IL CASO

Caos procure, si riaprono i giochi per la nomina del procuratore a Roma

di Ivan Cimmarusti


Castelpulci, Mattarella alla Scuola superiore della Magistratura

2' di lettura

È resa dei conti nella magistratura: al Plenum del Csm di mercoledì potrebbe essere deliberato che la nomina del nuovo procuratore capo di Roma torni in V Commissione, quella che si occupa degli incarichi direttivi e semidirettivi. Nei fatti potrebbe essere disposta un’analisi più dettagliata delle posizioni dei candidati, dopo che l’inchiesta della Procura di Perugia ha sollevato ombre su presunti gradimenti politici dei magistrati in corsa. Nei fatti, il Csm andrebbe a sconfessare la prima valutazione emersa il 23 maggio scorso, in cui per il posto di Giuseppe Pignatone fu preferito il procuratore generale di Firenze Marcello Viola con quattro voti, contro uno solo per il procuratore di Palermo Franco Lo Voi e per il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo.

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Il Plenum di mercoledì
Si dovrà attendere il Plenum di mercoledì per capire in quale direzione il Csm intenderà procedere. Particolare da valutare riguarderà anche la posizione dei quattro consiglieri del Csm che si sono sospesi, dopo che i loro nomi sono finiti negli atti dell’inchiesta dei pm di Perugia, che indaga per fatti corruttivi sul pm di Roma, ex Csm ed ex presidente dell’Anm, Luca Palamara. Si tratta dei consiglieri Antonio Lepre, Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli (tutti di Magistratura indipendente) e Gianluigi Morlini (Unicost), che avrebbero dialogato con i politici Dem Luca Lotti e Cosimo Ferri. Nessun fatto penalmente rilevante, ma solo la sconvenienza di coinvolgere nel dibattito sulla poltrona di procuratore di Roma un personaggio come Lotti, imputato nella Capitale nel processo Consip. Dopo l’incontro con il vice presidente del Csm David Ermini, i quattro hanno comunque deciso di non dimettersi.

Quattro consiglieri del Csm avrebbero discusso della nomina del procuratore di Roma con i parlamentari Dem Cosimo Ferri e Luca Lotti

Anm: comitato direttivo il 16 giugno
Una decisione che ha ulteriormente infiammato il clima, con l’Associazione nazionale magistrati che ha convocato il comitato direttivo centrale per il 16 giugno, come richiesto dalle correnti Area, Unicost e Autonomia e indipendenza, in risposta alla deliberazione di Magistratura indipendente. Il movimento ha votato, infatti, un documento in cui supporta la decisione dei suoi tre consiglieri di non dimettersi. L’unico rimasto isolato è Morlini, il quale in mattinata ha deciso di lasciare Unicost.

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Vicenda che lascia sgomenti
«È un grave errore» minimizzare il caso nomine ed è «irricevibile relegare una vicenda che lascia sgomenti i magistrati a un regolamento di conti tra correnti». Così come è «impensabile che si torni indietro» sulla richiesta di dimissioni dei consiglieri. Il vice presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Poniz (Area), replica così a Magistratura Indipendente, che oggi ha invitato le altre correnti che hanno sfiduciato la giunta dell’Anm a fermare «il gioco al massacro». Parole che sono una risposta diretta anche al suo segretario Antonello Racanelli, che in un’intervista al Giornale ha parlato di regolamento di conti tra correnti e di un calcolo dietro la richiesta di dimissioni dei togati di Magistratura Indipendente, perchè al loro posto entrerebbero nel Csm esponenti di altri gruppi (Area e Autonomia e Indipendenza), con il risultato di cambiare gli equilibri all’interno del Consiglio.

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