il caso a cosenza

Caos tamponi in Calabria tra ritardi e test lasciati in frigo

Sono almeno 500 i tamponi congelati in alcuni frigo del 118 di Serra Spiga, alle porte di Cosenza

di Donata Marrazzo

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(ANSA)

Sono almeno 500 i tamponi congelati in alcuni frigo del 118 di Serra Spiga, alle porte di Cosenza


3' di lettura

In quanto tempo vengono processati i tamponi effettuati in Calabria? Come vengono calcolati quotidianamente i contagi da Coronavirus? Il dubbio sorge di fronte a circa 500 tamponi congelati in alcuni frigo del 118 di Serra Spiga, alle porte di Cosenza. Li abbiamo visti entrando questa mattina nei locali della Asp, al cui interno oltre al frigorifero medicale ce n'erano due portatili, uno dei quali appena caricato su un'ambulanza con 250 tamponi, in partenza per un laboratorio di Cosenza.

Il direttore della centrale operativa Riccardo Borselli ha dichiarato che «i tamponi rimasti in magazzino sono all'incirca 300. Saranno tutti processati nelle prossime ore nei laboratori di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria».

La denuncia in un whatsapp audio
In un whatapp audio, un'operatrice del 118 (della quale alcuni colleghi dicono di conoscere l'identità, ma tacciono per paura di ritorsioni) ha denunciato invece che i tamponi eseguiti sulle persone rientrate da fuori regione non vengono analizzati. Solo quelli effettuati il primo giorno (ovvero il 4 maggio) sarebbero stati spediti a Napoli per essere processati. Gli altri sarebbero rimasti a Serra Spiga, forse in attesa dei reagenti che scarseggiano.
Il deputato Francesco Sapia (M5S) ha presentato un esposto alla Procura, chiedendo indagini immediate. «Si tratterebbe di un fatto gravissimo, che metterebbe a rischio la popolazione residente in Calabria e dovrebbe obbligare a rivedere le misure di contenimento a tutela della salute, che nella fattispecie sarebbero fondate su dati non conformi alla realtà». Sapia attende chiarimenti dalla governatrice Jole Santelli. Il commissario della Asp Giuseppe Zuccatelli minimizza: «La conservazione dei tamponi è necessaria per carenza di reagenti e mancanza di laboratori. Entro cinque giorni vengono processati tutti», dichiara. Intanto, su ordine della Procura di Cosenza la Polizia ha eseguito un sopralluogo.

Belcastro, «Nessun inghippo sui tamponi»
Antonio Belcastro, direttore generale del dipartimento per la Tutela della salute, chiarisce i fatti: «Abbiamo ancora 1500 tamponi da processare, e questo a causa dei numerosi rientri. Non c'è nessun inghippo, anche rispetto ai reagenti. Non ne abbiamo molti ma tutti quelli che servono a non interrompere il servizio. I laboratori di microbiologia accreditati dalla Regione stanno processando quotidianamente circa 1.300 tamponi, con una media di 10.000 a settimana. Finora ne risultano processati oltre 45.000». Belcastro ammette «qualche ritardo» nelle risposte, ma spiega che «non c'è alcun problema per il deterioramento dei prelievi, che durano fino a 5 giorni a una temperatura di 4 gradi, di più a -70. La comunicazione degli esisti, inoltre, segue una trafila complessa, dal laboratorio al dipartimento per la prevenzione, fino al sindaco».
A seguito della diffusione del messaggio audio, il dirigente ha presentato un esposto all'autorità giudiziaria per verificare eventuali ipotesi di reato, a partire dal procurato allarme. «Si tratta di notizie false e tendenziose, manifestamente infondate e tese a denigrare l'immagine di una regione che, invece, ha risposto brillantemente all'emergenza coronavirus», scrive in un documento.

La Cgil invoca l’intervento di Arcuri
Ma intorno alla registrazione sui tamponi congelati monta comunque il caso. Il segretario di Cgil Calabria Angelo Sposato invoca l’intervento di Domenico Arcuri: «Nei giorni scorsi avevamo chiesto chiarimenti sul perché in Calabria ci fosse la media più bassa dei tamponi eseguiti e perché i tamponi venivano processati fuori regione. Oggi, se fosse vera la notizia delle centinaia di tamponi non processati, sarebbe un fatto di una gravità estrema. La Presidente della Regione, responsabile emergenza Covid-19 in Calabria, ed il Commissario ad acta alla sanità devono fare immediatamente chiarezza e dire la verità ai cittadini. Sarebbe necessario l'intervento del Commissario nazionale all'emergenza Covid-19, dott. Arcuri per avere i riscontri necessari sulle responsabilità».

«Calabria regione a rischio basso»
«Il Coronavirus non si può nascondere – afferma Belcastro - è un dato di fatto che reparti ospedalieri e terapie intensive in Calabria si siano quasi svuotati e che siano in diminuzione gli isolamenti domiciliari. Siamo una regione a rischio basso, e non lo diciamo noi ma gli indicatori del ministero della Sanità».
Intanto, molti fra quelli rientrati dal Nord aspettano ancora gli esiti dei tamponi, come due studentesse rientrate in treno da Bologna il 4 maggio e scese alla stazione di Paola. «I numeri telefonici della Regione e quelli delle Asp di competenza suonano a vuoto», raccontano i genitori. Fortunatamente le due ragazze stanno bene e stanno rispettando la quarantena.

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