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Caos nei pronto soccorso, sprecati i 250 milioni per potenziarli

Le risorse erano state stanziate a maggio per creare gli spazi Covid. Pochi i lavori effettuati

di Marzio Bartoloni

Sis 118: ambulanze in fila per ore davanti agli ospedali

Le risorse erano state stanziate a maggio per creare gli spazi Covid. Pochi i lavori effettuati


3' di lettura

Come a marzo scorso spuntano le prime tende dell’esercito di fronte ai pronto soccorso. Ne sono state montate due all’ospedale di Rivoli in Piemonte per facilitare il triage e dividere meglio il flusso di pazienti Covid e non Covid. Intanto da giorni le piazzole antistanti le emergenze degli ospedali italiani si stanno riempendo di ambulanze in fila per ore: dentro i pazienti in attesa dell’esito di un tampone o che si liberi un letto per il ricovero.

All'ospedale Fatebenefratelli nel centro di Milano, che non è un hub per la cura del coronavirus, le ambulanze in fila per strada sono state oltre una decina. A bordo persone con varie patologie, non necessariamente malati di Covid. Insomma è il caos con un evidente effetto ingorgo di fronte ai pronto soccorso.

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Piano di potenziamento

Eppure questo caos poteva essere evitato. Come per il piano di potenziamento delle terapie intensive che poi ha accumulato più di un ritardo e per il quale sono stati stanziati 1,2 miliardi. Sempre con il decreto Rilancio del maggio scorso il Governo aveva messo sul piatto 250 milioni con cui le Regioni potevano ristrutturare i pronto soccorso in vista della seconda ondata. Fondi, questi, che dovevano servire in particolare «a consolidare - si legge nel comma 4 dell’articolo 4 del dl Rilancio - la separazione dei percorsi rendendola strutturale», ristrutturando i locali «con l'individuazione di distinte aree di permanenza per i pazienti sospetti Covid-19 o potenzialmente contagiosi, in attesa di diagnosi».

Ma a fonte di queste risorse di cantieri nei pronto soccorso degli ospedali questa estate se ne sono visti davvero pochi come conferma la Simeu, la Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza che rappresenta medici e infermieri impegnati nei pronto soccorso. «A noi risulta - avverte il presidente della Simeu Salvatore Manca - che quei soldi siano stati usati poco o meglio quasi per nulla. Ci sono stati interventi a macchia di leopardo in alcune regioni come nelle Marche, in Piemonte e nel Friuli mentre la Lombardia ha appena deliberato gli interventi. Dei progetti di massima sono stati presentati dalle Regioni al ministero della Salute ma non sappiamo con certezza se sono stati validati. Eppure quei fondi sarebbero stati cruciali per organizzare i pronto soccorso e aumentare le dotazioni e non trovarci invece praticamente come durante la prima ondata».

I progetti delle Regioni

In effetti i progetti delle Regioni per fare i lavori nei pronto soccorso sono arrivati questa estate al ministero della Salute, insieme a quelli per le terapie intensive, ma poi i cantieri non sono partiti. Il decreto Rilancio in particolare ha stanziato 192 milioni per ristrutturare pronto soccorso e Dea e 60 milioni per acquistare ambulanze di biocontenimento con personale specializzato.

Lo stesso decreto prevedeva la possibilità di attingere a 52 milioni per potenziare il personale delle emergenze. In una circolare del ministero della Salute si sottolineava l’esigenza di creare aree di pre-triage distinte; aree di attesa dedicate ai casi sospetti; ambulatori per positivi o potenzialmente contagiosi in attesa di diagnosi e infine aree dedicate a chi è in attesa del tampone. Oggi invece la stragrande maggioranza dei pronto soccorso ha riorganizzato le strutture che già aveva, ma gli spazi si stanno dimostrando insufficienti come dimostrano le lunghe file di ambulanze con il personale che è già in grande affanno.

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