Caos procure

Favori a ex Ilva, arrestato Amara. Obbligo di dimora per l’ex procuratore di Taranto

Nell’inchiesta della Procura di Potenza sull’ex procuratore capo di Taranto sono state disposte nuove misure cautelari in un filone riguardante l’ex Ilva di Taranto per presunti favori a un imprenditore nei rapporti di lavoro con l’azienda siderurgica

di Domenico Palmiotti

L’avvocato Piero Amara

5' di lettura

Sull'ex Ilva di Taranto scoppia una nuova bufera giudiziaria. L'ex procuratore della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, è da oggi sottoposto all'obbligo di dimora su decisione della Procura di Potenza. La stessa ha anche disposto misure cautelari nei confronti dell'avvocato siciliano Pietro Amara (carcere), dell'avvocato di Trani, Giacomo Ragno (arresti domiciliari), del poliziotto Filippo Paradiso (carcere), e dell'ex consulente di Ilva in amministrazione straordinaria, Nicola Nicoletti (domiciliari). Amara è stato consulente legale di Ilva quando l'azienda era in amministrazione straordinaria, gestita dai commissari nominati dal Mise, e, in tale veste, avrebbe avuto rapporti con Capristo. L'inchiesta verte su un presunto scambio di favori nell'ambito di procedimenti per l'ex Ilva e anche un patteggiamento chiesto dall'azienda dell'acciaio quando era in mano ai commissari. Corruzione in atti giudiziari, concussione, favoreggiamento, abuso di ufficio sono i reati contestati. Ci sono, infine, cinque indagati a piede libero.

Procura: Capristo ha venduto la sua funzione giudiziaria

La Procura di Potenza guidata da Francesco Curcio spiega che «Capristo stabilmente vendeva ad Amara e Nicoletti, la propria funzione giudiziaria, sia presso la Procura di Trani (a favore del solo Amara) che presso la Procura di Taranto (a favore di Amara e Nicoletti ) svolgendo, in tale contesto, Paradiso, funzione d'intermediario presso Capristo per conto e nell'interesse di Amara». In particolare Capristo, spiega la Procura di Potenza, «ricevuta la sponsorizzazione nella nomina a procuratore di Taranto mostrava, apertamente, di essere sia amico che estimatore dell'avv. Amara e di Nicoletti e si rendeva promotore di un approccio dell'ufficio certamente più aperto, dialogante e favorevole alle esigenze dell'Ilva as, così da rafforzare nell'amministrazione straordinaria di Ilva - e in particolare in Enrico Laghi (uno dei commissari dell'epoca - ndr) - il convincimento che Amara e Nicoletti, nelle loro vesti di legale il primo e consulente “factotutm” dell'amministrazione straordinaria il secondo, potessero più agevolmente di altri professionisti Interloquire con la Procura di Taranto».

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Occhio di favore per la fabbrica dell'acciaio

Capristo, dice ancora la Procura, «in virtù di tali rapporti corruttivi con Amara e Nicoletti, garantiva una gestione dei numerosi procedimenti ed indagini in cui era coinvolta Ilva in as (sia come persona giuridica che in persona dei suoi dirigenti) complessivamente favorevole». E così si arriva al conferimento ad Amara «di 2 incarichi, entrambi dalla persona giuridica Ilva in as (uno di consulenza del 29.6.16 nel processo Ambiente Svenduto e l'altro del 19.9.16 nel procedimento per la morte dell'operaio Giacomo Campo)». In particolare per la morte di Campo, travolto dal nastro trasportatore dell'altoforno 4, Capristo nominava consulente della Procura un tecnico indicato da Amara (questi gli pagava anche il viaggio aereo da Torino a Taranto) e «sollecitava i suoi sostituti a provvedere con massima sollecitudine al dissequestro dell'altoforno 4 (che poi avveniva in 48 ore, peraltro sulla base dell'impostazione difensiva dell'Ilva)». Capristo, inoltre, interveniva nelle trattative, svolte in diversi incontri, per il patteggiamento chiesto da Ilva «che attribuiva a tale patteggiamento valore strategico non solo a livello processuale, ma anche ai fini dello sviluppo economico e produttivo dell'azienda».

