il dl per la ricostruzione del ponte morandi

Caos sul decreto Genova, Salvini: non ho capito in che ministero sia

di Nicola Barone


Ponte di Genova: Fincantieri non ha la qualifica per costruirlo

3' di lettura

«In giornata il decreto va al Quirinale. È stato scritto tanti giorni fa ed è pronto». I giornali scrivono di tensioni con i tecnici, nervi a fil di pelle, aut aut. Ma di primo mattino il vicepremier Luigi Di Maio, intervistato a Radio Capital, parla del decreto Genova come di un fatto ormai imminente, questione di ore. «È stata data una interpretazione che il ministero dell’Economia voleva fermarlo», in realtà a brevissimo la Ragioneria «dovrebbe bollinarlo».

Più vago il vicepremier Matteo Salvini: «Lo sto aspettando come lo stanno aspettando i genovesi - dice parlando del decreto - , non ho capito in giro per quale ministero sia, ma arriverà». Interrogato sulle responsabilità del ritardo, Salvini risponde: «Non do colpe, a me pagano per risolvere i problemi e se manca qualche milione di euro di copertura daremo una mano a tutti gli altri».

Nel tardo pomeriggio il dl non risulta ancora arrivato al Colle, ma il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, assicura che «entro stasera» il decreto arriverà a destinazione.
Intanto, il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, parlando dei tempi dell’incidente probatorio sul crollo del viadotto, non esclude la demolizione «prima di 60 giorni», scadenza entro la quale i periti nominati dal gip dovranno svolgere i loro accertamenti.

Decreto fermo al Tesoro
Dodici giorni passati dopo il varo in Consiglio dei ministri (con la formula “salvo intese”) il provvedimento era ieri ancora fermo al Tesoro, causa oneri e relative coperture non sempre esplicitati nel testo. A quanto pare però ormai dovremmo esserci visto che dal capo pentastellato giungono assicurazioni circa l’invio del decreto, in giornata, al Colle. Anche se nel frattempo non smettono di tirare venti gelidi verso Roma, con il presidente della Liguria Giovanni Toti che vede quasi più opportuno ricominciare tutto da capo. Toti ha annunciato che il prossimo 4 ottobre riaprirà a pieno regime la ferrovia verso Nord, quella che passa sotto il ponte Morandi, ed è tornato a chiedere lumi non solo sul decreto, ma anche sul nome del commissario, augurandosi che «abbia grandi qualità», visto che avrà «poteri quasi biblici».

Sul commissario è tornato anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, dichiarando al question time alla Camera che «sarà lui ad affidare i lavori di ricostruzione, dunque anche il tema delle attestazioni Soa sarà valutato dal commissario». Il riferimento è al nodo delle qualifiche possedute (o meno) da Fincantieri segnalato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore.

La relazione del Mit
È di ieri intanto l’atto d’accusa della Commissione ispettiva
del ministero delle Infrastrutture contro Autostrade, contenuto nelle conclusioni sulle possibili cause del crollo. La società sapeva dello stato di degrado del ponte ma non è intervenuta, tesi rigettata al mittente dal concessionario («mere ipotesi»). Nel mirino anche la procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere, che «è stata in passato, ed è tuttora inadatta al fine di prevenire i crolli e del tutto insufficiente per la stima di sicurezza nei confronti del collasso».

Insomma una lunga serie di ragioni per le quali il decreto prevede norme per la «rapida» ricostruzione del ponte «senza dare la possibilità di dare ad Autostrade di mettere una pietra», come specifica il vicepremier Di Maio. Perché «quella relazione ci apre una prateria per revocare la concessione. In quella relazione c'è scritto che Autostrade aveva la responsabilità ed è stata la responsabile per la distruzione del ponte». Quanto al commissario, questi sarà nominato subito dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. È prevista una «procedura d'emergenza che non prevede massimi ribassi, cioè procedure che portano a preferire il risparmio di denaro rispetto alla qualità dei lavori». E Di Maio non ha nascosto ancora una volta di preferire un'azienda di Stato («Fincantieri potrebbe essere una buona opzione»).

Di Maio è intervenuto anche sul delicato tema dell’equilibrio dei conti pubblici, a poche ore dalla presentazione del Documento di economia e finanza aggiornato: «Siamo ben consapevoli - ha detto - che ci sono equilibri finanziari e conti da tenere in ordine ma la soglia del 2% non è un tabu: non è una sfida a fare deficit, ma a mantenere le promesse tenendo in ordine i conti e lasciando ai nostri figli e ai nostri nipoti un'Italia migliore. Quantificando la spesa degli interventi, poi in base alla spesa facciamo i tagli - ad esempio gli sconti a piattaforme petrolifere e alle banche - quello che avanza lo faremo con un deficit positivo che poi lo ripaghiamo facendo crescere l'economia».

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