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Caos Lampedusa: nell’hotspot il doppio di migranti rispetto alla capienza

«Siamo abbandonati e temo che questa sia una scelta ben precisa, così si crea il caos e poi si scarica la colpa su di noi» dice il sindaco Totò Martello. Tuttavia il questore di Agrigento, Maria Rosa Iraci assicura: «È una situazione assolutamente sotto controllo»


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2' di lettura

Caos a Lampedusa, dove l’hotspot esplode, i cittadini sono insofferenti e dove non funziona nemmeno la macchina per prelevare le impronte digitali dei migranti. «Come fa il governo a non accorgersi di quello che accade sull'isola?», si chiede il sindaco Totò Martello. Che si dà una risposta: «Siamo abbandonati e temo che questa sia una scelta ben precisa, così si crea il caos e poi si scarica la colpa su di noi».

A ridimensionare il caso interviene però il questore di Agrigento, Maria Rosa Iraci: «È una situazione assolutamente sotto controllo. I servizi sono molto organizzati, il presidio è costante e continuo e i flussi di immigrazione vengono regolarmente gestiti e controllati».

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Per dare però l’idea del disordine e dell’improvvisazione che vige a Lampedusa, Martello mette insieme la situazione dell’hotspot (che ospita 182 persone, compresi 21 minori, il doppio di quanto ne può contenere una struttura che, dopo alcuni incendi, nel 2017 era in procinto di chiudere per decisione del precedente governo), dove non funziona l’apparecchio che serve a registrare le impronte digitali - spiega - e l’incendio, nella notte, di un furgone della Polizia, avvenuto per cause accidentali (un corto circuito).

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Poco dopo arriva la notizia che un diciannovenne tunisino - da poco giunto nell'isola - è stato denunciato per aver scippato un telefonino a una turista piemontese. Identificato dai carabinieri, che dopo tre ore lo hanno bloccato, trovandogli in tasca lo smartphone della donna, il migrante e i suoi connazionali - che non nascondono la paura di poter essere rimpatriati e per questo chiedono di lasciare Lampedusa al più presto - sono presi di mira dal segretario locale del Pd, stesso partito di Martello, Peppino Palmeri, marito dell'ex sindaco Giusi Nicolini, anche lei dei dem.
Palmeri ha una sua idea: «È risaputo - dice - che i tunisini non possono rimanere per giorni e giorni sull'isola, perché commettono atti di violenza e delinquono. Cosa si aspetta per trasferirli? Lo chiedo alle istituzioni locali e al prefetto di Agrigento».

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A stretto giro Salvini pubblica su facebook la frase del segretario dem e aggiunge: «Cosa ne penseranno i ministri del nuovo governo Pd-5 Stelle? Porti aperti per tutti?». E lo fa poco dopo aver firmato il divieto d’ingresso nelle acque italiane per la nave Eleonore della Ong Lifeline , che ha a bordo 101 persone soccorse ieri al largo della Libia. Intanto, da qualche giorno a Lampedusa vengono segnalati, soprattutto sui social, casi di tunisini ubriachi che infastidiscono isolani e turisti. Ma nessun episodio, a parte la denuncia di oggi, è stato riscontrato dalle forze dell'ordine.

Che la situazione dell’hotspot sia esplosiva, l’ha verificato ieri anche il senatore del gruppo misto Gregorio De Falco, che ha effettuato un’ispezione nella struttura: «La situazione dentro e fuori il centro è assolutamente insostenibile», ha detto, segnalando la scarsità di kit per l’igiene, telefoni pubblici guasti, i pasti consumati all’aperto perché mancano zone destinate a mensa.

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