Dirigenti Ilva difesi da Ragno

A questo si aggiunge che a fronte dei “favori” resi da Capristo, Nicoletti, «abusando della sua qualità di gestore di fatto degli stabilimenti Ilva in as di Taranto, condizionava i dirigenti Ilva sottoposti a procedimenti penali presso l'autorità giudiziaria di Taranto (procedimenti nei quali rispondevano per reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni) affinché conferissero una serie di incarichi difensivi, poi remunerati dall'Ilva, all'avvocato Giacomo Ragno». I dirigenti in questione sono Salvatore De Felice e Ruggero Cola (quest'ultimo già direttore della fabbrica), e le parcelle legali hanno fruttato a Ragno, rileva la Procura di Potenza, circa 273mila euro.

Gli esposti anonimi di Amara su Eni e De Scalzi

Ma Capristo allaccia rapporti con Amara anche per una vicenda che riguarda Eni. Così spiega sul punto la Procura: con esposti anonimi, redatti da Amara «per accreditarsi presso i vertici Eni quale soggetto in grado di interloquire su tali procedimenti, veniva prospettata la fantasiosa esistenza di un preteso (ed in realtà inesistente) progetto criminoso - che risultava, in modo ovviamente artificioso, concepito in Barletta, affinchè il fatto fosse di competenza della Procura di Trani - che mirava a destabilizzare i vertici dell'Eni ed in particolare a determinare la sostituzione dell'amministratore delegato De Scalzi». In pratica, si faceva apparire De Scalzi «come vittima di un complotto ordito da soggetti che avevano rilasciato presso la Procura di Milano dichiarazioni indizianti a suo carico». E la circostanza che il primo di tali esposti fosse giunto presso la Procura di Trani in modo decisamente sospetto ed apparentemente inspiegabile (recapitato a mano, pur essendo anonimo, direttamente presso l'Ufficio ricezione atti senza che risultasse chi lo avesse consegnato e chi lo avesse ricevuto e poi regolarmente protocollato, assegnato ed iscritto).

Un caso scoppiato a maggio 2020

I nuovi provvedimenti della Procura di Potenza sono lo sviluppo dell'inchiesta scoppiata a maggio 2020 che aveva portato Capristo agli arresti domiciliari. L’ex procuratore di Taranto, già al vertice della Procura di Trani, era finito ai domiciliari per le presunte pressioni che avrebbe cercato di esercitare, attraverso un poliziotto di sua fiducia, su una pm della procura di Trani, dove il magistrato aveva svolto il ruolo di procuratore prima dell’incarico a Taranto. Secondo gli investigatori, Capristo avrebbe chiesto di indirizzare l’esito di un fascicolo di cui era titolare la magistrata. Accuse che il procuratore ha sempre respinto. La pm oggetto delle presunte pressioni di Capristo, è stata Silvia Curione, oggi in servizio a Bari, moglie di un altro pm, Lanfranco Marazia, anch'egli oggi a Bari, ma in precedenza sostituto di Capristo alla Procura di Taranto. Ad aprile scorso, nel processo a Potenza, Curione ha confermato le pressioni da parte di Capristo, rivelando altresí un episodio. «Erano rapporti di stima e anche di affetto - ha detto in proposito Curione - ma sono cambiati quando mio marito a gennaio del 2018 è stato sentito a sommarie informazioni a Potenza, dalla Procura, per un'indagine su un episodio di violazione del segreto d'ufficio avvenuto a Taranto. Al rientro in ufficio, dopo essere stato a Potenza, Capristo non lo aveva salutato. Ma ci eravamo posti il problema di una sua reazione e delle possibili ripercussioni nei rapporti».

Il vertice sulla bonifica del siderurgico

Sono mesi che la Procura di Potenza, guidata dal procuratore Francesco Curcio, ha messo sotto la lente l'attività di Capristo (oggi in pensione) anche rispetto all'ex Ilva. A Taranto, infatti, il magistrato promosse nel suo ufficio anche un vertice con diversi soggetti, non solo giudiziari quindi, per un punto di situazione sui lavori di bonifica agli impianti. Al vertice partecipó ArcelorMittal Italia che nel frattempo era subentrata ai commissari di Ilva divenendo gestore degli impianti. Era marzo del 2019 e in quell'occasione a fine vertice Capristo disse: «Ci saranno incontri periodici in Procura. Ognuno rappresenterà i lavori che vengono eseguiti e programmati sotto la supervisione del nostro ufficio». «Lo Stato c’è - disse ancora il procuratore - e oggi era presente in tutte le sue componenti di verifica e di validazione di dati certi. Le risposte immediate ci sono perché i programmi in corso d’opera saranno verificati anche da noi».

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