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Caos sullo Spid: per ora rimane e il governo prende tempo

L’ipotesi della carta d’identità elettronica come unico accesso ai servizi della Pa. Ma l’annuncio del sottosegretario Butti divide la maggioranza e innesca lo scontro con l’opposizione

di Manuela Perrone

Spid, Calderone: “Non serve soffermarsi sul singolo servizio, ma dare una garanzia al cittadino”

3' di lettura

Nessun addio allo Spid, almeno nell’immediato. Il Governo avvierà invece una «valutazione concordata con tutti gli stakeholder», istituzionali e non, sulla razionalizzazione delle identità digitali, con l’obiettivo di verificare la fattibilità a lungo termine di un’unica identità digitale, nazionale e gestita dallo Stato. Dalla presidenza del Consiglio si prova a chiarire (e a frenare) la direzione di marcia dopo le dichiarazioni al decennale di Fdi del sottosegretario con delega all’Innovazione, Alessio Butti, sulla volontà di «spegnere» lo Spid. L’idea, cara al partito della premier Giorgia Meloni, è realizzare un percorso - che si precisa «lungo e da condividere» - in quattro tappe, di «transizione negoziata» per fare della Carta d’identità elettronica il solo strumento di accesso ai servizi online della Pubblica amministrazione.

Disaccordo delle opposizioni e freddezza nella maggioranza

Ma le affermazioni di Butti sono state accolte con ostilità dall’opposizione («Basta alle scelte contro i cittadini, viva la modernità», hanno commentato Matteo Renzi e Marianna Madia) e con freddezza anche da una parte della maggioranza. Il capogruppo di Fi alla Camera, Alessandro Cattaneo, ha voluto rassicurare: «Lo Spid semplifica la vita dei cittadini. Non verrà cancellato, ma stiamo cercando il modo di risolvere alcune criticità. Ci sono categorie, come gli anziani, che incontrano difficoltà nell’utilizzarlo». Proprio per consentire ai cittadini di delegare più facilmente i familiari, l’Inps offre il servizio “Delega Spid”.

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Si è smarcato da Butti il governatore della Liguria, Giovanni Toti: «Spid si può semplificare, ma abolirlo mi sembra un passo indietro». «Spegnerlo sarebbe un errore», ha avvertito l’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano.

La storia dello Spid

Sono anni che Spid, nato nel 2013 e implementato da Agid (Agenzia per l’Italia digitale) fino al debutto nel 2016, è nel mirino di Fdi. Nel febbraio 2020, da deputato, Butti aveva firmato un ordine del giorno al Milleproroghe che impegnava il Governo a lavorare per uno «Spid di Stato», con il Viminale come identity provider unico e con l’erogazione dell’identità digitale non più affidata a gestori privati, ma solo ad aziende pubbliche come Poste. La richiesta era indirizzata all’allora ministra dell’Innovazione del Conte 2, Paola Pisano. Già a quei tempi si provò a ragionare su una convergenza con la Cie, ma non se ne fece nulla. Poi sono arrivate la pandemia, la pioggia di bonus richiedibili online e la spinta in era Draghi-Colao all’aumento delle identità digitali, inserito nel Pnrr come obiettivo. Con risultati eccellenti, perché sono già stati superati i target al 2024: oggi sono 33,32 milioni gli italiani con Spid (+5,87 milioni da fine 2021), 12.591 gli enti aderenti(+33,7% da inizio 2022) e 950,6 milioni gli accessi ai servizi (+66% da gennaio). Era però logico aspettarsi che Fdi non avrebbe abbandonato la bandiera dell’identità digitale «nazionale», sventolata contro la caratteristica principale di Spid: la presenza di un elenco di dieci gestori accreditati (Tim, Poste italiane, TeamSystem, Intesa, InfoCert, SpidItalia, Lepida, Namirial, Aruba e Sielte) che forniscono le identità e gestiscono l’autenticazione degli utenti.

Le differenze con la Carta d’identità elettronica

Molti sono i siti che consentono l’accesso ai servizi tramite sia Spid sia Cie. La differenza è che la Carta d’identità elettronica, posseduta da 31 milioni di italiani, è un documento di identità non dematerializzato, prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e rilasciato dal ministero dell’Interno, dotato di un microchip dove sono memorizzati i dati personali e biometrici del titolare e le informazioni che ne consentono l’identificazione online. I dati contenuti nella Cie, tranne le impronte, possono essere letti con un pc a cui è collegato un lettore di smartcard o con uno smartphone dotato di interfaccia Nfc (near field communication). Questo meccanismo rende più complesso l’uso della Cie ma più elevato il suo livello di sicurezza, elemento che potrebbe rivelarsi determinante in futuro ai sensi del cantiere aperto in Europa, dove si studia un digital identity wallet in cui inserire tutte le credenziali dei cittadini Ue. Anche per questo Butti ha parlato di una migrazione da Spid a Cie da gestire a livello europeo. E ha promesso come primo step la semplificazione della Cie per permetterne il rilascio da remoto, a costo zero (oggi costa 16,79 euro) e in 24 ore. Quello sì un goal su cui nessuno avrebbe da ridire. A cominciare dai cittadini.

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