Udienza disciplinare

Caos procure, Palamara al Csm: «Nessun mercato delle toghe»

Parte il procedimento disciplinare a carico dell’ex consigliere del Csm ed ex presidente dell’Anm, già indagato a Perugia per corruzione e rivelazione del segreto. Nega di aver commesso i reati e di aver fatto dossieraggio ai danni del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo. E accusa: «intercettazioni sui parlamentari irregolari». La richiesta di andare alla Corte d’Appello de L’Aquila

di Ivan Cimmarusti


Corsa per la Procura di Roma, indagato ex presidente Anm Palamara

4' di lettura

Luca Palamara nega di aver condizionato «illecitamente» le scelte del Csm e chiede di essere trasferito alla Corte d’Appello de L’Aquila. «Se ho interferito per la nomina del procuratore di Roma», dice, «all0ra l’ho fatto anche per la nomina dei più importanti uffici giudiziari del nostro Paese». Nega di aver commesso dossieraggio ai danni del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo. È quanto ha detto all’udienza alla sezione Disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, dove è sotto procedimento per le gravi accuse mosse dalla Procura di Perugia, che lo indaga di corruzione e rivelazione del segreto.

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L’accusa del pg Riccardo Fuzio
L’azione disciplinare è stata esercitata dal procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, che per Palamara ha chiesto la sospensione, in via cautelare, dall’esercizio delle funzioni e dallo stipendio. Tuttavia il nome di Fuzio compare anche nei brogliacci delle intercettazioni agli atti del procedimento penale. Conversazioni, riportate in parte sull’edizione odierna del Sole24Ore, dalle quali emerge che il pg avrebbe informato Palamara del contenuto di una informativa investigativa dei pm umbri.

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«Nessun mercato delle toghe»
«Non c’è stato nessun mercato delle toghe». Lo ha messo nero su bianco Luca Palamara nella memoria depositata ieri al Csm. Per il pm della Procura di Roma - ex Csm ed ex presidente dell’Anm - quanto sta emergendo dalle conversazioni captate dal trojan installato sul suo cellulare non rappresentano trattative illecite ma «discussioni che in questo specifico periodo - scrive - hanno riguardato prima la nomina del vice presidente del Csm e poi le future nomine che si sarebbe apprestato a fare, senza in alcun modo vincolare o pretendere alcunché. È vero ho partecipato a cene ed incontri in occasione delle nomine ed anche in occasione della futura ed imminente nomina del Procuratore di Roma. Ma l’autonomia della scelta del Csm mai e poi mai l’avrei messa in discussione».

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I brogliacci delle intercettazioni
Eppure Palamara, stando ai brogliacci della Guardia di Finanza, nelle ultime settimane ha avuto incontri continui, con colleghi della sua corrente Unicost ma non solo, mettendo a punto strategie e ragionando sui «numeri» del plenum del Csm perché, in fondo, «il problema è lavorare sui numeri, questo è il problema». Tra le varie intercettazioni anche quella con il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio avvenuta intorno al 21 maggio. Tema della chiacchierata il futuro procuratore della Capitale e in particolare i tre candidati rimasti in lizza: Francesco Lo Voi, procuratore di Palermo, Giuseppe Creazzo, capo della Procura a Firenze e Marcello Viola, procuratore generale sempre a Firenze.

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«...Giuseppe Cascini (consigliere del Csm ed esponente di Magistratura democratica, la corrente di sinistra, ndr) ...a un certo punto...non vuole...non vuole Lo Voi», dice Fuzio in un colloquio intercettato con Palamara che afferma: «Ma è chiaro...sa che ci sto io sopra...». Fuzio a quel punto spiega «che il problema è questo, che loro mettono subito...calano le braghe su Creazzo...» e aggiunge quali sono le correnti che portano il capo della Procura di Firenze: «Unicost - Mi vogliono Creazzo, dopo vogliono Viola». Palamara nel colloquio è interessato anche al voto di Area e Fuzio gli spiega: «Area si toglie...può anche votare...ti dirò di più...non può votare Creazzo, ma a questo punto se loro sono d’accordo con i movimenti...questa cosa, cioè il ritardo può anche...questo, che anche se votano Creazzo pure quattro noi, cinque e quattro nove...Mi, Area e...e i tre grillini votano Viola, si va in plenum e a quel punto non esce...Oppure devono entrare...devono rimanere in tre per fare il ballottaggio». Perchè il «problema -osserva dunque Fuzio- è lavorare sui numeri». «Ho fatto parte di questo sistema condividendone pregi unitamente alla piena consapevolezza dei difetti, dei quali però non posso assumermi da solo tutte le responsabilità: errori sicuramente ne sono stati commessi», scrive oggi nella memoria Palamara.

Il nome del pg Riccardo Fuzio compare nei brogliacci delle intercettazioni. Conversazioni dalle quali emerge che il pg avrebbe informato Palamara del contenuto di una informativa investigativa dei pm umbri

Intercettazioni con i parlamentari
La memoria, però, sembrerebbe lacunosa in merito ai rapporti di Palamara con esponenti politici (i Dem Cosimo Ferri e Luca Lotti) per discutere di nomine. Si limita a dire che le conversazioni, in cui si fa preciso riferimento a come veicolare le nomine direttive nelle più importanti procure italiane, «non constano tuttavia elementi di scorrettezza né elementi che tratteggiano una strategia a discapito di colleghi od altre persone. La contestazione rimane ferma, pertanto, alla mera frequentazione con soggetto parlamentare priva, comunque, di rilievo disciplinare». Nella memoria, inoltre, parla di un «profilo di inutilizzabilità» delle intercettazioni. L’ascolto delle conversazioni con i deputati Dem Cosimo Ferri e Luca Lotti non sarebbe «casuale» per Palamara. Il riferimento è alle intercettazioni del 9 maggio scorso.

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Si legge nella memoria: «Contrariamente a quanto si è sostenuto nel decreto di perquisizione e sequestro notificato al Dott. Luca Palamara il 30 maggio 2019, la presenza di soggetti, che godono dell’immunità di cui all'art. 68 Cost., era ampiamente prevedibile e non casuale. L’incontro del 9 maggio 2019 è stato, difatti, preceduto da una serie di telefonate tra il Dott. Palamara e l’On.le Ferri ove si è anche precisamente determinato il luogo dell'incontro». Dito puntato sugli investigatori: «Nonostante ciò la polizia giudiziaria, non è dato sapere se di concerto con il Pubblico Ministero, ha ritenuto di procedere comunque all’attivazione del microfono e, peraltro, di trascrivere integralmente il contenuto».

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