commercio

Caos chiusure e burocrazia, Ikea rinuncia a Verona e Arese

Ikea rivede i piani in Italia e rinuncia all’apertura di due megastore da 35-40 mila metri ad Arese e Verona

di Enrico Netti


Scaffali vuoti e vendite perse: i rischi per industria e retail

2' di lettura

La crisi dei consumi e la stagnazione. Ma anche il timore che si arrivi a provvedimenti restrittivi come la chiusura domenicale di supermercati e centri commerciali. Così Ikea rivede i piani in Italia e rinuncia all’apertura di due megastore da 35-40 mila metri ad Arese e Verona. Nulla cambia, invece, per i grandi store esistenti. Al contempo, la multinazionale svedese punta a sviluppare sempre più negozi smart, all’interno delle città e di dimensioni nettamente inferiori. 

Nei progetti che Ikea ha cancellato, è coinvolto il Gruppo Finiper guidato da Marco Brunelli, c’è la “blu box” di Ikea che doveva sorgere in seno al perimetro de “Il Centro” ad Arese, nell’hinterland di Milano. L’altra doveva sorgere a Verona presso il centro commerciale «Le corti venete».

La conferma è arrivata ieri dallo stesso Brunelli, a margine della presentazione del superstore «Il Maestoso» a Monza: «abbiamo dovuto restituire a Ikea i soldi che avevano già pagato per una parte del terreno» ha spiegato. In altre parole il progetto del colosso svedese ad Arese non si farà.

Tra le motivazioni ipotizzate da Marco Brunelli c’è soprattutto il clima d’incertezza innescato dalla politica che in più occasioni ha ventilato la possibilità della chiusura domenicale per gli esercizi commerciali. Quelle stesse motivazioni che hanno determinato la cancellazione dello Skydome, un mega progetto di Finiper da oltre 300 milioni di euro che doveva sorgere proprio accanto al Centro di Arese: un edificio con all’interno tre piste da sci, un albergo a 4 stelle, un ristorante e negozi specializzati in sport invernali. «Lo Skydome si doveva fare. Sono riusciti a fare scappare gli olandesi (Finiper aveva una partnership con una società olandese che possiede le tecnologie per la produzione della neve artificiale e la gestione dei macchinari per il freddo ndr) che hanno detto che in Italia non ci metteranno più piede» rimarca il patron e presidente di Finiper.

Per quanto riguarda la rinuncia allo store Ikea di Verona, hanno pesato anche i ritardi e i rinvii dell’amministrazione locale nell’individuazione dell’area, oltre agli adempimenti burocratici e amministrativi. Ikea preferisce non commentare queste decisioni.

Intanto, per intercettare le nuove modalità di acquisto dei clienti, Ikea sta sperimentando diversi nuovi format più accessibili, perché all’interno del tessuto metropolitano, e sostenibili. Roma e Milano sono le due città italiane coinvolte in questi test. Nella capitale quest’anno sono stati aperti un pop up store dedicato alle cucine oltre a un negozio di 800 metri in cui i consulenti aiutano ad arredare gli ambienti. Questo format dovrebbe arrivare il prossimo anno anche a Milano. Un altro concept store Ikea che potrebbe essere replicato anche in Italia è quello di La Madeleine, nel cuore di Parigi, che si sviluppa su una superficie di circa 5.400 metri quadri, con quattro universi e una trentina di aree a tema. Tutti i prodotti possono essere visti direttamente o con l’aiuto di tecnologie digitali e, tra le altre cose, si possono acquistare i piccoli mobili. Un modello che sposa una strategia multicanale.

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