Gli atti

Toghe, i messaggi di Lotti contro Ermini. Il Colle indice elezioni suppletive al Csm

di Ivan Cimmarusti


Castelpulci, Mattarella alla Scuola superiore della Magistratura

4' di lettura

Operavano all’ombra del Consiglio superiore della magistratura, influendo direttamente sulle decisioni della Quinta commissione, quella che delibera gli incarichi direttivi e semidirettivi. Erano pronti a tutto - secondo il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio - come creare «dossier» per screditare i magistrati scomodi, influire sull’attività amministrativa del Csm e lanciare messaggi intimidatori, come quello che il parlamentare Dem Luca Lotti intendeva mandare al vice presidente dell’organo di autogoverno della magistratura, David Ermini.

Il Colle: indette elezioni suppletive per i pm dimissionari al Csm
Il presidente Sergio Mattarella ha scelto di indire le supplettive a ottobre perchè la richiesta di scioglimento anticipato del Csm contrasterebbe con la necessità
di cambiare le procedure elettorali da più parti richieste. Lo sottolineano fonti qualificate del Quirinale. Si tratta di eleggere due pm per sostituire Luigi Spina e Antonio Lepre, che si sono dimessi. I posti riservati al Csm ai pubblici ministeri sono quattro. E alle elezioni dell’anno scorso per il rinnovo dell’intero Consiglio superiore si erano presentati giusto quattro candidati: di qui l’esigenza delle suppletive per la sostituzione dei due consiglieri. Il discorso è diverso per i
giudici: in questa quota le candidature erano più numerose dei seggi disponibili. Così esiste un bacino di non eletti al quale attingere per sostituire i consiglieri dimissionari. Al posto di Gianluigi Morlini, da oggi tornato a fare il giudice a Reggio Emilia, entrerà Giuseppe Marra. Con la conseguenza che cambiano i rapporti di forza all'interno del Csm. Con l'uscita di Morlini Unicost perde un consigliere a vantaggio di Autonomia e Indipendenza, la corrente a cui appartiene Marra e che ha come punto di riferimento Piercamillo Davigo

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L’atto d’accusa del pg della Cassazione
È l’atto d’accusa del procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio a svelare retroscena agghiaccianti sul ruolo dei magistrati Luca Palamara e Luigi Spina che, d’accordo con Lotti e Cosimo Ferri, erano intenti a manipolare le decisioni dei consiglieri del Csm e, in un secondo momento, del Plenum. Sotto procedimento disciplinare sono finiti gli ex consiglieri Gianluigi Morlini (ex presidente della Quinta commissione), Antonio Lepre e gli autosospesi Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli. I magistrati – è l’ipotesi – il 9 maggio 2019 hanno partecipato a un incontro notturno assieme a Palamara, Spina, Lotti e Ferri, per discutere della nomina del procuratore di Roma, cui puntavano il procuratore generale di Firenze Marcello Viola, il procuratore di Palermo Franco Lo Voi e il procuratore Firenze Giuseppe Creazzo.

Ostacolare il procuratore Giuseppe Creazzo
Promotori dell’incontro sono Ferri e Palamara. «Emerge una strategia di danneggiamento del dottor Creazzo anche correlata alla aspirazione del predetto magistrato di ricoprire l’incarico direttivo» a Roma. Ed è in quell’incontro che si decide di «toglierlo dai coglioni».
Palamara: «Se lo mandi a Reggio (Creazzo, ndr), liberi Firenze (dove il magistrato è procuratore generale, ndr)».
Lotti: «Se quello di Reggio (il procuratore, ndr) va a Torino è evidente che quel posto è libero e quando lui (Creazzo, ndr) capisce che non c’è più posto per Roma fa domanda».
Non solo. Secondo Fuzio il gruppo voleva sfruttare un procedimento per infangare Creazzo. Il particolare emerge da una intercettazione di Palamara, il quale parla di un soggetto che «ha raccolto tutte queste cose in un dossier tutte le cose che non andavano su questa inchiesta e su Creazzo».

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Sostenere Viola: pressioni sulla segretaria del Csm
Nel medesimo incontro tutti i partecipanti discutono animatamente su come sostenere la candidatura di Marcello Viola. Il pg spiega che si stavano accordando «affinché il profilo professionale del candidato sostenuto dai consiglieri presenti alla riunione fosse, ai fine della nomina stessa, il migliore».
Uomo (con accento settentrionale): «Ma Viola chi lo fa?», riferendosi alla segretaria incaricata di fare il profilo.
Palamara: «Corrado (Cartoni, ndr) chiamala».
Cartoni: «Ci devo parlare con la (nome omissato)».
Palamara: «Lei poveraccia ha paura su questo…ma tu su Viola se glielo autorizzi glielo dico io…cioè le dico di venire a parlare con te».
Uomo (con accento settentrionale): Diglielo direttamente tu, dille che faccia un bel profilo».
Palamara: «Il rapporto devi averlo tu, non devo comparire».

«Emerge una strategia di danneggiamento del dottor Creazzo anche correlata alla aspirazione del predetto magistrato di ricoprire l’incarico direttivo a Roma»

«Il messaggio forte» a Ermini
Nella riunione notturna del 9 maggio scorso non si parlò solo del successore di Giuseppe Pignatone come capo della procura di Roma ma anche di David Ermini, vicepresidente a Palazzo dei Marescialli. È quanto emerge dall’atto del pg Riccardo Fuzio. Nel documento vengono riportati alcuni stralci della conversazione (intercettata) che si tenne quella sera tra i vari protagonisti della vicenda. Corrado (identificato come il togato Corrado Cartoni, componente della Disciplinare): «ho problemi anche al disciplinare, ho problemi con Ermini». Palamara: «eh appunto, fammi capì questo». Lotti: «eh ragazzi, queste vanno affrontate...queste cose». Corrado: «io ci ho litigato con Ermini...Luca». Ferri: «si è svegliato Corrado (ride)». A questo punto - si legge nell’atto del pg Fuzio - i presenti scherzano su Ermini. Palamara: «e allora?». Corrado: «digli qualcosa, si deve sveglià». Ferri: «lo mette sempre in minoranza...raccontagli». Lotti: «Corrà... te che non c’eri all’inizio ma Ermini non è che (omissis)». Corrado: «va bene se stamo per capì». Lotti: «però qualche messaggio gli va dato forte». Corrado: «digli qualcosa... io ho un ottimo rapporto però ti fa proprio innervosire, ti fa uscire dai gangheri che delle cose... (omissis)». Corrado: «sentito che è successo oggi?». Ferri: «sì diglielo dai». A questo punto dopo una frase omissata, Lotti risponde: «questo non va bene però», e Palamara: «non va bene no» e ancora il deputato Pd (che rischia il processo per caso Consip, ndr): »mica me l'avevate detto questo».

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