il retroscena

Migranti, con le Regionali in vista sindaci e governatori dicono no all’accoglienza

L’invio dei migranti sul territorio nazionale frenato dalla scadenza elettorale alle porte. E la distribuzione degli sbarchi tra gli Stati Ue vale solo per i soccorsi delle Ong

di Marco Ludovico

Lamorgese punta a fare tamponi a tutti i migranti che sbarcano

L’invio dei migranti sul territorio nazionale frenato dalla scadenza elettorale alle porte. E la distribuzione degli sbarchi tra gli Stati Ue vale solo per i soccorsi delle Ong


3' di lettura

Sicilia al collasso, centri strapieni: sembra di rivedere il film di tante estati passate a fare la conta deglli arrivi dalle coste africane. Stavolta, però, lo scenario non è proprio lo stesso. Dalla Libia le partenze sono ridotte al minimo. I flussi impetuosi, continui, arrivano dalla Tunisia in gravissima crisi economica e politica. Ma il caos deglli sbarchi e dell’accoglienza è dovuto ad almeno due fattori finora poco noti, tecnici e soprattutto politici, in grado di infiammare tensioni già a ripetizione. Non basterà l’invio dell’Esercito annunciato dal ministro Luciana Lamorgese per placarle.

I limiti dell’accordo di Malta

Celebrata come un’intesa decisiva per ricollocare finalmente in Europa i migranti arrivati in Italia, l’accordo di Malta del 23 settembre 2019 ora sta mostrando i suoi limiti: la redistribuzione riguarda i soccorsi delle Ong (organizzazione non governative) e non gli sbarchi isolati, oggi la stragrande maggioranza. Ritorna così il tema dell’Unione assente davanti all’Italia lasciata da sola. L’emergenza sanitaria ed economica del COVID-19, tuttavia, ha un impatto così drammatico su ogni Stato europeo da rendere improponibile, per ora, una riunione a Bruxelles per chiedere solidarietà. Ma se i flussi continueranno al ritmo in corso e la questione diventerà sempre di più politica il ruolo dell’Europa dovrà essere messo di nuovo sul tavolo dal governo italiano.

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I no dei politici all’accoglienza

Si ripresenta, poi, un’altra scena fin troppo nota agli addetti ai lavori: i no - espliciti o sottaciuti -, le resistenze e le minacce di proteste politiche di fronte all’invio di migranti nelle regioni d’Italia. Operazione oggi più che giustificata: i numeri sono ancora piccoli, quelli sul territorio - a parte le zone di degrado - altrettanto contenuti. Tutti sanno, del resto, come i migranti appena arrivati abbiamo poca voglia di restare in Italia, considera nazione di transito per Paesi con prospettive economiche più incoraggianti. Eppure i tentativi di inviare in alcune regioni gli immigrati ormai tutti in Sicilia, in crescita a vista d’occhio, sono andati finora a vuoto. E sarà così ancora per un pezzo.

La scadenza delle Regionali

Le resistenze, va detto, non sono soltanto di comuni e regioni a guida centrodestra. M5S, del resto, sul tema ha una posizione improntata al rigore. Ieri il sindaco grillino di Caltanissetta, Roberto Gambino, ha scritto al ministro Luciana Lamorgese: «L’insicurezza crea derive razziste». Ma anche tra glil amministratori locali pd la prudenza è d’obbligo. Meglio non rischiare: le possibili se non probabili proteste in piazza se arrivano migranti da accogliere - magari sono una o due decine ma le rivolte non ci fanno caso - possono diventare un problema politico serio. Se poi parliamo di tutte le regioni alle urne a settembre, più quelle a guida centrodestra, si capisce come il Viminale non abbia gioco da fare. Deve solo di cercare di attenuare la pressione sulla Sicilia. In alcune strutture come l’hot spot di Lampedusa ormai allo stremo.

Il problema nel problema: COVID-19 e immigrati

Luciana Lamorgese sta definendo un nuovo protocollo sanitario per garantire uno screening dei migranti fin dall’arrivo. Certo, se da un centro di accoglienza scappano immigrati positivi è pane per i denti dell’opposizione pronta a tuonare in ogni momento. La Lega e Matteo Salvini, in particolare, possono ritrovare linfa e ossigeno politico in questi frangenti, ogni occasione è utile. Il rischio di contagio dai migranti, tuttavia, riguarda soprattutto stranieri di paesi comunitari come Romania e Bulgaria. Lamorgese ha allertato i prefetti, i controlli devono essere continui anche se non ci possono essere costrizioni o detenzioni se non si tratta di migranti irregolari. E’ una mina politica vagante difficile da disinnescare a breve.

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