fase 2

Caos regioni, chi vuole riaprire subito i confini e chi no. Boccia: ripartenza senza distinzioni

Si va dalle porte aperte della Liguria, alla Sicilia che resta chiusa almeno fino al 7 giugno. Venerdì 29 maggio saranno disponibili i dati del monitoraggio nazionale sulle regioni, ma il govero deciderà tra domenica e lunedì

di Andrea Gagliardi

Spostamenti tra Regioni, decisione non prima di giugno

Si va dalle porte aperte della Liguria, alla Sicilia che resta chiusa almeno fino al 7 giugno. Venerdì 29 maggio saranno disponibili i dati del monitoraggio nazionale sulle regioni, ma il govero deciderà tra domenica e lunedì


4' di lettura

La partita della riapertura dei confini regionali il 3 giugno, quando dopo oltre due mesi e mezzo dovrebbe essere di nuovo possibile, in base all’ultimo decreto legge del governo, spostarsi in tutta Italia, resta rebus che non verrà sciolto prima dell'inizio della settimana prossima. E intanto è già scoppiato lo scontro tra le Regioni del nord ovest, con il sindaco di Milano Giuseppe Sala in testa, e quelle del centrosud, preoccupate dal possibile liberi tutti e dall'arrivo indiscriminato di cittadini da territori dove la diffusione del virus è molto alta. Mentre il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ha avvisato: «Se tutte le regioni ripartono ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all'altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti».

Fontana, Zaia, Toti e Cirio tra gli «aperturisti»
Su tutto pesano i numeri. Con tre regioni sorvegliate: Lombardia, Piemonte e Liguria. Da quattro giorni, anche se con numeri ridotti, i contagi hanno ripreso a salire e ora sono il doppio di lunedì. Con il nord ovest che è la zona più esposta: La Lombardia ha da due giorni il 65% dei casi e da una settimana, mentre la percentuale di positivi su nuove persone testate è dello 0,5 nel resto d'Italia, in Liguria sale al 4,9%, in Lombardia al 3,8% e in Piemonte al 2,5%. Ma il governatore Attilio Fontana si dice ottimista: «Sono convinto - ha detto - che dal 3 giugno i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia, spiegando che i dati sono «tutti positivi e in miglioramento». Fiduciosoil governatore del Piemonte Alberto Cirio: «A oggi il nostro monitoraggio quotidiano non ci segnala particolari criticità - ha detto Cirio - quindi attendiamo fiduciosi che il 3 giugno possa essere la data per la riapertura dei confini». Tra gli «aperturisti» anche il presidente del veneto Luca Zaia: «Spero che si possa viaggiare dal 3 giugno - ha detto -. Ormai ci sono le condizioni epidemiologiche e la situazione sanitaria è tranquilla, io tifo perché tutte le regioni possano aprire e ci sia libera circolazione».

Lo scontro sul passaporto sanitario
Mentre il governatore ligure Giovanni Toti apre le braccia a piemontesi e lombardi, il suo omologo della Sardegna, Christian Solinas ribadisce che per entrare nella sua Regione servirà il “passaporto sanitario” ovvero un certificato che garantisca la negatività al Covid. Un’ipotesi bocciata dal ninistro per gli Affari regionali Francesco Boccia («è contro la Costituzione») ma rilanciata dal governatore della Sicilia, Nello Musumeci, che ad ogni modo ha firmato una ordinanza che prevede di riaprire i confini regionali non prima del 7 giugno per verificare i dati dei contagi. A loro si è aggiunto anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris secondo cui al momento «non ci sono le condizioni per consentire liberamente uno spostamento dalla Lombardia e dal Piemonte». Mentre la presidente delle Calabria Jole Santelli ha chiesto al governo di adottare “precauzioni” per chi esce da quelle Regioni dove il contagio è più alto.

Posizioni inconciliabili
La proposta del passaporto sanitario è criticata dal sindaco di Milano Giuseppe Sala («ce ne ricorderemo»). Sulla stessa linea il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ( «quella dei passaporti sanitari è una scelta inattuabile») e Giovanni Toti che dopo averne esaltato l'inutilità nei giorni scorsi li ha definiti «burocrazia in più che piomba sul turismo». Posizioni apparentemente inconciliabili, con il governo che dovrà mediare, tentando di trovare una linea comune.

Venerdì 29 maggio i primi dati del monitoraggio
Fonti di governo ribadiscono che almeno fino a domenica non verrà presa alcuna decisione: venerdì 29 saranno disponibili i dati del monitoraggio nazionale sulle regioni relativo alle aperture del 18 maggio, ma gli esperti hanno chiesto ulteriori 24-36 ore per poter valutare anche i numeri relativi al weekend scorso, quello delle immagini della movida. Tra domenica e lunedì si deciderà, con la possibilità concreta che - nel caso in cui venissero individuati nuovi focolai - possano scattare delle zone rosse ad hoc per evitare la diffusione del coronavirus.

Frontiere aperte dal 3 giugno
Un'altra ipotesi su cui si sta ragionando è quella di lasciar cadere i divieti disponendo però la quarantena obbligatoria per chi si sposta da una regione all'altra. Un escamotage che servirebbe a stoppare movimenti di massa ma che è altamente improbabile: dal 3 giugno sarà infatti possibile venire in Italia, senza quarantena, per tutti coloro che risiedono nell'area Schengen e in Gran Bretagna. Sarebbe impensabile consentire a loro di circolare liberamente mentre gli italiani dovrebbero rimanere in isolamento per 14 giorni. Quel che è certo, ribadiscono fonti di governo, è che la decisione che verrà presa varrà per tutti. Se qualche governatore dovesse fare un passo più lungo, con ordinanze restrittive rispetto alle scelte dell'esecutivo, scatterà l'impugnazione.

Cartabellotta (Gimbe): «Non riaprite Lombardia, Liguria e Piemonte»
In vista anche delle “pagelle” che il comitato tecnico-scientifico comunicherà venerdì 29 maggio sul rispetto di 21 indicatori di monitoraggio, dalla Fondazione Gimbe arriva un altolà a tre Regioni: Lombardia, Liguria e Piemonte non sono pronte per la riapertura totale in agenda dal 3 giugno. «La nostra analisi sul periodo post riaperture - spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - dimostra che hanno la più alta percentuale di tamponi diagnostici positivi la Lombardia (6%), la Liguria (5,8%) e il Piemonte (3,8%). Al tempo stesso queste Regioni presentano anche il maggiore incremento di nuovi casi e una limitata attitudine a eseguire i tamponi. È plausibile che aumentando il numero di tamponi i positivi trovati crescerebbero ancora». La soluzione più ragionevole, suggerisce Cartabellotta, sarebbe «mantenere le limitazioni solo nelle tre Regioni più a rischio consentendo magari la mobilità tra di esse».


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti