie, e un progetto di ammodernamento e di manutenzione degli ammaloramenti spalmato nel tempo. Di colpo, il 29 di maggio si scopre che esiste in un cassetto una circolare del 1967; e d’improvviso il ministero delle Infrastrutture decide, con teutonica rigidità, che va applicata alla sola Liguria e nei mesi di giugno e di luglio.

Come si è arrivati a questo punto?

Al crollo del ponte Morandi nel 2018 è seguita una serie di errori clamorosa. Ma tutti hanno un filo conduttore: da un lato l’ipocrisia, dall’altro il velleitarismo di chi non è adatto a governare. È chiaro che la caduta del Morandi è stata l’apice della disgregazione di un sistema che non funzionava e che tragicamente si è manifestato sotto gli occhi di tutti. Da allora, anziché affrontare operosamente, passo dopo passo, la situazione, riprendendola in mano, si è vissuto di proclami e di grida manzoniane, sapendo bene che erano inapplicabili. Ma anche le questioni Ilva e Alitalia sono state affrontate così. Quando si trasporta al governo la pancia della piazza, senza saperla trasformare in qualcosa di concreto si finisce per distruggere tutto.

Anche le autostrade?

Per le autostrade l’unica cosa che ha funzionato è stata la gestione dell’emergenza nella città di Genova. Perché, per grazia di Dio, i due commissari, Marco Bucci per la ricostruzione e il sottoscritto (per l’emergenza Morandi, ndr) hanno aiutato ii commercianti, distribuito i soldi all’autotrasporto, hanno avviato i lavori per dare al porto delle strade alternative, hanno ricostruito il ponte. Questo in due anni. Nello stesso periodo di tempo, si sono sentiti i progetti più disparati per le autostrade, dal ritiro delle concessioni alla gestione della rete da parte di Anas, che però ha dichiarato di non avere né intenzione né possibilità di farlo e si è fatta sbriciolare un ponte ai confini della mia regione (quello su fiume Magra, ndr), che aveva indicato come perfettamente agibile. E poi la nascita, mai avvenuta dell’Agenzia per la sicurezza delle infrastrutture. Alla fine tutti i nodi vengono al pettine.

Anche i lavori nelle gallerie fanno parte di questi nodi?

È il folle piano di voler curare un malato trentennale con una cura da cavallo che blocca le autostrade della Liguria. Cioè tutte subito, senza alcuna scala di categoria di rischio ma con un piano velleitario che sta paralizzando un’economia in ripartenza. E poi arriva il nodo del ponte che era chiaro a tutti che sarebbe stato restituito al concessionario che esercita quella tratta. Eppure fino all’ultimo ci sono stati proclami bellicosi, urla e grida.

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