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Caos banchi, tre domande ad Arcuri

A poche settimane dal riavvio delle scuole, arriva la firma dei contratti con tutti gli 11 vincitori del bando sulla fornitura di banchi anti-Covid. Ma i tempi restano strettissimi

di Giovanna Mancini

Arcuri: "Per scuola 10 mln mascherine e 50% banchi nuovi"

2' di lettura

Tutti i contratti sono firmati e ora le imprese produttrici possono iniziare la produzione di banchi monoposto e delle sedute innovative richiesti dal bando indetto a luglio dal Commissario per la scuola Domenico Arcuri. Ma per le aziende vincitrici (di cui non si conoscono i nomi, tranne il raggruppamento delle realtà associate a FederlegnArredo) ora inizia una corsa contro il tempo.

Bene la firma dei contratti, ma sul bando, le sue modalità e le tempistiche restano alcune perplessità da parte di imprese, personale scolastico, sindacati e famiglie. Da qui le nostre tre domande al Commissario Arcuri, che poniamo sul Sole 24 Ore in edicola oggi e a cui la struttura commissariale ha dato alcune risposte non del tutto esaustive.

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1) Chi sono le aziende vincitrici dell’appalto? Non è una domanda peregrina: è vero che in base alle procedure del Codice Appalti il Commissario ha tempo fino a 30 giorni dall’aggiudicazione della gara per far pubblicare i nomi (per dovere di trasparenza), ma è anche vero che l’ingente quantitativo di arredi richiesto nel bando (oltre 2 milioni di banche e circa 400mila sedute con le rotelle) richiede una capacità produttiva che nemmeno tutte insieme le aziende italiane del settore hanno. Dunque è legittimo chiedersi chi farà questi banchi e da dove arriveranno.

2) È cambiata la tipologia di fornitura prevista dalla gara? La risposta ufficiale della struttura commissariale è che non c’è scostamento tra il bando e i contratti firmati, ma a quanto risulta al Sole 24 Ore i contratti prevedono le consegne fino al 31 ottobre, mentre il bando parla dell’8 settembre.

3)Saranno rispettati i tempi prorogati per la consegna? Ovviamente le parti interessate rispondono di sì, anche perché in caso contrario scatterebbero le penali, ma fonti del mondo industriale, scolastico e sindacale pongono seri dubbi sulla possibilità che questo possa avvenire.

Riproduzione riservata ©

  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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